Dal Festival Teatri in Città al cambiamento. Intervista con Nicoleugenia Prezzavento | di Isabella Moroni
di Isabella Moroni
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Nel panorama millenario delle migrazioni umane la Sicilia, in quella curiosa teoria di paradossi che compongono la sua identità, vive da lungo tempo ormai in una sorta di regime di “partita doppia”: terra promessa, nel corso dei secoli, per civiltà mediterranee e non, ma anche teatro di infinite “spartenze” da certezze ed affetti verso altre terre promesse, all’inseguimento della speranza di avere qualcosa di più.
E’ questo il filo conduttore di teatri in città edizione 2009, festival di teatro contemporaneo che non finisce nel suo manifestarsi, ma va oltre, guardando alla contemporaneità come luogo di cambiamento, ma soprattutto incubatore di cifre stilistiche innovative e originali.
Parliamo di questo e dialtrocon Nicoleugenia Prezzavento, direttore artistico, insieme a Fabio Navarra del festival.
Teatri in città anno quindicesimo . Ci racconti la storia di questo Festival, le motivazioni, i sogni, le scoperte e le realizzazioni che lo hanno caratterizzato?
Raccontare quindici anni in poche righe non è impresa da poco, ma proviamo a vedere che sorta di abstract ne viene fuori‚Ķ Motivazioni e sogni: alla base di tutto c’è sempre stato e continua ad esserci un desiderio di comunicazione e condivisione di passioni, ossessioni ed esperienze, sia con gli artisti che negli anni si sono succeduti sia con il pubblico che ha partecipato al festival non solo durante gli spettacoli ma anche, e specialmente, in tutti quei momenti di convivialità nel “prima, dopo e durante”.
Scoperte e realizzazioni: sopra ogni cosa, l’aver riconsegnato alla comunità luoghi ed occasioni di confronto e socialità, nonché possibilità di accesso ed incontro con linguaggi e realtà artistiche le più diverse tra loro.
Perché la scelta di dedicare questa edizione alla Sicilia, terra tanto antica quanto contemporanea nelle sue leggende e nei suoi problemi?
La risposta è già insita nella domanda: da bravi Siciliani, abbiamo questa perversione di ritenere che la Sicilia sia specchio, cartina di tornasole e Stele di Rosetta dell’evoluzione e dei travagli dell’umanità.
Facezie a parte, questa è già la seconda edizione di Teatri in Città che dedichiamo al “continente Isola”: la prima, quella del 2008, è stata una piccola esplorazione sul rapporto fra la “sicilianità” ed il mutamento; quest’anno, complici anche contingenze di cronaca ed il clima complessivo sempre meno sostenibile che caratterizza l’attuale momento storico, abbiamo scelto di puntare lo “specchio” Sicilia su migranti e migrazioni da e per, in e out, centrifughe e centripete‚Ķ
Ci puoi illustrare gli spettacoli clou di questa edizione ed i loro ideatori?
In tutta onestà siamo assai contenti del programma nel suo complesso. Non parlerei tanto di eventi “clou” ma, ad esempio, abbiamo molta curiosità nei confronti dello spettacolo di Tino Caspanello (fondatore e regista del teatro Pubblico Incanto, a cui ci lega pluriennale amicizia ed una sorta di “gemellarità” professionale) che presentiamo in prima assoluta, ed ospitiamo con grande piacere un giovane attore/autore palermitano – Giacomo Guarnieri – di recente vincitore del premio E.M. Salerno per la Drammaturgia con un lavoro molto originale sulla tragedia di Marcinelle.
La Sicilia sembra essere diventata la culla di una nuova rabbia e di una necessità di saperi e di coscienza artistica: musica, teatro, danza sono in fermento. Parte da qui il cambiamento?
Dovunque vi sia massa critica si innescano cambiamenti e, nonostante il rapporto fra la Sicilia ed il cambiamento sia sempre stato intrinsecamente contraddittorio e conflittuale, questa è una terra in perenne stato di massa critica‚Ķ
Esiste realmente una drammaturgia contemporanea, intesa come una drammaturgia che affronta tematiche contemporanee? Quali sono le sue proposte e con che tipo di linguaggi?
A livello “planetario” esiste sicuramente. Ed anche in Italia, sebbene la realtà teatrale nostrana tenda a soffrire -su tutti i livelli – di un certo provincialismo, ci sono autori che sono riusciti a trovare cifre originali per le loro necessità espressive. Su due piedi vengono in mente gli sguardi iperrealistici, viscerali e deformanti di Pippo Delbono ed Emma Dante; o anche il TPO, che con l’invenzione del Children Cheering Carpet ha saputo ridefinire il teatro per ragazzi esaltandone le caratteristiche di interattività, poesia e multisensorialità attraverso un uso geniale ed emotivo delle nuove tecnologie; o lo stesso Tino Caspanello, che all’interno di un impianto drammaturgico apparentemente “tradizionale” è capace di evocare atmosfere rarefatte di grande minimalismo e poesia grazie anche ad un uso del dialetto ben lontano dal “folklorismo” di maniera.
Come molti altri “invisibili” e indipendenti, Nave Argo soffre dell’assenza del supporto delle Istituzioni. Anche quelle locali che pure dovrebbero incentivare la cultura del territorio.
Sia per lo spazio teatrale del Teatro Vitaliano Brancati, sia per i luoghi del Festival, siete da alcuni anni in lotta per il riconoscimento della vostra attività.
Come ti spieghi questa latitanza delle Istituzioni, ci sono motivazioni politiche o è semplice ignoranza culturale?
Questo è un interrogativo su cui ci arrovelliamo anche noi ormai da diversi anni. Le uniche conclusioni a cui possiamo giungere sono che si tratti di una convergenza tutt’altro che virtuosa dei due fattori.
Da un lato, probabilmente, quella che da parte nostra è sempre stata intesa come un’azione di confronto e stimolo, dalle Istituzioni è vissuta come una scocciatura, una spina nel fianco o addirittura aperta provocazione; dall’altro lato assistiamo ad uno scollamento scoraggiante tra le competenze ed interessi reali degli amministratori rispetto a ciò che dovrebbero amministrare‚Ķ scollamento assai deleterio e stridente laddove si tratti di beni e servizi culturali.
Restando in argomento, il problema dei tagli al sostegno economico alle attività culturali sta diventando globale, dicci tre motivi per cui il FUS è necessario.
1)Perché il patrimonio artistico e culturale è uno degli elementi fondanti dell’unicità Italiana nonché probabilmente fra i pochissimi fattori propulsivi su cui un rilancio dell’immagine e dell’economia di questo paese dovrebbe puntare .
2)Perché non esiste al mondo paese civile, a parte il nostro, in cui le arti e la cultura non siano vissute come capitale su cui investire piuttosto che parenti scomodi da mantenere tramite assistenzialismo.
3)Perché più chiare sono le regole in fatto di accesso a fondi, finanziamenti e cooperazioni, meglio è per tutti.
Ma non credi che finora sia stato usato con una forte identità clientelare?
Assolutamente sì; ergo, la necessità di regole chiare e senza spazi di manovra per chi fa del “trovare l’inganno “nelle leggi la propria ragion d’essere.
Se ti capitasse l’ingrato compito di Ministro della Cultura cosa privilegereste?
La fuga all’estero‚Ķ?
In alternativa, probabilmente cercheremmo di privilegiare tutte quelle realtà che, a qualunque livello, operano in sinergia reale con il proprio territorio creando occasioni di socialità, confronto ed arricchimento anche materiale, giacché un alto livello della qualità di vita è quasi sempre grande magnete e traino di crescita economica.
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gran bell’affresco vasuneddi