di

Francis Bacon

Le forme le perdi più facilmente nell’oscurità.

3 commenti

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  • La forma è oggetto di oscuramento e messa all’indice dal dopoguerra.Oggi è un luogo comune nel mondo dell’arte e nell’idea stessa di opera considerare la cura dell’aspetto formale obsoleto ( se non per la deriva da design che l’ha sostituito ).Per questo gran parte delle opere d’arte prodotte attualmente, finita l’attualità dei loro contenuti, che sono sempre extraformali, diventano degli oggetti da rottamare e spesso piuttosto ingombranti. Allora la frase ( il consiglio tecnico?) di Bacon, potrebbe essere inteso come metodo nel quale la creazione di una forma deve agire in uno spazio metaforico e umbratile, permettendo dell’opera di essere creatrice di contenuti inediti piuttosto che catering didascalico del politicamente corretto. Personalmente mi sento molto vicino a questa frase, che non conoscevo, perchè da pittore sempre più vedo nell’ attenuazione della luce una riscossa del vedere.

  • La frase di Bacon è banale. Succede a tutti di perdere la forma con l’intensificarsi dell’oscurità, fino a non vederla più del tutto. La ri-identificazione della forma nel buio può avvenire col tatto. Gli “scuri” di Caravaggio hanno altro scopo e significato: esaltare la luce, l’intervento di un elemento esterno all’uomo per creare e dare la bellezza, far risaltare il disegno e la pittura. La luce ha mille significati simbolici, per il filosofo, il fisico, il metafisico, il mistico, ecc…ecc.. . Così l’oscurità e il poco chiaro (anch’essi nei signicati reconditi) sono elementi che “chiamano” la luce, l’energia vitale.
    Se “le forme le perdi più facilmente nell’oscurità” , come di Bacon, non significa che ciò sia un precetto per dipingere con valore estetico e artistico. Non credo che con TALE frase Bacon volesse intendere ciò che s’intende facilmente come “non bisogno di luce per fare arte pittorica”. La distruzione della forma, o la deformazione, è sempre un atto “provvisorio” di un dolore esistenziale, del male di essere. Non può che essere un accadimento provvisorio, temporaneo, anche nell’arte. Infatti, per poter interpretare un fatto-accadimento-espressione del genere “lavorare nell’ombra, nell’oscurità”, si richiede poi a noi, direttamente o indirettamente, di ri-portare con la ragione ad un senso-significato ciò che è avvenuto, ciò che ci viene presentato e comunicato, ad un perché si è avuta una tale espressione.Altrimenti si entra in una anarchia di linguaggi e di comunicazione che si affaccia sul NULLA, in una “ANOMIA DELL’ARTE CHE ENTRA NELLA CLINICA”.
    Il binomio luce-buio fa parte degli infiniti dualismi delle manifestazioni della natura e dei comportamenti umani, dei sentimenti di tutti noi (la notte e il giorno, l’amore e l’odio, sole e luna, animo e anima, ecc..). Nulla di nuovo sotto il sole.

La frase della settimana…

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