Una meditazione autoriflessiva sulla dimensione dell’arte, sulla sua immortale classicità e sulla sua prospettiva senza punto di fuga. Attraverso la fotografia, il collage, il calco in gesso e il disegno, l’intento è quello di indagare, con grande rigore concettuale, la natura tautologica e nello stesso tempo metafisica della pratica artistica. La designazione di Arte Concettuale per Giulio Paolini è apertura verso forme artistiche che non possono essere giudicate e comprese sulla base di creazioni concrete e manifeste, ma che si basano su processi intellettivi e strutturali che giungono ad un livello tale da avvicinare la dimensione estetica a quella filosofica. La sua ricerca artistica ha spesso l’obiettivo di analizzare i concetti di spazio/tempo, alterando le percezioni del fruitore. Già nel 1967, in Giovane che guarda Lorenzo Lotto è evidente il perseguimento delle questioni teoriche, sin dalla didascalia che accompagna l’opera Ricostruzione nello spazio e nel tempo del punto occupato dall’autore (1505) e (ora) dallo spettatore del quadro.


Fino al 18 gennaio 2010 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si trasforma in un laboratorio temporale. L¬¥Ora X (Né prima né dopo), installazione di Giulio Paolini, invade il seicentesco salone della Meridiana, luogo costitutivamente illuminista, dedito all’astronomia e alla speculazione sul tempo. Tra le opere in esposizione, Tre per tre (Ognuno è l¬¥altro e nessuno), opera realizzata nel 1999 e ripensata per questo ambiente con il quale si confronta e si rapporta, definendo scenograficamente lo spazio occupato dal disegno della meridiana sul pavimento. Al suo interno altre tre opere: Alfa (Un autore senza nome), Omega (Il corpo dell¬¥opera) e Capogiro (Lo sguardo dello spettatore), concepite tra il 2004 e quest¬¥anno. Il terzo personaggio è lo spettatore intangibile, Capogiro, che chiude questo circuito virtuoso che mette in scena i protagonisti del fare arte. Esso è corpo incorporeo: “I quadri e le statue restano al loro posto – spiega Paolini – immobili e indifferenti alla figura di un ospite inatteso e forse inopportuno. Lui perde l¬¥equilibrio e, così capovolto, volge lo sguardo altrove”. Complementare a tale impalcatura artistica teatralizzante è il vuoto a cui di fatto questa messinscena teatrale fa riferimento, definito da Paolini come “un vuoto che allude a un pieno incalcolabile, indeterminato, dettato dall’inesauribile susseguirsi delle diverse esperienze che danno vita all’avventura dell’arte”. Infine, altre otto opere che sono proposte attraverso proiezioni a ciclo continuo su lastre trasparenti disposte su cavalletti in legno. In tutto dodici emblematici capolavori concettuali, numero che simboleggia le ore di un giorno, tutte possibili ore X.
La mostra è a cura di Anna Mattirolo. Con questa importante esposizione la Soprintendenza intende riprendere quel ricco dialogo con l’arte contemporanea al Museo Archeologico con le mostre degli Annali delle Arti, curate da Achille Bonito Oliva e ospitate nelle sale del piano terra del Museo.
MANN – MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE, Piazza Museo Nazionale 19, Napoli. orari: dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedì. Contatti:+39 081440166 , +39 081440013 (fax).


Emiliana Mellone dopo la laurea di primo livello in Cultura e Amministrazione dei BB.CC presso l’università di Napoli Federico II, nel redigere la tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, collabora al progetto “EuroMediterraneo. Sviluppo e promozione delle attività artistiche e museali nei paesi del Mediterraneo - diretto alla formazione di un network teso a valorizzare la rete di gallerie d’arte contemporanea campane - e continua i suoi studi con un biennio specialistico in Organizzazione e Gestione del Patrimionio Culturale ed Ambientale. Consegue la Laurea Specialistica con una tesi in Marketing degli Eventi Culturali e contemporaneamente svolge alcune esperienze trasversali nel settore della comunicazione e dell'ufficio stampa. Partecipa a numerosi seminari tematici in Storia e critica dell’Arte organizzati presso i musei napoletani MADRE e PAN. Attualmente collabora con la galleria T293 di Napoli.
non c’è che dire se non confermare che Paolini è stato e resta un grande, capace di sperimentare e ribadire una lunga importante ricerca: seria approfondita onesta e lontana anni luce da quell’insostenibile glamour che ha fatto palta che ricopre tanti altri colleghi (purtroppo) anche molto del sistema dell’arte.
Anche questa volta citazione, duplicazione e frammentazione ritornano, impiegati come espedienti per inscenare la distanza rispetto a un modello compiuto e per fare dell’opera un “teatro dell’evocazione”.
Interessante!!!