approfondimenti | 20 dicembre 2009 | 610 lettori condividi su: Facebook Twitter

URS Lüthi al MACRO | intervista (rara) all’artista (e prossima conversazione con Luca Massimo Barbero) | di Laura Traversi

di Laura Traversi

Urs Lüthi non concede (quasi) mai interviste. Mentre mi aggiravo tra le sue foto in mostra al MACRO di Roma (sede di Via Reggio Emilia), cartella stampa in mano, alla ricerca di emozioni, ho cominciato a trovarle nelle sue famose serie di scatti e nel dialogo su cui è basata buona parte del catalogo. Pochi saggi critici, soprattutto un lungo racconto in chiave biografica tra l’artista e Christoph Lichtin. Intorno, nel Museo, tra i consueti addetti e le tante presenze, davanti agli ascensori, ecco lui, Urs, solo:

Laura Traversi) La situazione italiana rispetto a quella estera. A grandi linee, cosa ti senti di dire?

Urs Lüthi) E’ difficile da dire quando l’arte di cui si parla è quella contemporanea. E’ diventata qualcosa di mondiale, ma in fondo è un mondo piccolo. Come molto della vita di oggi, lo è perchè c’é Internet e questo la fa ancora più piccola.

In Italia c’é forse un aspetto, come si può dire…: l’italiano ama l’arte, ogni persona ha un rispetto per l’arte. Quando sono in Italia, mi dicono sempre: Maestro, come va? Capisci? In Germania si è trattati più come dei ladri [ride], quando si è degli artisti. Il rispetto per l’artista è totalmente diverso in Italia. Forse è una cosa che dipende dalla storia e dalla cultura antica che c’è qui, è un rispetto profondo, profondo… si dice?

L. T.) Sì, profondo, come no..

U. L.) Profondo… ma per quanto riguarda le tendenze, il mercato, si tratta di qualcosa di diverso e globale. E’ successo, è avvenuto. Solo che vedo sempre che gli italiani amano tanto avere la loro arte italiana. E questo mi sembra giusto, anche.

L. T.) Forse però il mercato italiano è anche piccolo e molti artisti giovani hanno difficoltà…

U. L.) Ma ci sono tantissimi collezionisti, in Italia, forse più che in tutti gli altri paesi del mondo, anche più che negli Stati Uniti, cioè sono più concentrati; e anche collezionisti diversi da quelli grossi, dai grandissimi che si conoscono in tutto il mondo. In ogni villaggio c’é un collezionista o due, o tre, e anche una galleria.E’ veramente una cosa che non si trova in altri paesi.

L. T.) E’ confortante perchè la percezione che noi possiamo avere, come italiani, non necessariamente coincide con questa tua… se tu hai un feed-back positivo dall’ Italia, senz’altro realistico, in un certo senso, quello che dici della Germania noi lo sentiamo anche qui, ma in altre forme.

U. L.) Ma meno che in altri paesi. Forse per l’artista giovane in Italia ci sono altri problemi, ma è più facile essere artista qui. Non ci si deve difendere tanto come artista, in Italia.

L. T.) Però’ il giovane artista non ha grandi supporti. Le Accademie sono abbastanza scollegate dalla rete delle Gallerie.

U. L.) Questo sì.

L. T.) La formazione che possono avere, poi, li lascia impreparati…

U. L.) Sì, sì, le Accademie sono povere, penso, emolto stile Accademia del Novecento, troppo classiche. Per esempio, in Germania [Lüthi insegna a Kassel dal 1994] abbiamo un sistema completamente diverso per le Scuole d’arte. Io sono professore da quindici anni e lì non è più una Accademia in senso classico e neanche una scuola: è un laboratorio per l’arte contemporanea. Da noi le metodiche sono diverse, tutto è diverso: Kassel non è più una strutturadove si dipinge, si fanno studi o si copiano gessi… Si fa ricerca sull’arte contemporanea. E’ un’altra cosa. Ma la Germania è l’unico paese in cui succede. Non c’è niente di simile negli altri paesi. Neanche in Inghilterra, Francia…

L. T.) Ci sono molti scambi con l’esterno, con artisti, molti visitig professors?

U. L.) Si, la comunicazione tra le persone è molto importante.

3L. T.) Infatti, questo sistema lo si pratica molto anche nelle istituzioni tedesche di Storia dell’arte come la Biblioteca Hertziana di Roma o il Kunsthistorisches di Firenze.

U. L.) Si, è vero, in queste cose i tedeschi sono molto più avanti degli altri. Hanno capito che, nella formazione, ci deve essere apertura, ampiezza di vedute.

Un’altra cosa che mi pare di poter dire è che sembra difficile per gli artisti italiani andare fuori. L’artista italiano non lo fa molto… forse vive bene, troppo bene, nel suo paese? Con la vostra buona cucina, gli spaghetti… [ride]: così diventa facile, tante volte, penso, non riuscire a staccarsi. Viceversa ci sono molti artisti italiani famosi all’estero. Io penso che la vostra arte ha una reputazione grande e forte, nel mondo,anche in Germania. Vale per tanti degli artisti emergenti…

L. T.) Ora la mostra… A questo punto Urs è assorbito dai tanti che lo incalzano, e si allontana; chiediamo quindial Direttore del Macro, Luca Massimo Barbero, curatore della mostra con Elena Forin, di darci un suo parere. Il suo contributo lo troverete pubblicato in un prossimo articolo, sorta di seconda parte di questa intervista.

 

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