Veronese, nelle celebri Nozze di Cana strappate brutalmente dalle truppe napoleoniche da San Giorgio Maggiore a Venezia e portate in Francia e oggi al Louvre, riassume la scena pittorica veneziana in un quartetto. Tiziano sostiene la trama musicale con i suoni gravi del violone, Tintoretto si lancia nei virtuosismi solistici del violino, Bassano porta in laguna le tonalità terrestri del cornetto; Veronese sintetizza tutti gli armonici del concerto grazie al suono grave ma brillante della viola da gamba.
Il messaggio è chiaro: magnificare la Serenissima dove le differenti voci dell’arte si armonizzano di fronte a Dio e alla sua corte terrena, l’aristocrazia lagunare. Raramente una civiltà sarebbe stata tanto cosciente della propria centralità storica e una cultura avrebbe inscenato la propria dimensione estetica con altrettanta chiarezza: l’unità del reale nel colore.
Proprio all’apice della pittura rinascimentale veneziana, il Louvre dedica fino al 4 gennaio 2010una mostra che non cessa di riscuotere successo di critica e di pubblico. Tiziano, Tintoretto, Veronese… rivalità a Venezia.
Cinquant’anni di storia dell’arte che avrebbero imposto temi, modelli e concetti a tutto l’Occidente. A cominciare dall’uso della tela, supporto più resistente della tavola all’umidità e più vicino alla sensibilità coloristica di una città immersa nelle vibrazioni dell’acqua. Poi, un’interpretazione pittorica del neoplatonismo che a differenza della scuola toscana, non persegue l’unità del mondo in Dio nelle armonie matematiche della linea, ma nella fusione di corpi, drappeggi e paesaggi in un unico movimento cromatico, in una rappresentazione dove l’amore, l’attrazione sensuale, tiene insieme tutto il creato.
Per finire con soggetti, generi e trattamenti destinati a produrre vere e proprie rivoluzioni iconografiche e di genere: il nudo femminile, il gioco degli specchi, gli animali domestici, le armature, le battaglie, l’erotismo, il notturno, il pathos della morte, e così via. Come sottolinea il ricchissimo catalogo, redatto sotto la direzione di Vincent Delieuvin e Jean Habert, non c’è dettaglio della pittura veneziana di quegli anni che non sia servito poi alla nascita e allo sviluppo dei numerosi generi e sottogeneri della pittura venire. La ragione? Un dinamismo e una stratificazione sociale, prefigurazione di quanto andrà generalizzandosi in gran parte d’Europa. Lo sviluppo del commercio e di nuova imprenditorialità per un mercato dall’estensione ormai continentale. In una parola: i primi passi dell’uomo moderno.
A leggere le dinamiche strutturali di questa nuova società, a descrivere il nuovo funzionamento di un mondo dell’arte dove dominano mercato e concorrenza, dove le botteghe lavorano sempre più con ritmi e produzioni industriali, pensa proprio la mostra del Louvre che suggerisce nel titolo i nuovi orientamenti degli studi di cui vuole dare notizia al grande pubblico: rivalità a Venezia. Rivalità tra pittori divenuti veri e propri imprenditori di se stessi, al centro di competizioni commerciali spesso prive di scrupoli.
Come nel celebre concorso del 1567 alla Scuola grande di San Rocco dove Tintoretto, temendo di perdere di fronte ai concorrenti Taddeo Zuccari e Paolo Veronese, si presentò con l’originale già dipinto, collocato al suo posto nel soffitto e offerto in dono alla confraternita. Spazzata via la concorrenza, il pittore si era assicurato le future commissioni della scuola. Anche il concerto delle Nozze di Cana, così, descrive una scena artistica meno armonica di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Nell’interpretazione critica che vi esprime Veronese, è Tiziano, suo maestro, a garantire profondità e ritmo al quartetto grazie al timbro del violone. Mentre Tintoretto e Bassano, colorendo la partitura con i virtuosismi tipici dei loro strumenti, se mancasse la trama di fondo scandita dall’anziano pittore, non sarebbero in grado di sostenere alcun concerto. Quanto alla viola da gamba di Veronese, non fa che attualizzare con un po’ di leggerezza e brio mondani le tonalità robuste e imprescindibili del maestro. Sullo sfondo, il conflitto nella rivendicazione dell’eredità pittorica veneziana di Giorgione e Bellini che Veronese non riconosce né a Tintoretto, troppo influenzato da Michelangelo e dal manierismo toscano,tantomeno a Bassano, dalla drammaticità un po’ triviale della terraferma, ma rivendica tutta per sé, quale erede della scuola di Giorgione.
Rimane da chiedersi il perché di un così incredibile successo di pubblico per una mostra difficile in una Parigi autunnale ricchissima di appuntamenti culturali. La risposta sta nell’importanza della pittura veneziana per la nascita della cultura estetica europea, in particolare quella francese di Sette e Ottocento. La sua centralità nell’immaginario borghese che spiega almeno in parte perché in Italia, paese dalla borghesia storicamente debole e sempre più frammentata, l’iniziativa del Louvre non abbia suscitato analoga adesione ma anzi, abbia incontrato il disinteresse e quasi l’embargo della stampa. Italia dove la crisi strutturale del sistema economico e la rapida scomparsa di una già fragile classe dirigente di dimensione europea, comporta un sempre maggiore isolamento internazionale, reso ancora più acuto dall’incapacità di reagire al declino, ricorrendo al ruolo storico del paese nella formazione e nella nascita della cultura occidentale


Laureato in Filosofia teoretica a Roma e in Storia dell’Arte all’École du Louvre di Parigi. E’ editor e traduttore professionista, corrispondente a Roma per la trasmissione Effet papillon della francese Canal plus e per il programma La Fabrique de l’Histoire dell’emittente radio France Culture. Ha curato il volume L’oca al Passo di Antonio Tabucchi. Altro su: http://simoneverde.blogspot.com/
ottima la mostra ed esaustivo l’articolo. vi ringraziamo per questo che è un riconoscerci in qualcosa e qualcuno che la vede e pensa similmente a noi.
Armando