Un semicerchio di gente circonda il curatore vestito di giacca e cravatta all’ingresso della galleria: Antonio Arevalo inazione davanti al pubblico, mostra uno ad uno e solo su richiesta una serie di opere di grande, piccolissimo e medio formato. Disegni, fotografie, poco importa come siano stati realizzati, quei volti mono-occhio, aggrovigliati in un abbraccio a mezzo busto che sembra suggerire ai due soggetti ripresi l’incontro di un bacio, perché è proprio dal bacio che il collettivo argentino Conceptinprogress (Amparo Ferrari e Sebastian Zabronski) basa la performance inaugurale e, a seguire, tutta la mostra per gli spazi della sede romana della galleria Furini. ABACABA ne è l’incipit, un susseguirsi di lettere, le prime tre dell’alfabeto, che suggeriscono un’imperfetta rima alternata o il ricordo di una parola magica a raccontare il cervellotico mondo dei due artisti che accantonano l’oggetto d’arte per costruire una poetica e quanto diretta installazione, partendo dal suo livello sintattico. Ammesso sempre che un’installazione possa avere o meno un proprio livello sintattico, in questa occasione è il caso di attribuirgliene uno: tornando infatti all’ingresso della galleria, le opere, una volta mostrate, vengono poi lasciate a terra con lo sguardo rivolto verso il muro, inconsueto modo di porsi che segna l’inizio del percorso espositivo cadenzato dall’andare ritmico della sovrapposizione musicale di baci in progressione. Ecco che ha inizio la seconda tappa del nostro livello sintattico: la serie di assonanze visive e musicali rimandano le immagini viste, non necessariamente tutte, ad un foglio di frasi srotolato lungo la parete frontale della galleria: parole come “kiss”, “made in china” e altre quotidianità scorrono diagonalmente sul bianco della carta con il loro inchiostro nero, per collegarsi alle cartoline di baci stampati sul lato sinistro della galleria, terminando il livello di sintassi.
Un periodo artistico, anziché grammaticale, quello che si vorrebbe analizzare, in cui troviamo parole e suoni associati all’immagine che abbiamo di essi, prescindendo dalla loro costruzione logico-narrativa: la sintassi artistica dell’installazione è tale da stabilire una formula di intrattenimento concettuale rivolto ad uno dei tanti nuovi modi diintendere e fare arte contemporanea. I Conceptinprogress investono tutte le vie possibili della comunicazione per intaccare la sfera pubblica nel loro mondo artistico privato, di giorno in giorno mutevole, e ancora una volta si servono di un luogo adibito convenzionalmente ad arte, stravolgendone l’uso comune: come era stato per il quotidiano cambiamento di It always has been there (2007) presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia,per ABACABA il citato singolare concepimento sintattico della progressione di un bacio sottostà alla scelta casuale del fruitore di vedere una determinata opera, ordinare di sollevarla da terra e, per un istante o più,osservarla nel luogo in cui comunemente essa è riconosciuta; il percorso suggeritogli dagli artisti è secondario e allo stesso tempo guidato, secondo quanto scritto precedentemente. Resta però al fruitore per primo scegliere da che spunto visivo lasciarsi guidare. Il gioco a cui si viene sottoposti è affascinante fino ad un certo solito punto di stallo in cui cade la contemporaneità artistica tutta: fino a che punto è comprensibile la concettualità di un’installazione, soprattutto se vuole sfociare in tematiche di questioni comuni e pubbliche? Fino a che punto la si può giudicare, capire e comprendere?
Immagini:
- conceptinprogress
ABACABA, 2009
Istallazione: 25 opere singole
Performance inaugurale. Performer: il curatore Antonio Arévalo
Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma - conceptinprogress
Io
fotografia
2009
Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma


Flavia Montecchi (Roma, 1985) si è laureata in D.A.M.S. nel maggio del 2008 presso l’Università degli Studi Roma Tre con il percorso “storico-critico”. Ha lavorato per Eva Clausen presso la Galleria Luxardo di fotografia contemporanea e dall’aprile 2009 fino al luglio 2010 è stata assistente di galleria per la Federica Schiavo Gallery di Roma. Ha curato diverse mostre per il Sinergy Art Studio e attualmente collabora con testate e webmagazine d’arte tra cui Exibart, Insideart e in ultimo il mensile di fotografia Fotografare.
checcarino, Arevalo in versione un pò stoccafisso -per obbligo creativo qui- ma perfetto nella parte. bella mostra. non facile se non “spiegata” ma interessante
Una Galleria da tener d’occhio, con un suo sguardo sperimentale senza legami asfissianti con le solite cordate. Bavo Furini!
ottimo. mostra particolare, artisti giovani ma interessantissimi.
ma Furini farà artisti italiani?
Magari emergenti?!
D.
la mostra dei ragazzi ci è sembrata un pò troppo “rigida”, “scarna”, con una tensione concettualista/situazionista vecchiotta anche se rispettabilissima.