approfondimenti, arti visive | 27 gennaio 2010 | 531 lettori condividi su: Facebook Twitter

Archana Hande in Italia: da Z2O a Roma – La mostra, l’intervista | di Manuela De Leonardis

di Manuela De Leonardis

01Roma. Il messaggio è accattivante: “Una carnagione bella e chiara non è una questione di fortuna/ Magic White lo ha dimostrato più volte/ Conveniente e accessibile/ Tutto è chiaro in Magic White”. Intorno a questo slogan pubblicitario ruota All is fair in Magic White, prima personale italiana di Archana Hande (Bangalore 1970, vive a Mumbai) nella galleria Z2O che, sempre con la curatela di Maria Teresa Capacchione, è al terzo appuntamento con l’arte contemporanea indiana, dopo le mostre di Baba Anand e Bharat Sikka. Un progetto che ha impegnato l’artista per un lungo anno, prima che debuttasse nella storica galleria Nature Morte di Peter Nagy a New Delhi (2009).

Il racconto si snoda attraverso quindici stampe su cotone indiano, tre scrolls (due su carta e uno su seta) e un video, innescando una serie di riflessioni di natura socio-politica, ma anche ecologico-ambientale, intorno al concetto di identità. Il linguaggio di Hande è denso di elementi simbolici, tratteggiato con ironia e – fondamentalmente – immediato, anche per via dello stile colorato e “ingenuo” (ma è solo apparenza), che si rivela attraverso una grande padronanza della tecnica tradizionale del “block print”. All is fair in Magic White è la storia di Bombay/Mumbai da villaggio di pescatori a megalopoli del futuro, parallalelamente a quella di tre facoltose giovani donne indiane che decidono di proiettarsi nel business, producendo barattoli dal portentoso contenuto: una formula di proteine nutritive e agenti sbiancanti.

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Una sfida alla noia – l’ennesima – per Maya, Mumtaz e Mary (ognuna di loro rappresenta uno spaccato della società indiana contemporanea), che dopo aver aperto un club esclusivo a Mumbai, decidono di andare a curiosare nella vita degli abitanti di Dharavi (lo scopo è umanitario, of course…). Dharavi, citato più volte dall’industria cinematografica (fa da sfondo a The Millionaire e, prima ancora, ha dato il titolo all’omonimo film in hindi, scritto e diretto da Sudhir Mishra nel 1991) è il più grande slum non solo dell’India, ma di tutta l’Asia. Entrando nel suo ventre, però, le tre amiche scoprono una realtà un pò diversa da quella che immaginavano.

Miseria, emarginazione e degrado accando ad un proliferare di attività commerciali (legali e non) che fanno della baraccopoli un anello importante nel meccanismo dell’export internazionale. Ne è un esempio l’artigiano Ali Bhai, emigrato a Mumbai da un poverissimo villaggio del nord, che racconta come ha costruito il suo impero nell’industria del pellame, diventando un ricchissimo imprenditore. Ali ha due figlie, nate in due diversi momenti della sua ascesa sociale: la prima ha la pelle molto scura, la seconda decisamente chiara. “Esiste una relazione tra classe e razza?”, chiede l’uomo, riflettendo sul fatto che sia lui che la moglie hanno la stessa carnagione. Una domanda a cui Maya, Mumtaz e Mary non riescono a dare risposta, pur mettendo in moto i più moderni sistemi tecnologici. Perché, allora, non inventarsi un prodotto ad hoc? Retaggio post-coloniale, l’oggetto del desiderio a cui aspirano i nuovi ricchi indiani (e non solo loro): avere una pelle candida come un lassi dissetante.

04Manuela De Leonardis) Partiamo dal titolo della mostra, All is fair in Magic White…

Archana Hande: “Parlo, a vari livelli, di razza ed emigrazione. In India ci sono molti prodotti per schiarire la pelle. Uno dei più famosi è Fair & Lovely, che nella versione maschile si chiama Fair and Handsome. Mentre lavoravo al progetto avevo in mente questo prodotto, così è nata l’idea di creare una mia crema – appunto: All is fair in Magic White - che, come si vede nel video, contiene sia proteine che ingredienti per schiarire la pelle. Contemporaneamente mi sono ispirata al proverbio “All is fair in war and love” (In amore e in guerra tutto è permesso). La parola inglese fair ha più di un significato – incluso quello di lecito e chiaro – per cui ci ho giocato per esprimere diversi concetti.

M. De L.) Associ la tecnica tradizionale della stampa su tessuto con matrice di legno, tipo batik, ad un linguaggio figurativo molto vicino al fumetto…

A. H.) No, per me non è fumetto. Preferisco chiamarlo disegno. Ho studiato l’arte tradizionale del block print: in All is fair in Magic White, in particolare, ho voluto utilizzare questa tecnica di stampa su tessuto di cotone idiano – lo stesso impiegato per confezionare indumenti – perché trovo che, metaforicamente, sia più forte in quanto parlo del lavoro degli artigiani.

M. De L.) Quanto è importante l’ironia?

A. H. ) (Sorride)… E’ molto importante! Umorismo e ironia rappresentano l’aspetto più potente del mio lavoro, soprattutto quando l’argomento è la politica.

M. De L.) Il tuo sito internet si apre con il ritratto dei tuoi bisnonni, Rajamma e A. Rama Hebbar, dipinto nel 1946…

A. H.) Purezza e sangue sono ancora importanti per molti indiani. Personalmente, non credo che nel mondo si possa trovare qualcuno che sia totalmente puro, dal punto di vista della razza, religione, lingua, cultura… Ironicamente, ho voluto pubblicare il ritratto dei miei bisnonni, perché appartenevano alla casta bramina, la più alta della società induista. Ma anche la mia famiglia, che si considera pura da generazioni, ha perso questa sua caratteristica, spostandosi da un vilaggio del nord nel sud dell’India.

M. De L.) Raffigrando tre donne, in maniera indiretta affronti anche il tema della condizione femminile…

A. H.) Non esattamente. All’inizio della mia carriera ho lavorato sulla condizione della donna, ma attualmente sono più interessata ad argomenti sociali come la razza o l’emigrazione. Nel racconto, raffigurando tre donne ricche, ho guardato alle donne non come vittime, piuttosto come personaggi di potere.

M. De L.) In Arrange your own marriage hai trattato l’argomento matrimonio, creando un sito internet dove si può costruire il profilo del partner ideale…

A. H.) Sì, il progetto è un sitowww.arrangeurownmarriage.com – dove si può entrare realmente. Anche questa, come la maggior parte delle mie storie, proviene dalla mia esperienza personale. Prima parlavo di purezza e sangue che, insieme al matrimonio, sono valori in cui – ancora oggi – crede la maggior parte degli indiani. Motivo per cui esistono moltissimi siti internet per cercare il partner ideale. Ho visto, però, che molte persone che all’inizio dichiarano di non essere interessate alla religione, razza o lingua, andando avanti nella ricerca apprezzano il fatto che il compagno parli la stessa lingua, abbia gli stessi gusti culinari o appartenga alla stessa fede religiosa… Insomma, alla fine si sposano la persona che, se avessero fatto un matrimonio combinato, avrebbero scelto per loro i genitori. Il sito che ho creato sembra incredibilmente serio ma, in realtà, gioco ironicamente sul tema.

M. De L.) Il pubblico indiano come vede il tuo lavoro?

A. H.) Apprezza molto l’ironia. Vengo vista soprattutto come un’artista politica, cogliendo i significati sociali del mio lavoro. Fortunatamente l’aspetto di mercato non viene considerato cosa che, sinceramente, preferisco.

M. De L.) Sei nata a Bangalore, ma vivi da anni a Mumbai. Come ti relazioni a questa megalopoli?

A. H.) In tutta la mia vita non sono rimasta in un luogo più a lungo di cinque anni. Quando ho scelto di vivere a Mumbai, l’ho fatto perché – essendo una metropoli – c’è molta più libertà. Nessuno che ti dica cosa fare o che guarda se appartieni a questa o quella religione, cosa mangi… Inoltre, per una donna, Mumbai è una città molto sicura. Forse è la città più sicura al mondo. Mi capita di camminare da sola, alle due di notte, senza alcuna preoccuopazione.

M. De L.) Progetti futuri?

A. H.) Sto lavorando a Cinema City, un progetto di animazione in cui, nuovamente, ho intenzione di creare un personaggio vero-non vero. Da noi si usa il termine filmy per indicare qualcuno che si atteggia a personaggio del cinema, ma che non lo è. Sarà questo il soggetto, ma parlerò anche delle infrastrutture di Mumbai, che è destinata a diventare come Shanghai.

Archana Hande. All is fair in Magic White, a cura di Maria Teresa Capacchione, è in corso alla galleriaZ2O Galleria – Sara Zanin, Via dei Querceti 6, Roma; tel. +39 0670452261, info@z2ogalleria.it. www.z2ogalleria.it.

Immagini:

  • All is Fair in Magic White #25, 2008, Block Printing on Cotton
  • All is Fair in Magic White #15, 2008, Block Printing on Cotton
  • Archana Hande (Courtesy Z2O Galleria – Sara Zanin): All is Fair in Magic White #1, 2008, Block Printing on Cotton;
  • All is Fair in Magic White #8, 2008, Block Printing on Cotton
  • Archana Hande da Z2O (foto /ph Manuela De Leonardis)

 

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2 Commenti

  • Intensa, pregnante, civilissima: la Mostra, la ricerca dell’artista, l’articolo.
    Grazie 1000!

  • Quando voglio leggere qualcosa di vero, ampio e vicino sull’arte…….vengo da te. Grazie x condividere queste belle sperienze.

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