approfondimenti, cinema | 23 febbraio 2010 | 378 lettori condividi su: Facebook Twitter

Il Riccio, di Mona Achache | di Korinne Cammarano

di Korinne Cammarano

Paloma è una ragazzina giunta alla soglia del tredicesimo anno di età con il motivato intento di porre fine alla sua vita con il suicidio.
Figlia della mediocrità borghese, considera l’esistenza umana al pari di quella di un pesce rosso, destinato a trascorrere i suoi giorni scontrandosi continuamente con le pareti di una boccia di vetro.
L’intelligenza disarmante di Paloma e la sua visione cinica e disincantata del mondo la rendono, agli occhi degli altri, una bambina eccentrica e solitaria.
Si nasconde dietro l’obiettivo di una vecchia telecamera e attende il giorno in cui ha stabilito la sua morte riprendendo la sua famiglia e i condomini del palazzo parigino in cui abita, allo scopo di avvalorare, servendosi di immagini e commenti, la sua tesi sulla mediocrità dell’esistenza.
Nascosta dietro il vetro di una guardiola troviamo invece Renée, la portinaia. Anche quest’ultima è un personaggio in incognita, oltre lo stereotipo della portinaia scontrosa e solitaria scopriamo un animo colto e appassionato.

Un ricco e misterioso giapponese dal cuore gentile, monsieur Ozu, giunge inaspettatamente ad abitare in rue Manuel, e riesce ad entrare con discrezione e dolcezza nei cuori di Renée e Paloma.
Tutti e tre sono personaggi fuori dalla norma che emergono dal contesto per la loro umanità. Ciascuno di essi è in grado di guardare al di là delle apparenze e della classe sociale. Ciò che li rende speciali e diversi dagli altri è la loro capacità di ascoltare, quella sensibilità che consente di andare oltre i pregiudizi e l’esteriorità.

Mona Achache, partendo del caso letterario “L’eleganza del riccio”, porta sullo schermo una storia dolce e al contempo malinconica, fatta di incontri, pregiudizi e apparenze. Il punto di vista di Paloma è continuamente alternato a quello di Renée senza permettere mai che l’uno prevalga sull’altro.
Personaggi e situazioni derivano da studi ben ponderati, nulla è affidato al caso.
Le ambientazioni sono pensate e realizzate in stile Art Noveau per dare allo stabile un’aria poetica e borghese, tipicamente parigina.
Luci e costumi caratterizzano fortemente i personaggi e gli ambienti che abitano.
Ad esempio la luce soffusa e intima che troviamo nell’appartamento di monsieur Ozu e la sua sobrietà nel vestire ci danno il sapore della semplicità e allo stesso tempo della nobiltà del personaggio.
“Fintamente indolente, risolutamente solitario, terribilmente elegante”, queste le peculiarità del riccio e dei protagonisti del film, così come quelle di ciascuno di noi quando ci mostriamo riservati e inaccessibili per paura o per necessità.

Titolo originale: Le hérisson
Nazione: Francia, Italia
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 100 min

Regia: Mona Achache
Cast: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Solange Le Picard, Jean Luc Porraz, Gisèle Casadesus, Mona Heftre, Achache Samuel, Valérie Karsenti, Stefan Wojtowicz, Sarah Lepicard, Isabelle Sobelmann, Chantal Banlier

continua»continuProduzione: Les Films des Tournelles, Pathé, France 2

Distribuzione: Eagle Pictures

 

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2 Commenti

  • bellissimo film, bellissimo libro, un omaggio alle donne di qualità intelligenti fiere e sensibili per un pubblico intelligente e sensibile che vuole anche sperare… grazie

  • bel libro, bel film, nonostante le polemiche. Sono felice di vedere che ogni tanto qualche 20enne sa scrivere.

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