Roma. Gli anni Settanta, nello sguardo delle artiste femministe, rappresentano la ribellione contro una serie di stereotipi, primo fra tutti quello dell’ideale di bellezza femminile. Si assiste al “rovesciamento radicale dell’immagine della donna.” – come afferma Gabriele Schor, curatrice con Angelandreina Rorro – della Galleria Nazionale d’Arte Moderna – della mostra Donna: avanguardia femminista negli anni ’70. “Per la prima volta – prosegue la curatrice - sono le donne stesse a creare l’immagine della donna”. Una dichiarazione che sintetizzata la potenza del gesto, l’esplosione della rabbia e, contestualmente, l’affermazione di un mondo interiore determinato e determinante.
Allora si trattava di comunicare l’identità della donna e dell’artista, ovvero di “dimostrare l’esistenza stessa della categoria aristocratica della ‘donna-artista’” (prendendo in prestito le parole di Elena Pontiggia nel catalogo della mostra Le muse inquietanti).
Non è certo casuale, poi, che la rottura non si determini attraverso i linguaggi tradizionali dell’arte, ma nell’uso sperimentale dei nuovi media (fotografia, video, Body Art e arte gestuale o performance), che le artiste interpretano con maggiore libertà.
Significativa la scelta di portare la mostra – scelta illuminata della collezione privata della Sammlung Verbund di Vienna (importante azienda elettrica austriaca), nel contenitore accogliente della romana Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Un’occasione, come sottolinea la Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, per approfondire il dialogo con le opere di quattro artiste contemporanee, presenti in Galleria, che hanno attraversato quegli anni – Giosetta Fioroni, Maria Lai, Carla Accardi e Lia Drei – e, magari indirizzare l’orientamento di nuove acquisizioni, prendendo in considerazione la nutrita schiera di validissime artiste italiane.
Il primo censimento delle donne-artiste in Italia, vale la pena ricordare, è stato il n. 1 della rivista “La tradizione del Nuovo”, edita dalla Pinacoteca Comunale di Ravenna nel dicembre 1977. Un numero decisamente speciale perché a parlare di sé erano le stesse autrici (tra loro, per affetto personale, ricordo Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Elisa Montessori).
Ma torniamo alla collezione austriaca che, nata nel 2004, consta di circa 200 pezzi, prevalentemente fotografie in bianco e nero – tutti esposti in mostra – di diciassette artiste internazionali: Helena Almeida, Eleanor Antin, Renate Bertlmann, Valie Export, Birgit Jürgenssen, Suzanne Lacy/Leslie Labowitz, Suzy Lake, Ana Mendieta, Martha Rosler, Cindy Sherman, Annegret Soltau, Hannah Wilke, Martha Wilson, Francesca Woodman, Nil Yalter e l’italiana Ketty La Rocca (tra le ultime acquisizioni della collezione viennese ci sono, proprio alcune sue opere tra cui Le mie parole e tu? e Craniologia).
Interessante il nucleo dei primi lavori di Cindy Sherman, realizzati nel 1975-76 ai tempi in cui era una studentessa universitaria, in cui l’artista ancora interpreta personaggi maschili.
La Sherman, come del resto quasi tutte le altre protagoniste degli anni Settanta, ricorre all’utilizzo del proprio corpo.
C’è spesso dissacrazione, ironia, sarcasmo nella ricerca di ognuna di loro, con una certa attenzione alla sessualità: da Francesca Woodman a Renate Bertlmann, Valie Export o Birgit Jürgenssen, ad esempio, il sesso femminile è associato a vari oggetti, dal guanto al nido con le uova o alla pagnotta pronta per essere sfornata.
Tra le più arrabbiate c’è Martha Rosler, con il video Semiotics of the Kitchen (1975), in cui mostrando uno ad uno gli attrezzi da cucina, l’artista li sbatte tra loro e sul tavolo, producendo un rumore sordo che fa eco a quello che è quasi un urlo, con cui vengono pronunciati i nomi stessi degli oggetti.
Un cortocircuito, insomma, in cui l’apparente intimità domestica diventa esteriorizzazione di rituali nevrotici.
Poetica rappresentazione del legame uomo-natura, invece, la performance filmata in super 8 di Ana Mendieta: in Burial pyramid (1974) il corpo nudo dell’artista emerge dalle rovine e dal verde, nei pressi del tempio di Zapotec (Messico). Un corpo che, nel momento stesso in cui viene lentamente svelato, “si trova letteralmente alla giuntura tra la storia, il tempo e l’umanità”.
Associare la scrittura al corpo femminile, invece, può diventare strumento di denuncia, come per Nil Yalter – considerata una pioniera della performance e della videoarte – nel suo primo video La femme sans tête ou la danse du ventre (1974), che nel titolo cita Max Ernst.
L’artista esplora la propria cultura d’appartenenza per denunciare l’umiliazione sessuale della donna, soprattutto attraverso alcuni rituali praticati nelle zone rurali della Turchia, dove l’imam ha il potere di scrivere frasi esorcizzanti sul ventre della donna, colpevole di essere sterile o magari ribelle. Se, durante l’esercizio di scrittura, l’imam si accorge di aver fatto errori ortografici, può cancellarli passando la lingua sul corpo della donna.
Ma, la scrittura sul corpo è anche un manifesto di libertà, come per Birgit Jürgenssen (autrice anche delle due scarpe stravaganti esposte in mostra, Pregnancy Shoe e Relict Shoe, quest’ultima realizzata cucendo ossa, cuoio, piume su cuscinetto di seta), che nel ’75 scrive sulla schiena femminile una frase sacrosanta: Jeder hat seine eigene Ansicht, in italiano Ognuno ha il proprio punto di vista.
DONNA: Avanguardia femminista negli anni ‘70, dalla Sammlung Verbund di Vienna
a cura di Gabriele Schor e Angelandreina Rorro
dal 19 febbraio al 16 maggio 2010
Gnam – Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma
www.gnam.beniculturali.it
Immagini:
- Helena Almeida / Sammlung Verbund, Vienn
- Insegna della mostra DONNA sulla facciata della Gnam (Ph M. De L.)
- Renate Bertlmann, Zärtliche Pantomime / Tender Pantomime, 1976, fotografia in bianco e nero, © Renate Bertlmann / Sammlung Verbund, Vienna
- Ketty La Rocca, Le mie parole e tu?, 1971/1972, fotografie in bianco e nero e inchiostro su alluminio, © Galleria Emi Fontana / Sammlung Verbund, Vienna
- Cindy Sherman, Untitled Film Still # 17, 1978, fotografia in bianco e nero, © Cindy Sherman / Sammlung Verbund, Vienna
- Ana Mendieta, Untitled (Glass on Body Imprints), 1972 / 1997, fotografia a colori, © Ana Mendieta / Sammlung Verbund, Vienna
- Francesca Woodman, Self Portrait Talking to Vince, 1975–78, fotografia in bianco e nero, © Estate Francesca Woodman / Sammlung Verbund, Vienna.


Manuela De Leonardis (Roma 1966), si laurea nel 1991 in Lettere-Storia dell’Arte Moderna. Specializzata in archiviazione fotografica ha collaborato con vari istituti (RAI Educational – progetto IDEA “Museo Nazionale Virtuale Arte Italiana”; National Museum of Ireland/Art and Industrial Division, Dublin; Istituto Centrale del Restauro, Roma). Dal 1997 al 2004 si è occupata della catalogazione e delle ricerche storiche dei fondi fotografici storici Tony André, Caprile e Bertolami della Fototeca Nazionale/ICCD di Roma. Dal 2004 inizia ad occuparsi sistematicamente di arti visive come giornalista freelance, collaborando con Il Manifesto, Alias e le testate Exibart, CultFrame – Arti Visive (fino al 2010) e dal 2009 art a part of cult(ure) e Andy Magazine. Nel 2007 inizia l’attività di curatela con L’Italia rurale degli anni Sessanta: Sardegna, Basilicata, Calabria nelle fotografie di Mario Carbone, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lille. Tra i vari progetti, ha collaborato con Simona Filippini/Camera 21 alla realizzazione della mostra Di Lei. Donne globali raccontano, raccogliendo le testimonianze di dieci fotografe (catalogo Iacobelli 2009). Ha partecipato alle letture portfolio al SI FEST - Savignano Immagini Festival 2008 e al LDPF - Lucca Digital Photo Fest 2010 (membro della giuria del Premio Del Carlo). Nel 2010 ha fatto parte della giuria internazionale di arti visive del Fine Arts Festival di Muscat (Oman). Nel 2011 ha esposto per la prima volta un suo reportage fotografico con testi e ricette gastronomiche - Ginger House, realizzato nei magazzini dello zenzero di Fort Cochin (Kerala) - alla Libreria Odradek di Roma. Ha pubblicato con Postcart (collana Postwords), A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011).
! bellissimo !
Da donna, pur apprezzando questo intervento e l’opera delle femministe militanti, dico che spesso si cade in assurde generalizzazioni.
Come c’è uomo e uomo, così dico che c’è donna e donna.
Non si può far di tutte le erbe un fascio.
Ci sono uomini veramente perbene e, viceversa, donne che perbene non sono.
Sono stanca di dover vedere tutto il male da una parte e tutto il bene dall’altra.
Nei tribunali, per esempio, si arriva a favorire massimalisticamente anche donne che, nelle cause di divorzio per colpa, hanno tutti i torti di questo mondo.
Nella vulgata della vita di tutti i giorni, anche le cause più nobili, in mano a quattro cialtroni, finiscono col diventare pantomima e cartastraccia.
E’ ora di finirla coi luoghi comuni.
eh chissà cosa penserebbero queste gran donne (vere) davanti a Moccia e Muccino e al loro filosofar da 2 lire su rapporti di coppia e parità… ?!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sarah
diciamo che i tempi producono i pensieri e non sempre quello che era giusto, importante e facondo in un certo tempo storico lo sia quarant’anni dopo.
Al tempo di Mozart, ad esempio, la musica era codificata e le orchestrazioni innovative erano rivoluzionarie, oggi che in musica esiste una semantica per ogni musicista, alcune pagine di Mozart possono apparire assolutamente cialtronesche.
Parlare d femminismo storico è aprire un taglio di luce su qualcosa di cui la maggior parte delle donne di oggi non ha mai sentito parlare.
Senza voler dare indicazioni, che almeno si diano notizie, possibilità, ricordi, idee che si sono perse e che magari potrebbero essere riprese e stravolte con le categorie creative attuali.
Perchè sempre risentrsi per ciò che non è equilibrato, poi? L’arte, il teatro, la musica stessa sono dis-equilibrio.
Se non si persegue quello non si fa nessuna arte.
Non serve essere talentuosi o sregolati.
Basta consocere le regole dell’equilibrio e negarle.
Si avrà comunque una forma di movimento, una forma d’arte.
E tutto questo è bellissimo.
@ Isabella
Nella mia non lunghissima vita, ho verificato, e non è stato un bel verificare, che gli intellettuali hanno la straordinaria capacità di abbellire qualsiasi cosaccia gli capiti sotto gli occhi. Viceversa, il popolino riesce a svilire tutti gli ideali, anche quelli più nobili. Per popolino, intendo chiunque abbia la volgarità nel cuore.
Il femminismo è nobilissimo. L’attuazione pratica, nella vita delle nostre istituzioni, quando va bene, rasenta il grottesco. Lo Stato è crimine organizzato. Crimine ed ingiustizia strutturali.
Andrebbe pensata una sfera pubblica non statale, forse. Ma non vedo con chi.
Scusa il pessimismo.
Come tutti gli intellettuali, anche tu dipingi di rosa, quel che rosa non è.
La realtà sociale è violenta. Il darwinismo sociale, la teoria che si pensa protonazista, è applicato ogni giorno che iddio ha creato. I furbi prevalgono a danno dei miti e degli onesti.
E non è una questione di sesso. Io, a tante mie “sorelle”, come le chiamerebbero le femministe, arriverei a togliere anche la cittadinanza, tanto mi fanno schifo.
Mi sono sempre chiesta come facciano alcune donne ad arrivare nei posti di comando… Lasciamo perdere.
Altro che vittoria del movimento delle donne! E’ solo per puro, e tanto antico, puttanesimo.
Se vuoi, faccio anche qualche nome. Non ho problemi. Se è necessario.
@ Sarah
Condivido in pieno il senso del tuo intervento. Coraggioso e molto ben argomentato.
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Ho appena pubblicato sul mio blog questa breve considerazione:
“Il darwinismo sociale non è una anomalia protonazista. E’ consuetudine, in società burocratiche, mercantili e divise in classi. I violenti e i furbi trionfano, a danno dei miti e degli onesti. Non esiste nessuna soluzione di continuità tra i vari regimi che hanno insanguinato il pianeta. Basati come sono stati e come sono, e tutti, sulla dittatura, assurda, inumana ed innaturale, del ricco sul povero”.
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@ Sarah
… dimenticavo.
Ti ringrazio perché mi hai offerto un grande spunto di riflessione. In difesa “dei miti e degli onesti”, come tu definisci la parte migliore della società.
Quella che i politicanti chiamano “convivenza civile”, non è altro che una guerra a bassa intensità.
E sarebbe ora di piantarla.
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Cari amici (posso chiamarvi e sentirvi così?)
a me l’articolo piace molto: è un approfondimento, in verità, molto ben fatto e mi piace e mi trova concorde. Sì, e rendiamoci conto che l’arte non fa politica anche se è politicamente improntata all’etica, all’analisi, all’approfondimento, ai valori alti, e con il suo, di linguaggio. Tutto il resto che succede dipende da chi lo fa accadere e da come si organizza. Il femminismo e l’arte hanno lavorato accanto (anche sovrapponendosi, talvolta), e hanno funzionato eccome! Il guaio è successo dopo, a causa della mancata forza e del venir meno del coraggio (e della consapevolezza del sè) delle donne e per colpa di un sistema di potere (anche politico) gestito dagli uomini. E dal potere religioso che è pure questo maschile (anche Dio ce lo hanno restituito maschio: un nonno con la barba bianca ma pur sempre maschio!)…
Come sempre il torto è nel mezzo ma in questo magma che è la vita sociale organizzata, l’Arte ne esce vittoriosa. Sempre.
Marika
….Mozart cialtronesco prooooprio no, però!!!!
@ Marika
L’arte, in questo contesto storicopoliticosociale, non ne esce vittoriosa. Affatto.
L’arte, se i tempi son bui, ne esce sconfitta. Ha cessato di avere una delle sue funzioni.
Non riesco a separare l’arte dalla vita e dalla società.
L’arte per l’arte?
Vallo a raccontare al poeta surrealista francese Benjamin Péret. L’unico di quel gruppo ad avere avuto coraggio e coerenza d’alzarsi dalla comodapoltrona, per andare a combattere contro i fascisti in terra di Spagna. Unico. Gli altri surrealisti parlavano, ed anche bene, lui agiva. Anche.
Fu prima con i trotzkisti, poi con gli anarchici. Perché si accorse che i trotzkisti, come tutti i comunisti, hanno il vizietto di essere cortesi con chi è alla loro destra e, viceversa, tremendi con chi li critica da sinistra. Vecchio vizio che i comunisti non hanno mai perduto.
Che fine ha fatto l’impegno politico tanto sbandierato, all’epoca, dai componenti il Gruppo ’63, per esempio?
Spariti, tra le nebbie della Val Padana. Come tutti gli intellettuali cosiddetti impegnati.
L’artista non può astrarsi dal contesto che lo ha generato. Anche se si crede assolto, è lo istesso coinvolto. E per sempre.
http://www.youtube.com/watch?v=ywB3C9N34Fw
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@ Marika
http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2010/02/fabrizio-de-andre-canzone-del-maggio.html
Non c’è bisogno di commenti, i miei intendo.
Questo post si commenta da solo
e commenta adeguatamente la questione che stiamo affrontando.
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http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2010/03/giornalista-francese-mostra-il-segreto.html
A questo hanno ridotto la politica nel nostro paese. Sono mesi che vado ripetendo che per sapere la verità su quello che succede in Italia, bisogna leggere la stampa estera.
Di fronte ad uno spettacolo del genere, come fanno gli artisti a non insorgere?
Ho avuto una maestra spirituale, Fernanda Pivano. E Fernanda ebbe, a sua volta, un maestro. Un certo Cesare Pavese. Vi ricorda qualcosa il suo nome? Cesare diceva: “La politica è la cultura che diventa azione”. Come si può restare indifferenti di fronte al degrado della nostra vita pubblica?
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Qui si parla di nuovo – e la notizia sta già facendo scalpore – della morte, alquanto sospetta, al pari di tante altre morti, di Pier Paolo Pasolini. Sulla sua scomparsa se ne son dette di tutti i colori. Addirittura che aveva scelto lui, deliberatamente, di farsi uccidere da un “ragazzo di vita”, per creare il caso. In modo che la sua morte rimanesse nel tempo, e fosse ricordata come un’improbabile un’opera d’arte… No comment.
Pier Paolo sapeva e sapeva troppo. Al pari di Valerio Verbano e di altri nostri valorosi concittadini.
http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2010/03/giovanni-giovannetti-lampi-sulleni-in.html
Dove son finiti tutti i suoi colleghi?… Dormono, aggrappati a qualche incarico milionario?
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Insomma Marika
io non sono intellettuale, dicendolo forse mi dò la zappa sui piedi, ma in realtà rifuggo tutte le speculazioni accademiche.
Vivo, però, e soprattutto ho vissuto quando tutto questo aveva un senso.
Ho vissuto quando si sperimentavano le pene alternative alla detenione, quando hanno chiuso i manicomi, quando hanno provato ad affermare l’autodeterminazione della donna approvando la legge 194; quando hanno cominciato a costruire gli asili nido comunali.
Ecco, che tuttto questo poi sia degenerato e che la degenerazione proviene dall’interazione del potere con l’ignoranza è cosa che mi trova assolutametne d’accordo.
Ma le motivazioni erano quelle giuste, come sono sempre state giuste le motivazioni di ogni rivoluzione i cui riusltati poi mutano, perchè i tempi mutano e perchè c’è sempre qualcuno che impara a sfruttarle per altri fini.
Per il resto sono ovviamente d’accordo con te.
Anche se le donne non riescono a farmi schifo. Il più delle volte mi fanno rabbia perchè preferiscono confrontarsi con la parte più facile della ribellione (la rivendicazione, forse?) che fare lo sforzo di guardare e andare oltre.
@ marco
mi dispiace, era una citazione di un romanzo su Mozart scritto nell’ultima manche di celebrazioni (il 2006, sbaglio?). L’avevo trovata divertente perchè metteva in luce la diversità epocale del gusto.
Cosa in cui crdo fermamente.
Non credo e non ammetto (ovviamnte) che si osi toccare Wolfie. :-)
Isabella Moroni dice:
“Ecco, che tutto questo poi sia degenerato e che la degenerazione proviene dall’interazione del potere con l’ignoranza è cosa che mi trova assolutamente d’accordo.
Ma le motivazioni erano quelle giuste, come sono sempre state giuste le motivazioni di ogni rivoluzione i cui risultati poi mutano, perchè i tempi mutano e perchè c’è sempre qualcuno che impara a sfruttarle per altri fini”.
Un giorno, nel lontano ’68, un anziano mi disse, ed avevo 16 anni appena: “Beata la tua ingenuità! Vedrai che, come sempre avviene in politica, i tanti si sacrificheranno a vantaggio dei soliti quattro furbi…”. E quelle parole tornano spesso nei miei pensieri.
C’è un rimedio a questa involuzione?
Oppure, come sostengono alcuni, è l’animo umano ad essere irrecuperabile?… C’è forse una maledizione divina che incombe sulle nostre povere esistenze?
Stasera scrivevo sul mio blog, dopo un elenco parziale di misfatti della Sinistra conformista, che non tutti conoscono, ahimé…:
Che ogni cosa covi dentro di sé il germe del suo contrario?
Se così è, non c’è speranza.
Lascio la problematica aperta. Anche perché non è di facile soluzione. Non conosco nessuno in grado di dare risposta a questi interrogativi. Che sono lì, lapidari e non possiamo fare finta che non esistano.
Per quello che mi riguarda, non mi rassegno.
La sconfitta pesa enormemente. Ne ho viste e sentite d’ogni genere, in tutti questi anni. Ho visto “le menti migliori della mia generazione”, come recita Allen Ginsberg nel suo Howl, reagire al peso di una controrivoluzione strisciante, quale è quella che subiamo da almeno tre decenni, nei modi più disparati. E spesso non consoni al nobile ideale di voler cambiare in meglio la vita. Quella di tutti, intendo.
Testardo, vado avanti. Anche se mi sembra di essere circondato da una cortina di silenzio.
In Italia, se non ti possono affrontare direttamente, per neutralizzarti, se non costituisci, del resto, un grosso problema col tuo dissenso, allora fanno finta di ignorarti.
Testardo, vado avanti. Pur con tutte le mie perplessità, e con l’animo tormentato. Perché è più forte l’indignazione.
P.S. – C’è chi, all’epoca, sosteneva la necessità di fare una “lunga marcia” nelle istituzioni, per modificarle dall’interno. Bene, era una tattica politica, al pari di tante altre.
Quel che vedo oggi, è che questa lunga marcia la stanno facendo i golpisti di allora.
Perché la Sinistra non cambia mestiere, fallimentare ed abdicataria com’è?
Oggi, Emma Bonino – che di sinistra non ha proprio nulla, “liberale e liberista” com’è (“libertaria”, non lo è affatto. Libertari sono, invece, gli anarchici, e a pieno diritto) – arriva a candidare per le prossime regionali, se ho capito bene (e spero ardentemente di aver male inteso), due famosi terroristi di destra.
Grande è il disordine sotto il cielo e la situazione non mi pare affatto eccellente…
Non mi sembra che la Sinistra, all’atto pratico, sia diversa dalla Destra. Forse in una cosa lo è, diversa: nella grande ipocrisia che la contraddistingue. Provengono o non provengono da Sinistra concetti come la “GUERRA UMANITARIA” (sic!), il “REALISMO RADICALE” (sic! sic!), etc. etc. etc.?
E rimangono sempre attuali gli anatemi che le avanguardie storiche lanciavano contro tutti, a cominciare dagli innovatori di professione. E, per avanguardie storiche, intendo i Dadaisti, i Surrealisti e (oramai anche) i Situazionisti.
Cosa è rimasto del bagaglio teorico che apparteneva al movimento operaio?
Dove son finite la critica della politica, dell’economia politica e della vita quotidiana?
Non sarà certo il prossimo libro, che già si annuncia, dei chiarissimi professori Michael Hardt e Toni Negri, a darci le risposte di cui abbiamo bisogno. Siatene certi. Al massimo, faranno gossip e accumuleranno altri titoli di merito, del tutto personali & privati, per le loro brillanti carriere accademiche.
“… e la Storia continua…”, Elsa Morante, La Storia. Uno scandalo che dura da diecimila anni.
***
Stasera, ho inviato un mare di messaggi in giro.
(v. il mio commento delle ore 18:04).
Argomento: un intervento di Giovanni Giovannetti, pubblicato su Il primo amore, che riguarda il fatto, clamoroso di per sé (sottolineo: CLAMOROSO), che “”Stamane Marcello Dell’Utri ha annunciato di essere entrato in possesso di “Lampi sull’Eni”, il capitolo mancante dell’incompiuto “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini”".
Bilancio: ho ricevuto soltanto due sms.
Qui si parla della morte di Pasolini, della strategia della tensione e di tutto quello che ci ha condotto in quest’epoca brutale, o no?… Silenzio.
Risultato: al giorno d’oggi, è molto probabile che, chi conserva ancora un che di coscienza civile, sia colto da continue crisi di sconforto.
Amen.
http://www.youtube.com/watch?v=NGuyh079rX4
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un saggio di passione morale rara e un blog altrettanto coinvolgente e raro. Grazie di cuore!