approfondimenti, beni culturali, lifestyle, news | 27 febbraio 2010 | 453 lettori condividi su: Facebook Twitter

Progetto Archivi della Moda del ‘900: il made in Italy esce dai cassetti | di Laura Elia

di Laura Elia

Restituire a Roma un ruolo fondamentale nel recupero della memoria di città aperta alla creazione e allo sviluppo della Moda italiana è il principale obiettivo dei promotori del Progetto Archivi della Moda del ‘900: Direzione Generale degli Archivi, Soprintendenza Archivistica per il Lazio (MiBAC) e Associazione Nazionale Archivistica Italiana.

Presentato il 1 febbraio al Tempio di Adriano nell’ambito della settimana della moda, organizzata da Alta Roma, il progetto si propone l’intento di recuperare e valorizzare tutto quel vastissimo patrimonio della moda italiana del ‘900, per tutti questi anni chiuso negli archivi, e renderlo finalmente fruibile al pubblico.

L’idea è nata a seguito di un crescente interesse per il settore della moda da parte dei singoli stilisti, sia a seguito dell’istituzione di veri e propri musei per la salvaguardia di tale patrimonio. Quindi è iniziata un’attività di recupero di bozzetti, foto, filmati, campioni di stoffe, vestiti e calzature fino ad oggi chiusi nei cassetti delle grande maison o di piccoli atelier. Il materiale arriva perciò da archivi di grandi e prestigiosi nomi della moda come Capucci e Gattinoni, o da istituzioni culturali come la biblioteca Chiarini, l’Accademia della Moda e del Costume e l’archivio Centrale dello Stato che hanno sin da subito sostenuto questa iniziativa.

Stefano Dominella della maison Gattinoni è soddisfatto di questo progetto e la sua casa di moda ha aderito all’Archivio consegnando 250 abiti, 350 tavole di campioni di ricamo, lettere di Margaret d’Inghilterra inviate alla signora Gattinoni e molto altro ancora. E lo stesso Dominella a chiarire: “E’ un punto d’orgoglio in più per noi italiani, visto che i nostri competitor francesi non hanno un progetto come questo”, e aggiunge che per la maison, in particolare, ”è stata un’occasione per rimettere in ordine tutto il materiale che avevamo e riportare alla luce delle vere curiosità”.

Accanto all’immenso patrimonio di abiti, stoffe e bozzetti non potevano mancare parrucche (ben 8000) e capelli di ogni lunghezza e colore che provengono dagli archivi della Rocchetti e Rocchetti. Proprio Manlio Rocchetti ci spiega: “Avevo un mucchio di parrucche e di materiale che la mia azienda iniziò a realizzare prima per il teatro lirico poi per il cinema e il teatro; ora, con la nascita di questo archivio abbiamo iniziato a catalogarlo e riordinarlo”. Una ricchezza storica immensa, quella della Rocchetti all’interno della quale si pensa addirittura di raccogliere in un museo.

Il progetto, di durata triennale, prevede anche una serie di attività, come il censimento e l’informatizzazione degli archivi, ma anche una serie di seminari e convegni di studio che saranno organizzati in varie regione dell’Italia, al fine di far emergere le diversità territoriali. Inoltre, il materiale che formerà l’archivio sarà inserito, come oggi è necessario e d’obbligo,  anche in un sito internet, per dare l’opportunità anche e soprattutto agli studenti  e agli studiosi di moda di tutto il mondo di conoscere e approfondire le tendenze degli italiani, dagli anni d’oro della Dolce Vita fino al Novecento.

Il progetto sembra quindi molto interessante e coinvolgente: al momento hanno aderito soltanto le regioni Lazio, Lombardia e Toscana, ma si sono già candidate la Campania, le Marche, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Sicilia. Bene, perchè quando si tratta di Made in Italy chiunque vuole essere inserito in questo che appare ancora un brand d’eccellenza.

 

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1 Commento

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