approfondimenti, arti visive | 4 marzo 2010 | 473 lettori condividi su: Facebook Twitter

Helen Marten: i cattivi schemi da T293 a Napoli | di Barbara Martusciello

di Barbara Martusciello

Da poco inaugurata, l’interessante mostra della londinese Helen Marten intitolata wicked patterns (cattivi schemi), prende il titolo da una descrizione ad hoc che corredava le applicazioni decorative della formica nei per me insopportabili mobili Memphis. Giocosi per forza, leggeri e forzatamente disimpegnati, questi arredi per case benestanti e ricche di qualche tempo fa, oggi storia del Design non solo italiano, sono noti tra addetti ai lavori ma anche riconoscibili ad un pubblico meno consapevole. Ebbene, tra le parole che si affiancano alle decorazioni di tali mobili, ci sono riferimenti disinvolti: al Cubismo, al Futurismo, all’Art Deco, sino ai graffiti, alla giungla e alla città, alla fantascienza, ai cartoni animati, alle stampe africane e ai fumetti giapponesi; insomma, “un labirinto infinito di marchi, loghi e grafica da cui lanciarsi”.

Con il termine wicked tocchiamo vari signigificati linguistici che vanno dall’espressione cool di cattivissimo, usata nel linguaggio colloquiale, passando per il linguaggio degli SMS (WKD!), fino al  – ci indicano dalla galleria T293 che propone l’artista – “perverso, patetico e diabolicamente giocoso signifcato di cattivo comportamento”. Questo crossover tra storia del design e arte ci restituisce di per sè qualcosa di altamente contaminato, “già saturo di immagini da mettere insieme”. Un’attitudine del nostro presente quotidiano, questa, che vitalizza l’opera proposta e la coniuga ad un ironica – e persino sensuale – messa in circolo del senso del suo palesamento.

Sì, è vero: “l’araldica, gli allucinogeni e le emoticon scivolano attraverso le sacre linee del modernismo fino alla banalità della produzione di massa; le tendenze corporative crollano sotto la pignoleria ornamentale ed il valore d’uso viene mimetizzato sotto una cacofonia di modelli e colori”. Poi, dato che dai materiali e dalla loro struttura si è partiti – appunto, da Memphis – Helen Marten tradisce un interesse feticistico nei loro confronti, così come in quello della manualità: tutto messo a regime “con uno sputo di tipo estetico, e la leccata, lucida brillantezza della fabbricazione industriale“: ecco che alto e basso si alternano, raffinato si affianca a grezzo, liscio ad accidentato, progetto (architettonico) allo scarto

Per esempio, George Nelson richiama un pò ludicamente il padre del modernismo americano, mentre due sculture-sedie rimandano evidentemente ad un confronto – pure scanzonato - tra  Rietveld e Wegner. Verissimo, poi, quanto l’opera Tintin di Hergé fondi “la più famosa delle euro-centriche sillhouettes con l’iconografia delle compagnie aeree” si riveli, ad una seconda interpretazione, portatrice di questioni etiche, culturali e con derive (hainoi) anche politiche. L’artista nobilita il fai da te, sembbra anzi innalzare a statuto di diritto il dilettantismo costruttivo  ecreativo, quello giocoso, infantile, l’unico che non faccia danni, ma, anzi, porti un quid di freschezza in una collettività che ha perso il gusto dell’invenzione favolosa e della meraviglia…

Helen Marten, Nata nel 1985, si è diplomata presso la Ruskin School of Drawing and Fine Art, Oxford. Vive e lavora a Londra.  / Helen Marten, Born UK, 1985 and graduated from the Ruskin School of Drawing and Fine Art, Oxford. Lives and works in London.

HELEN MARTEN. Wicked patterns sino al 13 marzo 2010. T293, Via Tribunali 293 Napoli; t +39 081 295882, info@t293.it www.t293.itOpening times: Tuesday – Saturday, 12.00 – 7.00 pm

 

altri articoli di: Barbara Martusciello

1 Commento

Lascia un commento

— richiesto *

— richiesta *