approfondimenti, cinema | 6 marzo 2010 | 588 lettori condividi su: Facebook Twitter

Dalì con Duchamp: l’elogio della segretezza | di Cristina Nisticò

di Cristina Nisticò

Il Cineclub Detour propone mensilmente a Roma alcune interessanti serate a cura di Federico Febbo. Per il mese di febbraio, l’appuntamento è stato dedicato a due grandissimi artisti quali Duchamp e Dalì, ricordati attraverso la proiezione di alcune rare testimonianze video incentrate sugli aspetti privati, personali e artistici dei due maestri.

E’ lo stesso curatore a sottolineare la sua scelta.

Federico Febbo) “Ascoltare le voci dei due artisti, al di là del mero dato biografico, seppur negli effettivi ritratti storici attraverso questi stupendi documentari di difficile reperibilità, conduce lo spettatore in un aliquid che trasferisce il piano del comune sentire in un puro e semplice stato emozionale. L’apparente altezzosità dei due personaggi in realtà schiude la manifesta diffidenza nei rispettivi caratteri degli artisti. L’ombroso Duchamp si concede sospettoso alle telecamere, dandosi però epigrammaticamente al condiscendente intervistatore, l’impenetrabile Dalì impostando invece uno dei suoi molteplici io a mò di schermaglia speculare (nella miglior tradizione del torero de arte e come a difendersi dalle parole altrui) deborda nell’egotismo. Il risultato di tali atteggiamenti clandestini, che determinano una coinvolgente discussione monologante ed epica sia da parte di Duchamp che di Dalì, alla fine di queste personali modalità di linguaggio, rivela di contro una musicalità delle parole dei due grandi artisti, marcata da un pensiero orfico e misticheggiante che si lascia comprendere appieno dal pubblico astante. In un secolo confuso come quello XX, l’unica certezza assiomatica che ci lascia la testimonianza di questi immensi interpreti dell’arte figurativa è che non si dà artista che non sia anche un grande poeta come non si dà poeta che non sia anche un grande artista”.

Una delle testimonianze proposte durante la serata, un filmato di rara reperibilità che documenta alcune intime confessioni dell’artista stesso intervallate da una dettagliata biografia e critica sull’opera, è stata Marchel Duchamp – L’insostenibile leggerezza del XX SECOLO di Jean Antoine, 1966: un’intervista concessa da Duchamp nel suo studio di Neuilly-sur-Seine due anni prima della sua morte.

La proiezione seguente, Dalì a Roma, di Carlo Mazzarella, del 1959, è invece una breve ma intensissima intervista a Salvador Dalì in occasione dell’uscita della sua autobiografia in Italia.

E’ sempre il curatore ad esprimersi a proposito del filmato.

Federico Febbo) “Carlo Mazzarella, noto presentatore Rai, si lascia martirizzare dal genio di Figueres che, con quell’eccentricità che lo contrassegna, demonizza la retorica di una stucchevole simbiosi oratoria del modello televisivo. Sul suggestivo sfondo della prospettiva del Borromini di Palazzo Spada, luogo scelto da Dalì per l’intervista, Mazzarella rassegnato ed in difficoltà cede alla seduzione della bonaria follia di Dalì”.

L’ultimo interessante documento audiovisivo della serata è stato Luci e Ombre di Dalì di Mike Dibb realizzato nel 1997. E’ un documentario che potremmo definire conclusivo, una complessa e dinamica indagine biografica sulla vita e sull’ontonogenesi dell’arte di Dalì.

Concludo con le parole del curatore, uno tra i più preparati intellettuali underground detouriani.

Federico Febbo) “Lo scrittore irlandese Ian Gibson, in occasione di una delle ultime interviste nel 1986 in cui Dalì si concede alle telecamere in un letto di contenzione, subordinato ad un intubazione naso-tracheale, catatonico e quasi irriconoscibile, ripercorre accuratamente dai luoghi dell’infanzia sino agli ultimissimi giorni di vita l’incredibile carriera di questo rivoluzionario artista del secolo breve”.

Il ciclo di queste serate al Detour prosegue mensilmente. Per informazioni: cinedetour.it

 

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