approfondimenti, arti visive | 14 marzo 2010 | 676 lettori condividi su: Facebook Twitter

Appunti di pellegrino 2 | Contributo per un manifesto artistico che non ha bisogno di conflitti | di Carlo Gori

di Carlo Gori

Io sono un artista. E mi dedico completamente all’arte. Lavoro tutto il giorno per il piacere di giocare con il mio spirito, il mio corpo, la mia realtà. Sono pienamente soddisfatto della mia vita e semplicemente felice.

Ogni cosa è musica intorno a me, colore, luce. Anche il mondo mi appare felice, ben regolato dalle leggi degli uomini e della natura. La prosperità condivisa e il godimento del bene e del bello rendono l’umanità generosa e accogliente.

Così, in una giornata di sole come oggi, dalla mia finestra posso scorgere il parco con i papà e le mamme che si rincorrono con i figli, o fanno delle costruzioni di sabbia o parlano agli alberi. C’è una nonnina che tuba con la sua compagna e il laghetto è pieno di aironi.

Il lunedì è per me sempre un po’ speciale, perché mi dedico alla preparazione dei colori che userò per il resto della settimana. Mentre amalgamo le sabbie del mio Bernardo, guidato dalle sue mani e dalle sue parole, quell’intenso massaggio mi fa vibrare punto per punto le lucine d’albero di natale del corpo immateriale conferendo ai colori lucentezza e morbidezza.

Tutto ciò è compiuto ed ecco arrivare il profumo vigoroso della mia prossima opera. Gli occhi si socchiudono e un lungo fiume d’amaro scende a bagnare lo stagno con la dolcezza del caramello; soffio forte in una canna acre a mo’ di zampognaro formando bolle che sospinte al sole diventano di ambra.

Lo stagno sempre più gorgoglia e ribollisce e il mio volto si scompone in ognuna di loro.
Girano, si affrancano, sfidano il mio stordimento: sono così tanto in quelle forme tanto diverse.
Profondamente io si può scriverlo?

Provo a metterlo su tela.

 

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