Incontro spesso Adalberto Abbate durante le mie visite a Palermo. Pochi giorni fa mi sono trovato all’inaugurazione della sua Rivolta nella galleria di Francesco Pantaleone, ma già entrambi lavoravamo ad un’intervista. Il lavoro di Adalberto Abbate sembra non temere rivali, il linguaggio e la ricerca sono sempre coerenti e atti a provocare riflessioni istantanee e affilate. E’ una rivolta politically correct, ma è anche una sequela importante e raffinata di tutte le rivoluzioni che sembrano assopite in ogni individuo e che una rivolta per tutte sembra tirare fuori. Tra le righe emergono tutte le rivoluzioni che alcune generazioni hanno mancato perché non c’erano, mi sembra importante far notare che tra le opere si aprono strani spazi dove sopravvivono queste occasioni perse, ma presenti a vario titolo in un DNA comune, alcune volte sbiadito da facili appartenenze e identità acquistate a buon mercato. Abbate è un sagace suggeritore.
Francesco Lucifora) Rivolta è un titolo forte e ammiccante: quale significato, tra quelli indicati dai dizionari Treccani e Sandron, esplica maggiormente il totale del tuo lavoro per questa personale?
Adalberto Abbate) rivòlta s. f. 1. moto violento e improvviso di sollevamento contro l’ordine costituito, generalmente di non lunga durata e per cause anche lievi…, aggiungerei anche giuste. /est. ribellione a carattere ideologico non necessariamente espressa con azioni tumultuose e violente. Rivolta intesa più come quel sentimento, quella rabbia che ti si agita dentro per un’ingiustizia vista, subita o semplicemente avvertita. Riportando questa frase tra le poesie di Peppino Impastato forse riesco a spiegare il significato più vicino alla mia idea di rivolta: “Esorcizzate i vostri bisogni di saggezza e meditate violenza e vendetta.”.
F. L.) Mi piacerebbe sapere a quali rivolte hai partecipato e a quali avresti voluto prender parte?
A. A.) Ho semplicemente fatto le mie battaglie personali. In Sicilia è un continuo combattere per fare funzionare le cose e per conquistarsi i propri spazi. Per quanto riguarda le rivolte del passato… non so…, avrei dovuto vivere anche tutti quei periodi storici. Quello che so è che parteciperei volentieri a piccole rivolte ma mai a grandi rivoluzioni.
F. L.) Il tuo linguaggio, fin dall’inizio, si riferisce alle disfunzioni della società, i poteri costituiti in gruppi e il tragico umano, tanto per dirne alcuni. Le tuo opere cosa vogliono innescare in chi le guarda?
A. A.) Presentare una serie di lavori in uno spazio è come dare un origine a un discorso ed esporlo a disparati confronti, letture e ad innumerevoli altre domande e soluzioni. I miei progetti costituiscono un tramite tra me e il fruitore, e solo con il confronto le opere si caricheranno di nuovi significati e riflessioni. Tutti i miei precedenti progetti sono infatti nati a seguito di animate discussioni e confronti.
F. L.) Se l’arte è lo specchio di una nazione, credi che in Italia si stiano affermando, tra gli altri, linguaggi basati unicamente sull’estetica dell’ironia e della parodia del presente?
A. A.) Si. La parola d’ordine nell’ arte molte volte e’ ironia ma stando attenti a non disturbare troppo il cane che dorme. Ecco cosa odio di chi fa’ ironia. Il peggio però è che in Italia il sistema dell’arte è come il sistema politico, è un grande insieme di favoreggiamenti e ammiccamenti. In molti casi certe decisioni artistiche vengono imposte proprio da un colore politico…vedi premi…biennali…musei…etc…etc.. Non Parliamo che l’arte in Italia e’ anche Geografia Economica….Nord…centro…Sud. L’arte in Italia e’ come i binari delle ferrovie italiane per il sud si viaggia con un binario solo al nord con l’alta velocità. E poi…parliamo ancora di distanze e centralità delle città d’arte nell’era dei voli low cost…in Italia si pensa ancora con la mentalità dei binari. Non so se hai notato ma l’arte italiana e’ cosi esterofila da creare i cloni …artisti e gallerie perfettamente identici ad artisti e gallerie londinesi…americane… etc..etc. Questo si che è veramente triste.
F. L.) Perché usi spesso fotogrammi del passato recente con sovrapposizioni di simboli forti e massivamente conosciuti?
A. A.) Ho sempre più bisogno di attingere dal passato, a certi entusiasmi, al valore della memoria e soprattutto alla storia delle evoluzioni e involuzioni sociali. Del presente osservo il modificarsi dei significati e delle percezioni della realtà a come si sdrammatizzano e modificano i simboli, le parole, la storia, la verità, la sacralità. Stiamo vivendo in una società sempre più in bilico tra il Dada e il Da-da-um-pa.
F. L.) Mi pare che in giro ci sia sempre meno follia e sempre più artisti ordinati e compunti, che ne pensi?
A. A.) …io già odio la parola artista, sempre di più; peggio ancora odio la figura dell’artista manager di se stesso con colletto bianco retaggio di una Milano-da-bere che adesso ha l’acqua alla gola… Infine odio la falsa follia. Odio molti attori e comparse della commedia dell’arte. In piu’ si dovrebbe dire che l’italia è anche piena di galleristi senza carattere e curatori incompetenti, ma in italia c’è posto per tutti e ognuno sceglie da solo di fare quel che deve o quel che sente.
F. L.) L’interesse per le scritte sui muri della tua Palermo portano ad una mappatura urbana e linguistica della città. Cosa pensi di Palermo e della città come entità urbana in relazione mutevole con le persone?
A. A.) E’ stato difficile archiviare molte delle scritte sui muri di Palermo. Difficile e pericoloso visto che la polizia mi ha seguito e fermato cercando di sequestrarmi il materiale fotografico. Cosa ancora più assurda: ho dovuto farmi fare un permesso da Cristiana Perrella dall’Accademia Britannica di Roma che ancora ringrazio. La cosa più aincredibile è che l’aiuto sia arrivato da Roma perché nessun palazzo culturale palermitano riteneva importante firmarmi un permesso per continuare a lavorare indisturbato. Perché non chiedi a lei come e’ andata? Da questo progetto ne è uscita una città divisa in più parti che si combattono di continuo. Una parte della città è sedata, un’altra invece molto arrabbiata, e mentre una parte è mafiosa l’altra è la più sfegatata controparte. Sui muri si legge una Palermo senza folKlorismi…, piena di ferite e delusioni, dove regna l’ignoranza bigotta e una cultura straordinariamente arricchita da una singolare genialità e cinica l’intelligenza.
F. L.) Che tipo di rivolta credi necessaria in Europa?
A. A.) Tutte quelle necessarie e con ogni mezzo.
Immagini: courtesy francescopantaleone artecontemporanea
- Processione 2009
- Palermo says 2009
- Rivoltas
- For politicians only, 2009


Modica, 1976 | è Laureato in Sociologia con indirizzo Comunicazione e Mass Media con una tesi sperimentale sulla “Storia della videoarte in Italia”. Si è poi formato nei settori della curatela e progettazione culturale attraverso un Master in Curatore Museale e Eventi Arte Contemporanea e Spettacolo allo IED di Roma (2007 – 2008) e un Corso di Alta Formazione in Finanziamenti e Progettazione Culturale all’Istituto Luigi Sturzo, Roma (2008).
Studioso di arte contemporanea e linguaggio audio-video, appassionato e produttore di musica elettronica, fonda a Modica il Laboratorio Autonomo Potenziale, un’Associazione per la diffusione di nuovi linguaggi espressivi, e crea “Kolla”, fanzine di scrittura, suoni e visioni.
Scrive testi critici, idea mostre d’arte ed eventi presso gallerie private e istituzioni pubbliche. E’ copywriter e Pubblicista e scrive per il “Giornale di Sicilia”, per la rivista “Arte & Critica”, per “Konsequenz” (Liguori Editore) e per il web magazine “art a part of cult(ure)”.
mi complimento sinceramente.