Eccoci qua, dopo le ingorde inaugurazioni romane del mese scorso (Hopper, Pelanda, Caravaggio) e mentre ne fioccano molte altre. Felici che i curatori e Skira ci abbiano regalato una mostra e un catalogo di sole 24 opere sublimi. Anche se, a caldo, proprio a causa del catalogo, abbiamo avuto un mancamento. Accantonata per l’occasione la tradizionale struttura critica, notiamo che è nato un nuovo genere di letteratura artistica: la scheda-saggio; del resto, annunciata in conferenza stampa d’apertura, con tante noiose annotazioni rigurgitate dentro al testo. Pertanto ci sentiamo autorizzati a proporre ai nostri lettori un nuovo genere di critica giornalistica: la schele-critica, ovvero la critica scheletrica.
Ambedue, la scheda-saggio e la schele-critica, ingombrano meno, in peso e volume, ma non per scienza e coscienza. Ci perdonino dunque i lettori dell’azzardo: una personale e appunto scheletrica guida all’andata alle Scuderie del Quirinale, il tempio augusteo della caravaggesca pax romana, per la prima delle celebrazioni prevista dal Comitato(ne) Nazionale per il IV Centenario della morte di Caravaggio.
E’ una lista di telegrafiche battute, una per opera, 24 in tutto, anche noi, come i saggi schedatori. Redatte sforzandoci di non leggere, inizialmente, il catalogo e chi lo ha scritto. Sono tutti annoverati tra gli specialisti italiani del Seicento più quotati o in quota, decidete voi se nelle alte sfere dell’empireo o delle nostre culturali bolge terrene.
Battute telegrafiche dunque, cogliendo l’emozione fondamentale e qualche associazione semi-inconscia o automatica. Anche perché, se è vero che il Comitato ha avuto solo 300.000 euro per 20 eventi, come è stato dichiarato in conferenza stampa, meglio risparmiare, anche quello che non c’è più, logorato dallo stress: le meningi. Verificando solo alla fine se sia codeste che la schele-lista reggono alla verifica scientifica, cioè dopo aver letto le schede-saggio degli specialisti. Sorprendentemente ci sembra reggano. Giudicate voi.
N.B.: Se accade, il merito è sempre e solo di Caravaggio.


Le 24 opere, secondo l’ ordine di apparizione, nelle Scuderie:
- Ragazzo con canestra di frutta. Forse il più famoso. L’offerta di sé (a tu per tu con se stesso), cercando il meglio della pittura. Roma, Galleria Borghese.
- Canestra di frutta. Ai vertici (assoluti) con Dürer,Van Eyck, Leonardo e certa pittura greco-romana. Senza bisogno della figura umana, né di una storia. Milano, Ambrosiana.
- Riposo durante la fuga in Egitto. Alle radici dell’amore. Uno dei dipinti identitari della Galleria Doria Pamphili-Roma.
- Musici. Il concerto di putti, con autoritratto e con Amore. Per il camerino del cardinal Del Monte. New York, MET.
- Suonatore di liuto. Ovvero l’unità dei generi (natura morta, ritratto, concerto in pittura). Caravaggio sopravanza di un secolo il suo tempo. S.Pietroburgo, Ermitage.
- I bari. Fantastico. Giunto negli USA nel 1987. Illustre transfugo del più grande Seicento, dalle case e casate italiane ed europee. Fort Worth-Texas, Kimbell Museum.
- Bacco. Ancora più conosciuto del primo. Forse per colpa del Talismano della felicità. Ritrovato nel 1916, nei depositi degli Uffizi, come opera di quarta (?) categoria. Sondaggio tra i lettori: secondo voi Caravaggio era o non era gay? Firenze, Uffizi.
- Conversione di Saulo. Uno dei meno visti dai comuni mortali. A parte quelli ancora da ritrovare. Roma, Collez. Odescalchi.
- Deposizione. La morte di chi ami. Come pietra nella tua memoria. Musei Vaticani.
- Incoronazione di spine. Meglio di Tiziano. Vienna, Kunsthistorisches Museum.
- Flagellazione di Cristo. Classicità e verismo moderno. Napoli, Capodimonte.
- Adorazione dei pastori. Dalla stalla alle stelle. Dal letame nascono i fior. Messina, Museo Regionale.
- Giuditta e Oloferne. Fottere il nemico. Come dovere patriottico/civico. Roma, Palazzo Barberini.
- Amore vincitore. L’unità dei generi (natura morta, vanitas, scena mitologica, scena sacra, scena profana tra sensualità e ironia). Berlino, Staatliche Museen.
- Cena in Emmaus. In osteria, nei bassifondi. Londra, National Gallery.
- San Giovanni Battista. Adolescente introverso. Kansas City-Missouri, Nelson-Atkins Museum.
- San Giovanni Battista. L’imberbe e ignudo pastore, senza tabù, in affettuoso colloquio coll’ariete. Roma, Musei Capitolini.
- Sacrificio di Isacco. Trilussa avrebbe scritto:
Isacco: Perchè proprio a me doveva capitare sto’ pazzo?
Angelo: Ma nun fa’ fesserie!
Abramo: Dici? Che sto a fa’ na c….?
Caprone: Mbeeeee…..
(all’angelo:) Che ce l’hai con me? Firenze, Uffizi. - San Giovanni Battista. Adolescente senza problemi, pronto a divertirsi. Roma, Palazzo Corsini.
- Cena in Emmaus. In trattoria, coi soliti. Milano, Brera.
- Cattura di Cristo nell’orto. Livido tradimento dell’amicizia. Dublino, National Gallery of Ireland.
- Amore dormiente. Erede del mondo classico. Precursore di tanti, da Bernini a Genovesino. Firenze, Galleria Palatina.
- David con la testa di Golia. Ritratto postumo. L’orrore della giustizia antica. Roma, Galleria Borghese.
- Annunciazione. C’era una volta Caravaggio. Il peggio conservato. Nancy, Musée des Beaux Arts.
Concludendo:
Sulla scheda-saggio, un dubbio sorge spontaneo: equivocando tra divulgazione e semplificazione del lavoro redazionale, non abbiamo forse un ibrido che non centra il target? Né quello popolare, né quello degli addetti? La buona divulgazione è comunicazione assai depurata: semplice nella forma ma solida nella sostanza. Qui si scrive per addetti, è miope negarlo, ma tagliando corto sull’armamentario critico utilizzato per arrivare al testo definitivo. Esso esiste, per carità, ma non viene ordinato per consultarlo ogni volta che sia necessario. Chi lo possiede già, lo legge (o lo salta) tra le righe (letteralmente) e spesso rilegge, per afferrare sinteticamente il discorso principale. In altri termini: non solo non c’è indice dei nomi, dei luoghi (ma ormai a questo ci siamo abituati) ma nemmeno note per risalire sistematicamente agli studi precedenti e diverse schede-saggio non hanno riferimenti bibliografici completi e nemmeno parziali. E’ comunque possibile apprezzare il lavoro fatto, malgrado certi limiti, ma chi dovrebbe comprare un catalogo così concepito? Fortunato chi lo riceve in regalo, visto che non potrebbe esaurientemente utilizzarlo per studio. Altri succosi dettagli glieli racconteranno sotto voce (ad es. pare che il Canestro di frutta dell’Ambrosiana sia stato concesso in cambio di… ). Chi andrà a comprarsi l’opera omnia sui Caravaggeschi da 350 euro? I non addetti sono divisi in due gruppi: chi non trova uno strumento pensato per una sincera divulgazione e chi si sforzerà di leggere al modico prezzo di euro 29. Forse gli studenti? Tanto bisogna fidarsi. E noi ci fidiamo, per carità, almeno in partenza. Malgrado la bagnarola conformistica in cui siamo tutti immersi, noi restiamo interessati… Ma forse ci sbagliamo e il catalogo sarà un successo 1. Proprio quello che il pubblico chiedeva.


La schele-critica invece è tutta colpa nostra, ma non serve per estrarre scheletri dagli armadi. Volevamo farlo, ma nessuno si presta. Nemmeno Sgarbi, che arrivando al Ministero… con Calvesi che lo ha invitato a intervenire – in Conferenza stampa-, ha fatto i complimenti al Comitato per tanta operosità ( tra mostre e progetti) quasi rammaricandosi di non aver partecipato con una sua iniziativa e citando anche lui (dopo l’autorevole “Il Giornale dell’Arte”) le restauratrici private – non dipendenti da pubblica amministrazione, per intenderci – dell’Adorazione di Messina. Troppo dotate di spirito imprenditoriale, si rimprovera, ma forse involontarie parafulmini, con la scusa del restauro facile e show-business oriented, di un’Italia che di fatto lascia languire nell’abbandono le sue istituzioni migliori, come l’Istituto Centrale del Restauro 2. Lo Sgarbo nazionale, assente alle Scuderie, il giorno precedente, da Hopper, aveva rubato la scena al padrone di casa, Emmanuele Emanuele, paragonando proprio l’artista americano al Merisi. Anche la temutissima Mina Gregori, che avevamo interpellato speranzosi, sebbene turbata dall’assenza di spunti critici per il pubblico e dal buio pesto delle sale espositive, si fa indulgente per i tanti impegnativi prestiti dall’estero. Ma si riaccende sentendo che Caravaggio non sarebbe mai stato omosessuale (Calvesi). “Lo dice lui! Guardi come somiglia a Jackson.”. Ed è veramente pax romana. Forse, fino alla prossima puntata.
(1) La mostra, comunque da vedere, è da un’idea di C. Strinati e a cura di R. Vodret, F. Buranelli. Il catalogo della mostra delle Scuderie invece è: CARAVAGGIO (a cura di C. Strinati et al.; schede di AAVV), Skira Editore, 2010, edizione italiana e inglese, 248 pagine, € 49,00, prezzo in mostra € 29,00 (edizione in brossura).
(2) Sulla recente pulitura della pala di Messina vedi: Merlini, V., Storti, D., CARAVAGGIO. Adorazione dei pastori, 2010.
La Mostra: CARAVAGGIO. Roma, Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio, 16. Dal 20 febbraio al 13 giugno 2010; orari: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30. www.scuderiequirinale.it; www.mondomostre.it.
Immagini: Canestra di frutta; Incoronazione di spine; Deposizione; Giuditta e Oloferne; Musici; I Bari.
Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci.
Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.


Bell’articolo e originale l’idea della recensione scheletrica! Sono stato anche io alla conferenza stampa e ricordo bene Mina Gregori che protestava perché avrebbe voluto una mostra più grande, con più pezzi dubbi, tipo i famosi doppioni (come il “Ragazzo morso dal ramarro”). Per intenderci, avrebbe messo tutte quelle croste che studiosi come lei o Marini hanno attribuito a Caravaggio negli ultimi 20 anni: lodevole e coraggiosa, quindi, l’idea di esporre solo ed esclusivamente le opere sicure.
Una cosa, però, è certa: con questa alle Scuderie hanno inventato una nuova idea di mostra, stile “Grand Hotel”: quadri che vanno, quadri che vengono. E non è affatto una buona notizia. Il 25 marzo il “Riposo durante la fuga in Egitto” andrà a Genova per la mostra “Caravaggio e l’arte della fuga”, i tre dagli Uffizi e Pitti torneranno a Firenze per la mostra su “Caravaggio e i caravaggeschi” (anche qui un nuovo tipo di mostra, ovvero la “mostra remake” visto che ripercorrerà quella storica del 1975). Infine, la “Flagellazione” di Capodimonte non è stato possibile ammirarla all’inaugurazione perché era già esposta a Napoli per la mostra sul Barocco e si dovrà aspettare che termini, a metà aprile, per mandarla alle Scuderie. Mi domando: è lecito verso lo spettatore tutto questo andirivieni di opere?
Vero, non è per niente niente corretto un tale tam tam mediatico, frizzi lazzi e cotillon per una mostra presto tronca di pezzi importanti che saranno spostati dalle Scuderia tra poco.
Inoltre dopo una fila interminabile e poco organizzata, ecco srbirci un allestimento pessimo e un’illuminazione che, come scrive la dott.ssa Traversi, è terribile. Ma se Caravaggio è luce, LUCE, non potevano chiamare professionisti BRAVI a occuparsi di ligth design, come in ogni altro paese (Francia, Germania, Inghilterra, ma anche Grecia e Spagna) avrebbero fatto e fanno?
Sul catalogo, filologia inclusa, ancora una volta concordo con l’articolo.
E’ un piacere leggervi.
Di pari passo al passo con la Traversi; aggiungo domanda: ma è buona e senza macchia l’opera che proviene dal Metropolitan o no?!!!
non ho ancora potuto vedere il C delle scuderie, andrò presto. ma mi sembra di capire che mancano tutte o quasi le opere “romane”, forse perché sono a roma e quindi chi vuole se le va a vedé dove stanno. le schele critiche, ancorché azzardose, sono interessanti: proprio per la loro estrema sintesi. le porterò con me quando andrò. bello anche il richiamo alla contemporanea mostra di hopper, nipote di gran talento e cuore del C. mi soffermo un attimo sulla deposizione. ho passato molto tempo, in innumeri occasioni, davanti alla “sublime” scena di teatro che è la deposizione di raffaello alla borghese: qualcosa mi ha sempre non “acchiapapto” (come direbeb mia nipote alessandra) ma come si fa davanti a raffaello? guardando la dep di caravaggio comprendo: qui, nonostante il gesto enfatico del giovane giovanni, il dolore ti coinvolge si fa tuo, perché qui c’è non la rappresentazione del dolore ma il dolore in carne e ossa, perché qui le “figure di persone” (come direbbe il belli) sono appunto persone, e il dolore per la morte del figlio e dell’amico che un milione di volte si ripete sulla terra ad ogni giro di sole – celato o piuttosto scavato nell’ombra – è dolore che tu hai provato, che proverai, che sai.
Bellissimo leggere non solo l’articolo ma i commenti specialmente quello di mario quattrucci, che aggiunge riflessione e spunti d’approfondimento a quel che ci avete sin qui dato :-) !
quando ce vò ce vò!
:-)
C’è sempre una lunga fila, per entrare a questa mostra romana, quindi
- il Caravaggio è amato a prescindere
- le Scuderie sono molto pubblicizzate e lo è la mostra
- la gente segue come una mandria quello che va, che funziona, che tira
- la mostra è, tutto sommato e compeso, ben orchestrata
A voi la scelta…
caravaggio e le sue pennellate, tra tutto il frullato dell’arte e della contemporeanietà, non si può perdere,
semiseria? Alla fin fine è serissima! Strana ma vera.