approfondimenti, art fair biennali e festival, arti visive | 20 marzo 2010 | 1.303 lettori condividi su: Facebook Twitter

BaRock: tra poesia, mistica visionarietà e impatto mediatico | MADRE a Napoli | di Emiliana Mellone

di Emiliana Mellone

Barocco è un termine su cui ancora oggi ci s’interroga, probabilmente derivante dall’aggettivo spagnolo barrueco, designante una perla irregolare, oppure dalla definizione di un complicato sillogismo, detta baroco, o, infine, proveniente dal francese baroque, dal significato di stravagante, bizzarro.

Periodo di forti contraddizioni, di inquietudini politiche, sociali e religiose, di rivoluzioni artistiche e culturali, di scoperte scientifiche ed astronomiche, il Barocco diviene oggi metafora e manifestazione della condizione di Napoli e dei napoletani, percepita a cavallo di un dualismo infinito tra antico e nuovo, tra passato e presente, tra passioni e paure.

In occasione della rassegna campana Ritorno al Barocco, il Museo MADRE presenta la mostra BAROCK – Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea, mostra collettiva altisonante che sta registrando pareri discordanti, ma fa parlare di sé la critica.

L’obiettivo è stabilire un parallelismo tra l’immaginario della cultura barocca e la realtà contemporanea, attraverso contributi sensazionali degli artisti più quotati del momento. Artisti che puntano dritto allo stomaco, che investigano l’attuale e integralista fervore religioso, che s’interrogano sulle possibilità della scienza, osando dubitare delle strutture e sovrastrutture che ci vengono imposte.

Primo in ordine d’apparizione, Damien Hirst, con Heaven, uno squalo monumentale immerso in formaldeide, che richiama il ciclo della vita e il conflitto esistenziale con il quale l’essere umano è costretto a confrontarsi. Impostosi come enfant gâté della nuova generazione di artisti britannici, grazie al sensazionalismo delle sue opere (Black Sun), la follia megalomane (Black Sheep, Divided), l’audience (Karma) ottenuta presso il collezionista più noto del mondo – Saatchi -, Hirst ha reso la propria produzione un vero e proprio caso. Regina di Barock è sicuramente ORLAN, il cui operato risente della cruenza tipica delle prime performance, ma attraverso un vocabolario nuovo e mediatizzato: in Opération-chirurgicale-performance n°7 dite Omniprésence Gros plan sur un des rires, la sua settima operazione di chirurgia plastica viene ripresa e trasmessa in video. Il lavoro di ORLAN tocca l’antropologia (Mirror-portraits-stress of our society), la psicoanalisi, l’estetica, la scienza, eleggendo la chirurgia a medium di trasformazione del sé e a medium artistico tout court.

Non meno provocatoria e irriverente è Le Drapé- Le Baroque Étude documentaire en marbre: Le Drapé-le baroque. Buste d’ORLAN en sainte ORLAN, in cui emerge il confronto con l’Estasi di Santa Teresa del Bernini, enfatizzando la scandalosa pulsione erotica derivante dall’esperienza di estasi mistica. Infine, Maurizio Cattelan, che continua ad operare nell’ambiguità, trasformando il narcisismo nella parodia di se stesso, lasciando agire tutto il potere significante dell’immagine, la sua irriducibile polisemia, attraverso una carica (auto)ironica che interviene criticamente spiazzando la realtà e le sue leggi date. Con Untitled, 2008, sul tabernacolo della Chiesa di Donna Regina Vecchia, s’innalza una donna di spalle, la faccia e il corpo costretti contro un lenzuolo bianco del tutto simile a quello di un letto d’ospedale o di morte, sembra crocifissa, ma non ci sono segni sul suo corpo. La scultura punta la propria forza perturbante sul ribaltamento delle coordinate spaziali dal piano alla parete, per rappresentare una condizione femminile di asservimento e prostrazione, che riecheggia, in quei luoghi un tempo sacri, il martirio di Cristo.

E ancora, tra i grandi nomi: Gilbert & George, Cindy Sherman, Jannis Kounellis, Jeff Koons Anish Kapoor, Matthew Barney.

Altrettanto degni di menzione sono i lavori di Giulia Piscitelli (Operaio), i reticolati, simili alle gabbie rigide e alle strutture in ferro dei luoghi di segregazione e di violenza di Mona Hatoum (Paravent), l’installazione del collettivo Claire Fontaine (Is freedom therapeutic?) che diffida e lascia meditare sulla reale efficacia della libertà conquistata dalla legge Basaglia (nella scultura di cartapesta di Marco Cavallo), nonché sul sistema dell’arte contemporanea e sulla libertà creativa (e anomala) che è consentita solo in questo contesto.

Una mostra visionaria, a tratti eccessiva, poetica, di grande impatto mediatico, sicuramente da vedere.

Partecipano a Barock: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco – Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.

La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato, al MADRE -Museo D’Arte Contemporanea Donna Regina, è in corso sino al 05.04.10.

 

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2 Commenti

  • Fa certamente scalpore, questa mostra che è una visione parziale, personalissima del concetto di Barocco: eppure è pertinente.

  • insomma, mostra molto alla moda, tanta sensation e poca profondità…

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