approfondimenti, news | 23 marzo 2010 | 663 lettori condividi su: Facebook Twitter

Antonio Cimino: Percorsi Percettivi

di artapartofculture redazione

Antonio Cimino: Percorsi Percettivi
inaugurazione:
23 marzo 2010, dalle ore 18.00
La Nube di Oort,
Via Principe Eugenio 60, Roma
Dal 23 marzo al 15 aprile 2010

Barbara Martusciello: Antonio Cimino è un artista di lunga storia e con radici nella tradizione non-figurativa che è riuscito a rinnovare con minimi scarti, deviando in maniera originale – e originaria – verso una sua personalissima astrazione pittorica progettuale.
La sua è una creatività che è stata alimentata da esercizio pittorico, tanto studio, da incontri e frequentazioni importanti – lui, giovane artista ancora neofita – che hanno configurato in modo definito il suo procedere seguente: le chiacchierate con Giulio Carlo Argan e l’amicizia e il supporto intellettuale di Filiberto Menna, che tanto ha influito sulla sua evoluzione successiva caratterizzandola immediatamente in senso razionale, meditativo, essenziale.
Così, la sua pittura si è fatta minimale, rigorosa e prende il via fattivamente da un’ossessione per l’inizio, per la trama e la superficie che affronta con un corpo a corpo sotterraneo ma altamente problematico. Cimino fa, già dall’approntamento delle sue opere, appello all’urgenza e alla necessità di un prima, cioè di una pratica preparatoria che precede l’organizzazione dell’immagine. Comincia dai telai, poi passa alle tele e le lavora preventivamente, ricavando accuratamente un territorio espressivo: strato dopo strato, tinta su tinta, innesca una liaison con lo spazio di base – bianco essenzialmente, ma qualche volta nero – che dovrà accogliere i segni e via via tutta la composizione.

Antonio Cimino) “Sì, è un meccanismo ormai insistente, per me: devo fare ogni cosa così, principiando a costruire dal nulla e lentamente”…

B. M.) …da un grado zero, per realizzare via via tutto da solo…

A. C.) “sì, direttamente, altrimenti non posso dirmi soddisfatto: spesso ho distrutto i lavori quando non sono partito da qualcosa che ho preparato io sin dai colori, che mescolo e impasto per ottenere quel determinato bianco o quel ramato; dagli additivi, che filtro, modifico e non uso mai così come escono dalla fabbrica; dai supporti, che sono lino, bisso, canapa neutra a metraggio; dalla vernice finale che non è quella industriale ma che creo espressamente”.

B. M.) Tale scelta non ha valore artigianale né è consuetudine puramente tecnica ma assolutamente progettuale. Con una sorta di operatività zen, attraverso la quale pulire lo sguardo, Cimino così si appropria di uno spazio vergine che diventa campo d’azione di una nuova visione. Da raggiungere con la lentezza dell’esperienza e del metodo e con un’integrità intellettuale che l’artista tradisce in ogni suo fare e che ha bisogno di una giusta misura e durata per realizzarsi.

Il tempo fa parte integrante dell’opera: non si percepisce, non è visibile a una prima fruizione, ma è elemento poetico che entra in gioco nel gioco serio dell’arte. Poi, le forme vengono fuori velocemente…

A. C.) “Non ci metto tanto, a quel punto, dato che ho tutto già in testa, e la prima fase, più delicata e laboriosa, è stata fatta”.

B. M.) Ecco, quindi, organizzarsi sulla superficie pittorica particolari palesamenti aniconici: reiterati con una variazione minima, a volte, ritmicamente impostati e con il peso e il valore di ripetizione differente. Che fa la differenza.
Queste sue marcature e campiture si distendono sulla tela – anche su carta, talvolta – come una sorta di tessitura ipotetica, dedali minimali o concatenazioni più complesse, impronte che fanno trapelare una pelle sotto la pelle della pittura. Questa che Antonio Cimino realizza sembra quasi una scrittura nativa, perentoria, spessa, che rimanda a mappature della mente, fatta di frammenti che tendono continuamente a un’aggregazione organica e priva di pathos.
E’ chiaro: ogni residuo di emotività è eliminato per far posto a un ideale di equilibrio e purezza che oggi non è facile trovare, tantomeno nelle investigazioni d’arte che non siano storicizzate e con radici nel riduzionismo o nell’analitico.
Sono eleganti, anche aristocratiche, queste formalizzazioni, che nulla concedono nemmeno all’illusionismo prospettico o a una mimesi, di tutt’altra natura…

A. C.) “Infatti. Non è quello che m’interessa. Cerco qualcosa di diverso, di meno emotivo possibile”.

B. M.) Così, se Cimino non rivela alcun interesse per una visione imitativa della realtà, non lo ha nemmeno per il lato sentimentale dell’opera…

A. C.) “Certo, perchè sarebbe ridicolo. Si deve avere il coraggio di astenersi dall’eccesso”…

B. M.) Quindi: rinunciare al rumore di fondo – remove background noise – come si fa in sala di registrazione musicale, per avere un sound definito e limpido.
La nitidezza della grammatica astratta di Cimino è fuor di dubbio, pertanto, e ogni atto e scelta è per lui fondamentale: fa parte della concettualità della sua ricerca. Che è lontanissima da ogni caduta didascalica: anche per questo la scelta della titolazione delle sue opere è un’apparente non-scelta.
Con Senza Titolo si indica non la resa da un idea precisa quanto la negazione di un soggetto-oggetto unico protagonista, l’enigmatica persistenza della pittura e la densità di significati che una qualifica potrebbe ridurre ad un racconto, influenzando l’autenticità di un’evidenza. Evidenza fatta di queste sue segnaletiche presupposte e strutture fantastiche che sembrano galleggiare su una superficie. Sappiamo bene che esiste una profondità della superficie in cui si attua e si esplicita il qui e ora della relazione.
Così possiamo individuare, in queste pitture bidimensionali, una costruzione di realtà di confine dove l’articolato e sfuggente abisso della ragione possa forse trovare origine ed alimento. Riuscendo persino, come sempre l’arte sa fare, a comunicare e a suggerire inediti modi di vedere e intendere se stessi, le cose e il mondo: Cimino propone la sua, di base di osservazione e di riflessione: in punta di pennello.

La Nube di Oort
Via Principe Eugenio 60, 00185, Roma
tel.: 3383387824
stanescu@alice.it
www.lanubedioort.it
Dal 23 marzo al 15 aprile 2010
Inaugurazione
23 marzo, ore 18.00


Si ringrazia:
Gioielleria Delisio Oro

dal 1962
P.zza A. Volta, 20 – tel 0874/899141
Frosolone (IS)

 

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3 Commenti

  • Interessante incursione in un astrazione che non ha ancora perso d’attualità nella storia dell’arte.

  • nonostante quello che certi vogliono farci credere, per esempio a Venezia, Padigione italiano passato dei Beatrice, e in quello che vedremo nella prossima di Sgarbi, queste ricerche rigorose, intellettuali ma con cuore esistono e insistono dando apporti importanti all’Arte!!!!!

  • molto bella la mostra e la galleria è carina, fa proposte libere, e è intrigante il suo legame con studi scientifici e link con l’Università. Grazie, prima non la conoscevo.

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