approfondimenti | 25 marzo 2010 | 1.243 lettori condividi su: Facebook Twitter

Gillo Dorfles: quando la critica fa arte: Il lato piu’ inconsueto del Critico d’Arte | di Costanza Rinaldi

di Costanza Rinaldi

Forse non tutti sanno che il più popolare critico d’arte Gillo Dorfles è anche artista, pittore, scultore. Ce l’avevano anticipato la mostra Il pittore clandestino al Pac nel 2001 e appena due anni fa il video-documentario della Provincia di Milano. Il 25 febbraio invece, a Palazzo Reale, si è inaugurata la mostra interamente dedicatagli dal titolo Gillo Dorfles – L’avanguardia tradita. Nell’ala laterale del Palazzo, si snoda un lungo percorso che ripercorre piacevolmente la storia prettamente artistica del meglio conosciuto critico, spaziando da quadri a piccole sculture fino a disegni di prezioni gioielli. La mostra curata da Luigi Sansone racconta ottant’anni della creatività inarrestabile di Dorfles ed è la dimostrazione della sua più fedele costante cifra stilistica mai abbandonata di fronte al passare degli anni. La sua arte concreta assolutamente libera ed astratta è sempre rimasta legata a una fantasia unica, che è riuscita ad essere un po’ alla Mirò e un po’, per sola ispirazione, direttamente collegata a Paul Klee (considerato dal critico il più grande artista del Novecento).

E’ il Macmovimento arte concreta – al quale partecipò negli anni ’50 a segnare le linee della sua arte: non astrazione dal realismo, ma invenzione di nuove forme, spesso vicine al mondo organico. Forme e geometrie che ricordano la natura, persino in qualche caso l’anatomia umana, ma mai con intenti concettuali. La magia dell’Arte Concreta sta proprio nella capacità di trasformare immagini che, di certo provengono dal mondo esterno, ma che quando sono trasportate sulle tele assumono una totale spontaneità e si dimenticano le loro origini. Pienamente rigoroso come critico e saggista, indipendente da principi filosofici ed epistemologici come artista. La prima opera è del 1930 in china: 3 figure su sfondo nero, ermetiche, ghignanti ma che risultano allo stesso tempo coinvolgenti e vitali. Seguono pochi paesaggi (”Dopo Cézanne non si può più dipingere un paesaggio”, dice lo stesso Dorfles), e poi c’è la serie dei Matti.

Dopo essersi laureato in medicina a Roma tra il 1937 e il 1940, Dorfles seguì un corso di specializzazione in psichiatria all’ospedale di Pavia e qui, la frequentazione quotidiana con i pazienti, la sua fervida curiosità e la grande capacità di captarne gli stati d’animo, lo spinsero a realizzare alcuni acquarelli, le sue uniche opere figurative.

Composizioni libere, in parte misteriose, giocose, ma caratterizzate da intelligenza e grande ironia. ”L’arte è il migliore de giochi”, afferma egli stesso in un’intervista rilasciata a Gian Marco Walch, e prosegue: ”l’arte è nemica del razionale, non è mai totalmente consapevole, deve essere schiava dell’immaginazione, deve essere una fuga dal lavoro, dallo studio e dal fracasso della vita”.

Chiude la mostra una piccola ma interessante sezione fotografica, nella quale sono raccolte immagini di Dorfles con altri volti dell’arte contemporanea, come Pierre Restany, Arnaldo Pomodoro, Renzo Piano oppure mentre presenta una mostra di Baj allo Studio Marconi. Sono quasi tutte immagini della Milano artisticamente militante, quella stessa Milano che non è mai piaciuta veramente a Dorfles, perchè i suoi abitanti non sono fantasiosi come bisognerebbe. Di certo però è la città nella quale è iniziata la sua carriera di critico e saggista grazie all’incontro con Mazzotta, da sempre suo editore fidato. Anche in quest’occasione, infatti, oltre al più piccolo catalogo dedicato esclusivamente all’esposizione, primeggia il Catalogue Raisonné edito Mazzotta. Uno spaccato inconsueto, una finestra su una personalità ricca e stimolante che appartiene ad un’altra generazione di critici. Ben lontana da quella presente.

Palazzo Reale – Milano> Gillo Dorfles – L’avanguardia tradita | Fino al 23 maggio 2010, info: 02. 54918

Immagini:

  • Spilla, 2006
    Argento dorato (fusione nell’osso di seppia), 4,5 x 5,5 cm.
    Collezione dell’artista
  • Perplessità, 2000
    Acrilico su tela, 140 x 100 cm.
    Collezione privata
  • Terracotta dipinta, 20 x 7,5 x 2,5 cm.
    Firma e data sul fondo:”Gillo 44”
    Collezione dell’artista
  • Composizione con creste e spirale, 1950
    Olio su tela, 39,5 x 29,5 cm
    Collezione privata
  • Senza titolo, 2008.
    Pennarello e acquarello su carta, 28 x 22 cm.
    Collezione privata

 

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1 Commento

  • Ricevo e volentieri pubblico:

    Gentilissima Martusciello,
    segnalo (allegato ritaglio stampa della pagina, n.d.r.) il mio articolo su Dorfles sul quotidiano “PUGLIA” e tre poesie di Dorfles pubblicate sulla mia rivista “PORTOFRANCO” (gen/.mar 1995).

    Lieto dell’incontro, Le porgo i migliori auguri per la Pasqua.
    Angelo Lippo

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