approfondimenti, cinema, photogallery | 16 aprile 2010 | 1.105 lettori condividi su: Facebook Twitter

Cella 211 | di Daniele Ferrise

di Daniele Ferrise

Buio, lenta dissolvenza sul primo piano di un uomo con in mano una sigaretta. L’uomo estrae una parte del filtro, lo riscalda sulla fiamma dell’accendino e lo affila sulla pietra.

Con un passo ha già attraversato per intero la larghezza della sua piccola e mal illuminata stanza. É davanti al lavandino, senza esitare si recide i polsi con la rudimentale lama. Mentre immerge le braccia nell’acqua, oramai satura di sangue, il suo volto scavato è sereno. Finalmente è libero.

Con questa immagine cruda, si apre il sipario su Cella 211 (titolo originale: Celda 211) del regista Daniel Monzòn (autore anche di La Caja Kovak), produzione ispanofrancese distribuita in Italia da Bolero Film.

Juan Olivier (Alberto Ammann), sposato con una donna incita al sesto mese di gravidanza (Marta Etura), dopo aver lavorato in un mattatoio é al suo primo incarico come secondino in un carcere di massima sicurezza. Per fare buona impressione, si presenta sul posto di lavoro con un giorno d’anticipo.

I nuovi colleghi gli illustrano le varie procedure da seguire prima di scortare i detenuti in cella. Durante la visita al settore dedicato ai prigionieri più pericolosi, un frammento d’intonaco di una parete in via di ristrutturazione si stacca colpendo Juan alla testa. Nel tentativo di rianimarlo, le guardie lo distendono sul letto di una cella vuota, la 211. A causa di una rivolta all’interno del carcere, le guardie, sono costrette ad abbandonare il settore senza aspettare che Juan rinvenga.

A guidare l’insurrezione c’è Malamadre (Luis Tosar, incredibilmente bravo e nella parte), già responsabile di una rivolta avvenuta dieci anni prima in un’altra prigione.

Juan, rinvenuto, sopraffatto dal naturale istinto di sopravvivenza capisce subito che non può rivelare la sua vera identità. Si finge un detenuto e fiancheggia Malamadre nella rivolta. Facendo propria la frase tipica di Juan: “si fa quel che si può”, faranno pressione sul governo al fine di migliorare la vivibilità del carcere, tenendo in ostaggio detenuti appartenenti all’Eta.

Vincitore di 8 premi Goya, Cella 211 ha conquistato la giuria aggiudicandosi il titolo di Miglior film, Miglior regia (Daniel Monzón), Miglior attore (Luis Tosar), Miglior attrice non protagonista (Marta Etura), Miglior attore esordiente (Alberto Ammann), Miglior sceneggiatura non originale (Daniel Monzón e Jorge Guerricaechevarria) e Miglior suono (Sergio Burmann, Jaime Fernàndez e Carlos Farauolo).

Il film è tratto dal romanzo di Pèrez Gandul, ma la storia originale è stata arricchita da un grande lavoro di documentazione. “Al momento di scrivere la sceneggiatura, Jorge Guerricaechevarria e io – dichiara il regista – dovevamo essere consapevoli di ciò che raccontavamo, anche per sapere fino a che punto potevamo eventualmente spingerci nel dire cose non verosimili”.

La ricerca ha coinvolto tutte le persone che nella loro vita quotidiana hanno a che fare con il carcere: detenuti, le loro famiglie, secondini, educatori etc. Entrare a contatto con queste persone ha permesso agli sceneggiatori di meglio comprendere le problematiche che accompagnano regolarmente la vita dei detenuti e delle loro famiglie.

Il film risulta così avere uno stile simile al documentario, con una struttura narrativa classica intervallata da flashback, che aiutano la leggibilità degli avvenimenti e ne spezzano la linearità che a volte risulta essere pesante.

La fotografia di Carles Gusi, con giochi di ombre e luci velate, contribuisce a dare drammaticità al racconto, aiutata dalla scenografia “naturale” (vero carcere abbandonato riportato alla luce dalla maestria dall’équipe artistica).

Cella 211 è una vera e propria tragedia, attraverso la disavventura di Juan Oliver, lo spettatore si immedesima nell’ “eroe”, prova pietà e terrore nel pensiero di trovarsi in una situazione simile. Riesce ad affezionarsi e a ben volere Malamadre, grazie all’amicizia che stringe con Juan.

L’insieme delle cose spinge lo spettatore verso la catarsi.

Durante la visione del film sentimenti contrastanti si accavallano generando momenti di profonda tensione e carica emotiva, tenendo lo spettatore appeso all’emozione fino all’ultimo fotogramma.

Ci si commuove, si odia, si spera, si arriva alla consapevolezza che la nostra vita può cambiare da un momento all’altro, prendendo direzioni impreviste, annientando la normale percezione di giusto e sbagliato, bene e male.

  • Data di uscita nelle sale italiane: 16 aprile 2010
  • Distribuzione: Bolero Film
  • Titolo originale: Celda 211
  • Paese: Francia/Spagna
  • Anno: 2009
  • Durata: 104 minuti
  • Genere: azione, thriller
  • Regia: Daniel Monzón
  • Interpreti: Luis Tosar, Alberto Ammann, Marta Etura, Antonio Resines, Carlos Bardem.
  • http://www.cella211.it

Immagini:

  • Ufficio Stampa Ornato Comunicazione

 

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