Merita una segnalazione il primo appuntamento dedicato alle rassegne di videoarte organizzato da Across Video, progetto a cura di Cristina Nisticò che anche quest’anno si dedica alla diffusione della cultura di quel fare video che, a partire dagli anni ’60, attraversa massicciamente il mondo dell’arte contemporanea fino ai giorni nostri.
Video e non solo, il cineclub Detour, nella nuova sede in via Urbana, inaugura una nuova stagione all’insegna di proiezioni e dibattiti che vedono protagonisti i capolavori dei padri della video arte, artisti contemporanei, critici ed esperti del settore. Non solo video proiezioni ma anche dibattiti, approfondimenti critici, confronti, seminari per comprendere al meglio gli universi dei grandi maestri e dei maggiori esponenti dello scenario contemporaneo.
Una valida rassegna dei più importanti lavori del francese Robert Cahen è stato il tema di un primo incontro: un’immersione tra proiezioni, racconti e dibattiti fino a mezzanotte.
Dagli anni ’70, fino al 2003, più di 30 anni di sperimentazione attorno ai temi cari a Cahen quali il rallentamento dell’immagine, la memoria, il tempo della vita. Protagonista è un’umanità che si manifesta attraverso voci, volti, rumori e piccoli gesti ai quali fanno da sfondo grandi paesaggi sottilmente trasfigurati per acquisire un’identità nuova, aliena, onirica. Un tempo sospeso, quello di Cahen, in una dimensione immaginativa eppur concreta perchè fatta di persone e spazi reali.
Attraverso la proiezione di estratti da ‘Karine’, 1976, ‘Juste le temps’, 1983, ‘Hong Kong Song’, 1989, ‘Voyage d’hiver’, 1993, ‘L’étreinte’, 2003 si è attraversato il percorso artistico di Cahen che, musicista alla scuola della musica concreta, imparò a usare strumentazioni ed effetti elettronici d’avanguardia negli studi televisivi. Insieme alle potenzialità degli effetti del montaggio analogico e poi digitale, Cahen fu tra i primi a sperimentare il legame stretto tra audio e video, riflettendo sul ruolo del suono come spazio sonoro e non come mero strumento di accompagnamento dell’immagine.
Cahen, gioca con dissolvenze e dilatazioni spazio temporali, assemblando equilibrate e suggestive sequenze in cui le immagini si fondono l’una nell’altra e il tempo si dilata. Trasforma così le apparenze in evocativi slittamenti di tempo, ripetizione di elementi che si adagiano sulla realtà per enfatizzarla, arricchendone ed evidenziandone i dettagli per svelare un’essenza nuova.
I 5 video proiettati vanno a sintetizzare questo percorso che vede protagonisti l’uomo, il paesaggio e il suono. Dalle sperimentazioni legate ai linguaggi del mezzo fino ai suoi viaggi intorno al mondo, Cahen carica ogni sua esperienza della sensibilità del viandante, con un occhio attento alle sospensioni evocative dei vuoti, sempre in bilico tra l’apparire e lo svanire perché ‘tra apparizione e sparizione passa sempre un momento di incertezza, un momento di interrogativo’ […]’che spinge il pubblico ad interrogarsi a sua volta’. (Cahen, Lucca 2009)
Su questi ed altri interrogativi si è dibattuto venerdì 9 aprile al Cineclub Detour insieme a Silvia Bordini, critico e docente di arte contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza e Nicola Sani, compositore e critico, Presidente della Fondazione Isabella Scelsi di Roma. I due interventi sull’immagine video e sul suono, come in un video di Cahen, si completano offrendo ai partecipanti un valido scorcio su una delle esperienze più significative della video art.



bellissimo articolo! fresco, impegnato, ricco di notizie e spunti critici.