approfondimenti, libri letteratura e poesia | 6 maggio 2010 | 866 lettori condividi su: Facebook Twitter

Dalla cronaca alla graphic novel: quando voci, parole e immagini diventano un unicum | di Isabella Borghese

di Isabella Borghese

Arriva proprio sul filo la presentazione del libro “Non mi uccise la morte” di Luca Moretti e Toni Bruno, una grafic novel edita da Castelvecchi .  Arriva nel giorno in cui si conclude l’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi.
Quello che non si conclude, però, è il nostro orrore per ogni dignità calpestata, ferita, stroncata. Come la vita.

“In tutti i momenti ricordare che Stefano è morto solo, senza genitori è la sofferenza più grande che conservo”.
Sono queste le parole pronunciate da Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, il geometra ucciso a ottobre da una morte quanto mai inquietante perché la sua vita si sarebbe potuta salvare. Un’affermazione, questa su citata, esposta e condivisa con un pubblico attento e mortificato in un rispettoso silenzio. Difficile scordare quel viso e le emozioni che chiunque, come me, avrebbe e ha potuto intrappolare durante quell’incontro.

Ma che le pagine di cronaca nera si rivelino sempre motivo di interesse e curiosità per l’opinione pubblica non è un mistero né tantomeno una novità. A tal proposito l’incontro “Dalla cronaca alla Graphic Novel” presso gli edifici di Strada Sociale, prima strada dell’economia sociale a Roma, ha consegnato agli intervenuti, interessati quanto numerosi, il pregio di assegnare voci, immagini e parole in un unico e avvincente incontro.

“Il fumetto – prende subito parola Antonio Bruno, illustratore – è uno strumento popolare e come mezzo di comunicazione permette di raggiungere un’ampia fascia di persone. Da qui, dunque, è nata l’idea di lavorare al progetto dedicato alla morte di Stefano Cucchi”.

Appartiene allora ad Antonio Bruno la mano illustratrice di Non mi uccise la morte, la graphic novel scritta da Luca Moretti ed edita da Castelvecchi. Un istant book che ha permesso a entrambi gli artisti di narrare attraverso voci/parole e immagini in chiaro-scuro l’inquietante e tragica vicenda realmente accaduta al giovane geometra. Non mi uccise la morte, canta il titolo della copertina alludendo, non a caso, a un mai tramontato Fabrizio De Andrè e a seguire, La storia di Stefano Cucchi: arrestato a Roma il 15 ottobre del 2009, tradotto in carcere, e mai più uscito vivo, chiarifica il sottotitolo.

E proprio quest’ultima, necessaria e apprezzata pubblicazione, che conserva l’eco di una reazione, un desiderio di raccontare e non scordare, sembra esser divenuta poi il pretesto per i redattori di Terranullius.it, tra cui Lorenzo Iervolino, moderatore della serata, di far incontrare Cronaca e Graphic Novel ricordando tutte quelle morti o quelle vicende di cronaca nera che negli ultimi anni in Italia hanno ottenuto un posto doveroso nella nostra memoria, con la speranza ogni volta, che nulla di tutto questo trovasse la strada della ripetizione.

Strada Sociale ha così ospitato artisti e opere di cui sarebbe possibile attuare vari parallelismi. Christian Mirra, con la graphic novel Quella notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova (Guanda), ha partecipato lasciando scorrere le immagini delle sue illustrazioni rigorosamente in bianco e nero dando voce alla sua esperienza di giovane italiano partito per presenziare al G8 eppure… sarà un caso che dopo il G8 proprio lui abbia deciso di trasferirsi a Barcellona? La voce di Christian ha conservato il merito di richiamare l’attenzione e il rispetto della sala. Lui mentre raccontava la violenza di quei giorni come se tutto fosse accaduto ieri, ricordava anche persone che con sufficienza e superficialità sapevano solo proferire Chissà cosa deve aver fatto lei per avercele prese!

In fondo, c’è da supporre che nella graphic novel l’illustratore beneventano, non ha chiesto altro che partecipazione a una violenza di cui lui è stato, purtroppo, vittima e spettatore.

A seguire Alessio Spataro e Checchino Antonini con Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza italiana (minimum fax). Non scorrevano immagini questa volta, ma sfogliavamo la storia di Fabrizio Aldorovandi, quando poi a chiudere è stato Sherwood Comix. Immagini che producono azioni un progetto antologico indipendente a cura di Claudio Calia e Emiliano Rabuiti con 51 contributi e prefazione di Luca Casarini.

Senza alcun dubbio Strada Sociale è stata la cornice ideale per un incontro in cui l’esperienza di un uomo e poi di un’artista si uniscono a divenire condivisione nell’arte e nel sociale.

 

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2 Commenti

  • Grazie Isabella! Per rispondere alla tua domanda, no: non ho deciso di andare a vivere a Barcellona dopo il G8. Ci vivevo giá, e ci vivo tuttora. Ma certo che l’Italia di oggi non mi da molte ragioni per tornarci…

  • ciao christian! grazie della tua risposta. l’italia di oggi: non a caso ieri per l’ennesima volta ero a una serata simile alla vostra in cui si parlava di precariato. e come al solito le notizie non sono mai, MAI confortanti. un mondo che ci costringe a restar “piccoli” quando all’età nostra un tempo le persone avevano famiglia e figli. grazie a te! un abbraccio e saluta Barça

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