
Ogni tanto tra le numerose iniziative e gli eventi proposti nel mondo dell’arte ve n’è qualcuno che vale la pena considerare come punto di svolta, l’inizio di un nuovo cammino o almeno uno stimolo per proporre un rinnovato metodo di pensiero e azione.
L’evento qui trattato riguarda un settore come quello della Didattica Culturale da sempre trattenuto nelle retrovie, considerato di secondario -se non terziario- interesse all’interno dell’intricato sistema dell’Arte, ma in realtà portatore di un compito e di un ruolo fondamentale in questo circuito, in quanto veicolo atto a far conoscere, a comunicare e intereagire con l’arte contemporanea. Zonarte è il nome della manifestazione appena conclusa a Torino, nella quale per la prima volta si sono trovati a collaborare insieme (non solo nella realizzazione, ma anche nell’ideazione del progetto) tutti i principali dipartimenti didattici della città e della regione Piemonte.
Dal 26 aprile al 2 maggio, ospitati all’interno degli ampi e luminosi spazi della Fondazione Merz, gli uffici educativi di sei importanti realtà artistiche contemporanee (per la precisione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Cittadellarte Fondazione Pistoletto, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, PAV – Parco Arte Vivente) hanno allestito ognuna una propria scena in cui realizzare e proporre al pubblico attività pratiche di laboratorio secondo argomentazioni e temi attentamente scelti e sviluppati.


Quest’occasione è nata ad opera di un’iniziativa spontaneamente e intelligentemente avanzata dalla Fondazione Arte Moderna e Contemporanea CRT, la quale ha proposto alle realtà educative culturali del territorio piemontese (tra le più attive ed interessanti in tutto il paese) di unire le loro forze e riconosciute competenze per dar vita ad un nuovo momento e un nuovo spazio dedicato all’incontro e al confronto del pubblico con l’arte contemporanea.
Siamo tutti consapevoli di quanto la cultura del tempo presente abbia una natura sfuggente e spesso una produzione vorace – a volte troppo effimira, a volte non così attenta a tessere fili relazionali direttamente dall’opera e dal progetto artistico verso l’osservatore, sia esso un fruitore occasionale o volontario – quindi, più che mai ora, bisogna sostenere un’attività e una progettualità volte ad ideare programmi e azioni che stimolino e incentivino la comunicazione con l’arte contemporanea.
Durante questi sette giorni si è avuta l’occasione di entrare in contatto, in un unico tempo e luogo, con i le differenti metodologie che ciascuna di queste realtà culturali propone. In un programma da vero tour de force si sono alternati laboratori e attività didattiche – rivolte a studenti di varie fasce d’eta, fruitori con disabilità di vario genere, famiglie e passanti occasionali – ma anche una serie di conferenze ed incontri incentrati sui temi della didattica culturale, della comunicazione e della progettazione nell’arte contemporanea – portando ogni sera a testimonianza i più autorevoli rappresentanti del settore. Infine nella rassegna Crossroads (ideata insieme al Museo Nazionale del Cinema di Torino) sono state proiettate ogni sera rare e prezioso pellicole, testimonianza dell’incontro tra cinema, arte e musica.


Tutto questo ha permesso non solo ai differenti pubblici di confrontarsi con esperienze e approcci diversi, ma anche ai mediatori e ai realizzatori dei laboratori di evidenziare e riconoscere i linguaggi comuni e le diversità stimolanti che rappresentano per ognuno di loro un’operatività ben distinta.
Vediamo da vicino alcune delle esperienze laboratoriali proposte in questa manifestazione.
Zone-Zine, è uno dei progetti laboratoriali presentati dal PAV_Parco d’Arte Vivente. Come racconta Orietta Brombin, coordinatrice del dipartimento, il laboratorio intende presentarsi come una “zona nella zona, concentrata sulla comunicazione, nella raccolta di stimoli e dinamiche venutesi a creare durante la settimana del festival”. Recuperando la tradizione delle zine (abbreviazione per indicare piccoli magazine, da fanzine) di origine anglosassone, australiana e americana – e che nonostante la natura no profit e la tiratura limitata hanno rappresentato, a partire dagli anni Settanta, “grandi valvole di comunicazione tra le persone” -, i ragazzi sono invitati ad ideare delle loro personali edizioni, riproducibili facilmente in fotocopie (quindi realizzabili successivamente anche da soli), lavorando nella redazione allestita in loco e utilizzando gli strumenti e i vari materiali di recupero messi a loro disposizione. Perseguendo una linea che è propria del Pav, anche nel laboratorio si è portata l’attenzione su argomenti derivati dai più vari campi moltidisciplinari: Biologia creativa, Microsguardi, Ibridazioni e Paesaggi.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, di cui la proposta e promozione artistica si spingono ben al di là del territorio piemontese, ha un dipartimento educativo da sempre interessato ad affiancare da vicino gli artisti contemporanei con il fine di educare ad una conoscenza consapevole e partecipativa dell’arte di oggi e promuovere un’attività non limitata ai confini del museo. In occasione di zonarte si sono concentrati “sull’utilizzo di uno spazio dedito all’arte e all’esposizione come luogo performativo”, come precisa la coordinatrice Elena Stradiotto, scegliendo “la fotografia come linguaggio per rendere in immagini le azioni compiute”. Partendo da un’idea come quella del ritratto di gruppo, i mediatori chiedono al loro eteregeneo pubblico di ri-proporre un’immagine a loro ben nota (nel genere della foto di classe o dei ritratti di famiglia) con i linguaggi e codici dell’arte contemporanea, modificando così “le formule standard dell’immagine e dell’idea di ritratto fotografico, in una formula che dia quello spazio di libertà che poi è la creatività che esiste in uno spazio laboratoriale”. Interessante, soprattutto in un territorio multiculturale come quello torinese, è anche il progetto laboratoriale Windwörtern -parole al vento (ispirato ad un progetto dell’arstista Rupprecht Mathies) proposto sempre da questa fondazione. Rivolta, in questo caso, ad insegnanti e mediatori, e a giovani e adulti di origine immigrata o meno, l’attività invita a recuperare quelle parole appartenenti ad un bagaglio tradizionale e personale che inevitabilmente ci portiamo dietro e a riflettere su come questi ricordi si inseriscono nell’ambiente (e nella diversa cultura) in cui ci muoviamo. Le parole venute fuori subiscono poi un ulteriore sviluppo, trovando una nuova dimensione e forma attaverso il disegno, la modellazione, la composizione.
Lo scopo primario di intereagire con la società e lavorare comunicando a stretto contatto con tutti gli ambiti che la compongono, muove tutta la realtà di Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Partendo dal concetto di Terzo Paradiso, opera di Michelangelo Pistoletto – nella quale si riconosce e si dà massimo valore all’assunzione di responsabilità nel perseguimento di una trasformazione della socità – il centro di ricerca Associazionedidee, ideatore di innovative proposte educative all’interno della fondazione, attua un recupero di quella creative collaboration promossa proprio da Pistoletto negli anni Settanta. Nei laboratori da loro realizzati durante il festival, ragazzi di scuola superiore ogni giorno sono chiamati a ideare un progetto formativo e a collaborare insieme per la sua realizzazione. In queste operazioni educativo-sociali sono coinvolti expert di campi artistici diversi, provenienti dal mondo della musica, della letteratura, dell’animazione, a dimostrazione di come i diversi generi di comunicazione si interelazionano nella società, creando flussi di energia e creatività sempre nuovi.
“Qui si prova a rompere l’argine lavorando fisicamente in un luogo che è ancora quello museale, ma nello stesso tempo si propone una contemporaneità che coinvolge direttamente la società, attivando una collaborazione effettiva”, come afferma Ruggero Poi che con Andrea Lupi si occupano della progettazione e delle attività di Associazionedidee. “Si recupera un’Arte che è innanzitutto esperienza”, e questo lo vediamo, tra l’altro, anche nel laboratorio Gnocchi Bar in cui, coinvolgendo il gruppo artistico Arabeschi di Latte, si rifà la tradizionale ricetta degli gnocchi per dare il via ad una cucina collettiva che richiama, questa volta, la collaborazione di tutti gli addetti ai lavori della manifestazione. “Le idee nascono dalle persone, come le cose che stanno al mondo, nascono dalla generazione e la generazione si fa sempre in due, c’è quindi una pluralità all’origine di ogni individualità”, in fondo nelle parole che Andrea Lupi usa per definire il pensiero guida delle attività di Associazionedidee, è facile riuscire a rintracciare una formula condivisa da tutto questo festival.
Vedi le interviste, i raconti e i commenti sul blog di zonarte: http://zonarte2010.wordpress.com/
Immagini di F. Campli:
- il Terzo Paradiso
- allestimento zonarte, Fondazione Merz
- Lab_La Borsa, ad opera di Ecollective
- postazione del blog di zonarte
- Ortografico, laboratorio Pav_PArco d’Arte Vivente
- Gnocchi Bar, laboratorio Cittadellarte Fondazione Pistoletto


Dopo aver conseguito una Laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio artistico, completa gli studi con un biennio specialistico in Arte Contemporanea, entrambe in università romane.
Durante gli anni di studio, trascorre un periodo nella Francia del sud per conoscere più da vicino l’ambiente culturale francese e perfezionare la lingua. Nel 2000 segue il corso per Curatori di mostre inaugurato l’anno stesso dall’Associazione Futuro e l’anno seguente svolge un’esperienza di tirocinio presso la galleria Il Ponte Contemporanea di Roma. In seguito, affianca la breve ma intensa attività di un altro spazio espositivo romano (galleria Davar) e collabora ad eventi d’arte (Loop, a cura di Francesco Stocchi e Lorenzo Benedetti) e manifestazioni d’arte contemporanea (TraMonti’005, a cura di Athena Panni, Cecilia Canziani e Adrienne Drake). E’stata assistente di un artista (Giuseppe Pietroniro) e di curatori (Mirta d’Argenzio) e ha collaborato all’edizione di un catalogo d’arte (2006, ed. Skira). Per un anno ha lavorato come assistente curatrice alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, collaborando all’attività espositiva e organizzativa (2008). Attualmente è interessata a conoscere più da vicino il lavoro di enti e strutture culturali che promuovono un dialogo più ampio e dinamico tra i molteplici linguaggi artistici di diversi paesi.