Dopo un breve saggio introduttivo sulla storia del rapporto tra ARTE e IMPRESA diamo inizio a questo approfondimento organizzato in un nuovo OSSERVATORIO che tratterà, appunto, di ARTE e Aziende, ovvero IMPRESA… Lo facciamo attraverso la voce e le testimonianze di alcuni protagonisti del settore.
Intervistiamo il Presidente della Fondazione Casoli, Francesco Casoli, legato all’Azienda Elica: “In tutto il mondo Elica è sinonimo di efficienza, innovazione e design nella produzione di cappe da cucina. In 39 anni oltre 53 milioni di famiglie di tutto il mondo hanno scelto i prodotti Elica per la qualità della loro aria in cucina. Probabilmente i migliori prodotti presenti oggi sul mercato”. L’Azienda Elica ha ricevuto il Great Place to Work Italia per il secondo anno consecutivo ed è ottimo esempio di responsabilità sociale d’impresa (o Corporate Social Responsibility, CSR) – che le hanno valso molti riconoscimenti ad hoc – per le attività e l’attenzione mirata che l’azienda rivolge non solo ai dipendenti ma anche al territorio a cui il fondatore, Ermanno Casoli prima, e i suoi eredi oggi, sono molto legati.
L’impegno di Elica in ambito culturale dura da diversi anni: dal 1997, infatti, l’azienda ha sostenuto il Premio d’Arte Contemporanea dedicato a Ermanno Casoli, istituito dal figlio - Francesco, appunto – Vice Presidente della Fondazione Ermanno Casoli. Questa “nasce con l’intento di dare vita ad un moderno sistema di mecenatismo culturale volto a sostenere nell’ambito territoriale in cui si muove, una rete di iniziative di interesse nazionale e internazionale. La missione principale della Fondazione è quella di promuovere l’arte contemporanea, l’architettura e il design, di attivare un’azione didattica e pedagogica sugli abitanti del territorio, di favorire i rapporti e le collaborazioni di artisti, architetti e designer, con le numerose industrie presenti nella Regione”.
Barbara Martusciello) Riconosci valido quanto affermato tempo addietro da Michelangelo Pistoletto, cioè che l’impresa si rigenera nell’arte?
Francesco Casoli) Sicuramente. Basterebbe che ogni persona imparasse anche solo una cosa nuova, affinché l’azienda progredisca.
B. M.) Di cosa si occupa la vostra struttura? Come opera nel settore peculiare della cultura al quale guarda e che tipo di investimenti gli dedica?
F. C.) L’azienda opera nella produzione di elettrodomestici progettando, costruendo e commercializzando in tutto il mondo cappe per cucina. Fin dalla sua nascita si è distinta per la capacità di consolidare una vocazione cosmopolita e di accogliere stimoli provenienti da diversi ambiti, con un’attenzione continua alle persone. Infatti Elica svolge da sempre azioni di responsabilità sociale. L’investimento in cultura è stata una naturale conseguenza di questa impostazione, nata da una radicata propensione per le contaminazioni multidisciplinari e dall’interesse verso il mondo della creatività.
B. M.) Quando e perché ELICA/Fondazione CASOLI ha deciso di occuparsi e investire nell’arte e nella cultura?
F. C.) Per Elica l’impegno in ambito culturale è iniziato in maniera sistematica nel 1997, con l’istituzione del Premio d’Arte Contemporanea Ermanno Casoli, dedicato alla memoria di mio padre. Volevamo infatti che il suo spirito eclettico e curioso, il suo amore per l’arte e la sua capacità di far dialogare mondi diversi trovassero continuità anche al di fuori dell’attività produttiva. Dopo dieci anni di premio, nel 2007, è nata la Fondazione Ermanno Casoli, un’istituzione che si dedica in maniera autonoma e sistematica alla promozione, valorizzazione e divulgazione dell’arte nel territorio, favorendo, in particolare, il rapporto con l’industria.
B. M.) Vi affidate ad esperti di settore o le decisioni sono tutte interne alla vostra struttura?
F. C.) La progettazione delle attività e la scelta dei collaboratori, anche esterni, è affidata al direttore artistico della Fondazione…
B. M.) è Marcello Smarrelli, storico dell’arte, critico e curatore…
F. C.) La sua presenza all’interno della struttura garantisce la qualità dei progetti proposti, sia grazie alla sua grande competenza in ambito artistico, sia grazie alla sua capacità di far dialogare il mondo dell’arte e quello dell’industria nel pieno rispetto delle singole specificità di ciascun ambito. Inoltre, la Fondazione si avvale della consulenza di un Comitato Scientifico e di un Consiglio d’Amministrazione, di cui fanno parte professionisti di diversi settori, che con il loro apporto multidisciplinare e la loro competenza danno un contributo importante alla crescita della Fondazione stessa.
B. M.) È statisticamente provato che un’azienda impegnata nell’arte contemporanea comunichi all’esterno, quindi ai possibili fruitori, stabilità, affidabilità, dinamismo e modernità… Vi riconoscete in queste caratteristiche?
F. C.) Queste caratteristiche fanno parte del DNA di Elica e sono espresse anche nel nostro decalogo di valori perché costituiscono, prima ancora che un riconoscimento esterno, un obiettivo a cui tendiamo quotidianamente.
B. M.) Questa liaisons con l’arte e la cultura contemporanea ha senso ed è quindi sostenibile anche in un’epoca di gravissima crisi economica mondiale?
F. C.) L’arte e la cultura creano un ambiente fertile al cambiamento, alla rottura degli schemi classici di pensiero, scardinano alcuni stereotipi che creano resistenza di fronte a tutto ciò che è nuovo o semplicemente diverso. In altre parole, generano quella flessibilità mentale indispensabile per affrontare con prontezza e originalità le difficoltà e le opportunità che si presentano di volta in volta. Direi quindi che, in un momento di crisi come quello attuale, l’investimento in arte non solo ha senso, ma può essere salvifico.
B. M.) Credete che l’arte sia troppo difficile da capire per un più vasto e generico pubblico? Come avvicinare a questo linguaggio i distratti, i disinteressati o chi ha preconcetti, cioè una maggioranza di possibili fruitori?
F. C.) L’arte contemporanea vive un rapporto contraddittorio con la realtà, si è creata una distanza profonda tra il pubblico e le opere d’arte che risultano spesso incomprensibili e volutamente ostiche. Per questo è indispensabile svolgere un’azione di decodifica. L’arte di per sé, come tutta la cultura, se non è decodificata non serve a nulla. Per questo tutti i progetti della Fondazione sono studiati per includere e coinvolgere le persone. Cerchiamo di farle partecipare attivamente, portando gli artisti a dialogare e lavorare insieme alle persone. Cerchiamo di valorizzare e di dare senso ai progetti attraverso la relazione diretta tra i protagonisti del mondo artistico e il pubblico di non addetti ai lavori.
B. M.) In cosa consiste, esattamente, il vostro agire nel campo del mecenatismo, nell’investimento e nell’impegno in arte e nella cultura?
F. C.) La Fondazione Ermanno Casoli realizza una serie di attività che attraverso percorsi diversi, mirano a promuovere e diffondere la cultura a livello regionale e nazionale. Tra queste c’è il Premio d’Arte Contemporanea Ermanno Casoli, che consiste nel produrre un’opera permanente legata al territorio e capace di relazionarsi e colloquiare con questo complesso tessuto. Altri progetti, come E-STRAORDINARIO e le FEC Lectures mirano a far incontrare artisti o professionisti di varie discipline, con un gruppo eterogeneo di persone. Nel primo caso attraverso la formula del workshop, nel secondo attraverso seminari dedicati a un tema di grande e attuale interesse culturale e sociale. Le opere realizzate sia durante i workshop che in occasione del Premio entrano a far parte di Elica Contemporary, la collezione d’arte contemporanea esposta all’interno dell’azienda, nei luoghi di lavoro. Inoltre, è attivo fin dal 2008 un programma di viaggi verso i più rappresentativi e interessanti luoghi espositivi dell’arte contemporanea (da Manifesta 7 al MAMbo di Bologna, dal CIAC di Foligno alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia). Passaggi invece è il titolo di un ciclo di mostre e convegni itineranti che la Fondazione intende potenziare nel proprio territorio per svolgere in maniera capillare una attività didattica, al fine di rendere comprensibile l’arte contemporanea a un pubblico sempre più vasto.
B. M.) I vostri clienti, utenti e partner comprendono quanto proponete loro? Come si rapportano alle proposte contemporanee? Interagite con loro in qualche modo prima di prendere le vostre decisioni di impegnarvi o investire in questo o quel progetto?
F. C.) Soprattutto all’inizio è stato necessario abbattere qualche perplessità e dissolvere un po’ di scetticismo e di diffidenza, perché, come dicevamo prima, l’arte contemporanea è vista come un qualcosa di ostico ed elitario. Inoltre questa disciplina, già difficile da veicolare, veniva inserita in un contesto quanto meno insolito, quello dell’industria. Sono state quindi fondamentali l’attività di decodifica dei messaggi formativi e l’attenzione nel sensibilizzare prima tutte le persone coinvolte.
B. M.) Su quali basi fate le vostre scelte culturali? Quali i programmi che vi interessano, quali gli artisti?
F. C.) A guidare le scelte culturali del direttore artistico Marcello Smarrelli sono principalmente gli obiettivi e i valori espressi dalla mission della Fondazione. Per questo vengono coinvolti quegli artisti il cui lavoro e la cui poetica presentino una particolare sensibilità verso questi obiettivi, ovvero: capacità di lettura del territorio, attitudine progettuale, fine didattico e pedagogico, interesse verso temi di carattere sociale, attenzione verso l’urbanistica, l’architettura, il design, propensione a sviluppare collaborazioni con l’industria.
B. M.) Quali sono le strategie di marketing che vi guidano nell’impegno o nell’investimento?
F. C.) Elica è un’azienda che ha saputo distinguersi per la sua grande attenzione al design, grazie anche alla collaborazione con importanti designer internazionali, come Gaetano Pesce, David Lewis o Stefano Giovannoni. Il passaggio dal design all’arte ha rappresentato un ulteriore evoluzione dell’interesse dell’azienda verso il mondo della creatività e i suoi meccanismi intrinseci. L’arte infatti, ha la capacità di influenzare il sistema industriale nel suo complesso, smuovendo il pensiero e generando forme nuove. L’interazione dell’arte con un sistema organizzativo nel suo complesso mette in condizione poi le persone di realizzare prodotti innovativi per design e funzionalità. Si tratta di un processo in cui il prodotto industriale non rappresenta che la punta dell’iceberg di un processo totalmente rinnovato.
B. M.) Qual è il concreto ritorno che avete riscontrato in termini di comunicazione e immagine della vostra azienda e struttura?
F. C.) Elica ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, come il Great Place to Work Italia, per tre anni consecutivi (2008, 2009, 2010) o il Premio Etica e Impresa nella categoria Responsabilità Sociale (2009). Inoltre, abbiamo ottenuto una grande attenzione da parte della stampa di entrambi i settori, sia artistico che economico/finanziario che ci ha permesso di avvicinarci a un pubblico novo, a cui l’azienda non era abituata e che altrimenti non avremmo mai raggiunto. I riscontri di questo tipo di iniziative sono sempre a lungo termine e spesso non sono tangibili o indicizzabili. Ciò che abbiamo potuto constatare finora è stato prima di tutto l’entusiasmo e lo stupore espresso dalle persone coinvolte; la relazione che i dipendenti hanno instaurato con gli artisti, che in molti casi è continuata anche alla fine dei workshop, abbattendo pregiudizi e diffidenze; il numero sempre crescente di dipendenti che chiedono di partecipare a iniziative di questo tipo; l’incremento, sia quantitativo sia qualitativo dei curricula che arrivano in azienda, tanto da farci ottenere il riconoscimento Top Employer sia nel 2008 che nel 2009. Oltre alle numerose partecipazioni e citazioni come case study sulla relazione arte-impresa.
B. M.) Registrate come fertile l’affiancamento del privato e del pubblico? In che termini e misura? Con quali risultati?
F. C.) Oggi accanto al termine mecenatismo, troviamo sempre più frequentemente quello di investimento culturale che si riferisce alle risorse sempre più cospicue impiegate dalle aziende private a sostegno della produzione artistica, risorse che diventano uno strumento integrativo, se non addirittura sostitutivo, dei finanziamenti pubblici. All’interno di questo quadro, Associazioni e Fondazioni assumono il ruolo importante di istituzioni che illuminano le zone d’ombra tra il Pubblico e il Privato, aprendo una terza via tra un Pubblico che non riesce a far fronte alla domanda culturale del Paese, e un Privato che normalmente dedica le proprie risorse al campo dell’economia e non della cultura.
B. M.) Avvertite il rischio di esagerata contaminazione tra arte e sistema dell’arte, e soprattutto mercato, quindi di assoggettamento della prima alle regole del business?
F. C.) Trovo romantica ma lontana dalla realtà la considerazione che l’arte e il mercato siano due mondi antitetici. Quello dell’artista è in fin dei conti un lavoro e come ogni lavoro viene remunerato. Anche Caravaggio e Raffaello percepivano del denaro in cambio delle loro opere. Ciò che rende grande un artista è la sua capacità di conciliare la propria libertà espressiva con le esigenze contingenti.
B. M.) Che cosa è oggi la Cultura? Se è importante, per chi e perché lo è?
F. C.) La Cultura oggi non è diversa da quella che è stata o da quella che sarà, nel senso che non è qualcosa di dato una volta per tutte, non è un insieme di nozioni, ma è un atteggiamento, un’aspirazione. Ha a che fare con la volontà dell’uomo di farsi continuamente delle domande, di andare oltre le conoscenze date. Per questo è fondamentale e importante per tutti.
B. M.) Ritenete che le arti visive abbiano un ruolo importante nella società, oggi?
F. C.) In un mondo in continua evoluzione le arti visive ci aiutano a non perdere mai quel gusto di meravigliarsi che conduce alla scoperta ed è la spinta fondamentale per la scienza come per qualsiasi attività umana.
B. M.) Qual è la Cultura nella quale vi riconoscete e che vorreste vedere valorizzata e quale Arte?
F. C.) La Cultura nella quale ci riconosciamo è generata da uno stato mentale dinamico, che scaturisce dalla curiosità e dalla volontà di migliorarsi. È la Cultura della ricerca, della sperimentazione, dell’indagine di strade sempre nuove. In questo contesto l’Arte che cerchiamo di valorizzare è un’arte che esplora senza pregiudizi la realtà, a caccia dell’inedito.
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La strada dell’innovazione passa anche attraverso il caso e l’errore. È il principio ispiratore di E-STRAORDINARI O#2. L’intelligenza del caso, il workshop tenuto da Cesare Pietroiusti e organizzato dalla Fondazione Ermanno Casoli e Elica. Servizio di Matteo Marini









Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente. E’ particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti e a quella underground, all’area dei nuovi linguaggi fra intercodice e tecnologia, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha insegnato in prestigiose istituzioni, gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica", nonché per una quindicina di riviste di settore e per magazine tra i quali "Time Out". Ha diretto Gallerie d’arte contemporanee, ha gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa; ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit., Roma, 2009. Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha, inoltre preso parte come relatrice docente a Racconti di Storia dell'Arte al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011) e a Visti da Vicino alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) Dal 2009 è titolare di due cattedre all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture ed è co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Ha da poco ricevuto la nomina come membro della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.


un altro interessantissimo articolo, anche piacevole da leggere, forte di essenziali puntuali questiti che focalizzano benissimo questo corteggiamento tra le Aziende e l’arte, sino al matrimonio … A volte, quando non spesso, i matrimoni finiscono male, però …
molto bello, siete bravi!
questi sono temi interessantissimi da indagare, grazie di averlo fatto tanto intelligentemente e senza sbavature, cosi’ si comprendono dinamiche e realta’ non solo della cultura ma in generale delle cose. Buon lavoro e aspettiamo il seguito.
T.
in fondo tutto è arte, il bello che è dentro di noi e il bello che si emana da noi….nel mio quotidiano, nel mio lavoro e nei miei rapporti familiari l’arte è la melodia di sottofondo della mia esistenza…..complimenti a voi, mecenati del XXI secolo