approfondimenti, convegni & workshop, teatro danza | 9 giugno 2010 | 1.249 lettori condividi su: Facebook Twitter

Lindsay Kemp. La favola infinita del camaleonte che danza | di Isabella Moroni

di Isabella Moroni

Il 19 e il 20 giugno prossimi la Roma dei teatri accoglierà un nuovo seminario condotto da Lindsay Kemp, organizzato da MovieMachine.
Studiare con Kemp è, da decenni, un’esperienza unica, una scoperta del proprio immaginario, un mettere a frutto tutte le personali potenzialità in un movimento costante fra emozione e tecnica.
Lindsay Kemp è stato colui che ha destrutturato e ristrutturato il senso del mimo, riempiendolo di significati innovativi che, fra gli anni ’70 e gli anni ’80 sono stati  utilizzati da numerosissimi artisti internazionali: da David Bowie a Kate Bush, per non parlare dei registi internazionali come Ken Russel che hanno collaborato con lui.
La sua arte è sempre stata spontaneamente omnivora, spaziando dalla pittura all’opera lirica, dal barocco al minimalismo, dal Varietà al Butoh, ma in ogni sua manifestazione è sempre inconfondibilmente intensa, estrema, travolgente, ironica e poetica.
La sua energia inarrestabile si è sempre alimentata di curiosità e certezze, come ci racconta lui stesso in un’ intervista degli anni ’80.

Qual è la parola che meglio ti rappresenta?
Camaleonte, perchè prendo i miei colori da ciò che mi circonda. Da solo non riesco ad esprimermi, la mia ispirazione viene dalle figure che ho sempre amato come Nijinski e Picasso,oppure dalla gente che vedo attorno a me. E poi non è necessario conoscere quale sia l’origine dei miei colori perchè io non esprimo altri che me stesso.

Dunque, quali sono i tuoi miti?
Me stesso. Io sono un mito fatto di tanti altri miti. Posso dire  Nijinski, Diaghilev, Isadora Duncan, Picasso, Mirò, Chagall, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Grimaldi, Lorca, Genet, ma non sono che alcuni aspetti del mondo che ho scelto inconsciamente per proiettare me stesso.

Danzare per te significa esprimerti in una forma d’arte che rappresenta la nostra società e il nostro pensiero?
Danzare per me è vivere. Vivere con tutti i miei sensi, celebrare la vita, l’amore e farne dono al pubblco per incoraggiarlo a vivere più intensamente.
Il mio teatro non è fatto di pensiero. Quello che m’interessa è l’uomo, il suo cuore, le sue emozioni, la poesia. In questo la mia danza non è poi così diversa da quella dell’antichità, quella che Isadora Duncan seppe far rivivere: una celebrazione dell’energia che viene dal corpo e dal cuore.

Da che parte stai quando elabori una tua creazione: in platea o in palcoscenico?
In entrambi i luoghi. In platea perchè io possa vedere me stesse dalla parte del pubblico; come se dipingessi sul palcoscenico un quadro che mi piace ammirare. Sul palcoscenico, invece, danzo con il pubblico cuore a cuore. Sono in entrambi i posti, nello stesso momento.

Quanto ha influito la tua infanzia sul tuo modo di vedere le cose e di danzare?
Non sono mai cresciuto. Sto ancora vivendo l’infanzia. Ogni cosa che faccio è il risultato della mia infanzia, il piacere dell’infanzia. Oggi faccio del mio meglio per divertirmi, sono contento danzando. Durante l’infanzia mi era proibito danzare, parlare o fare all’amore. La famiglia e la scuola mi hanno sempre impedito di fare ciò che desideravo, perchè volevano che mi uniformassi alle loro idee.
Oggi il mio lavoro consi ste nell’incoraggiare gli altri a non attenersi alle regole imposte, ma ad essere se stessi…
Noi possiamo essere contenti solamente se siamo noi stessi. Non hai possibilità di volare se non scopri le tue ali. Non sono braccia, ma ali. Il mio cappotto, quando andavo a scuola, aveva i bottoni, e le persone non potevano vedere che sotto avevo le ali.  Ancora adesso danzo la stessa danza e danzo per la stessa ragione di quando ero bambino.

La tua favola è divertente, riuscita ed esltante, ma un tuo spettacolo nasce anche da un lavoro ben preciso di ricerca e di tecnica.Vuoi parlare di questi due elementi?
La mia favola è una storia che proviene dal mio cuore e la mia tecnica è quella dell’arciere che impugna l’arco per trasmettere questa storia e le sue emozioni ai cuori del pubblico. E’ una tecnica molto vicina a quella di Marc Chagall che può far volare gli angeli nello spazio. La danza proviene dal lato nascosto dello spirito.

Lindsay Kemp è una persona alla continua ricerca di risposte alle problematiche della vita?
Io non cerco niente, io trovo. Io non sono interessato a trovare risposte. La danza non dà risposte: non ci sono domande perchè nessuno chiede. Quando io rappresento la risposta è il palcoscenico. Io non preparo le risposte in una intervista, non so le domande. Le risposte vengono dai pensieri e dal cuore.

Cosa ti fa più paura o ti limita, nello spazio?
Non ho nessun timore, non ho nessun limite nello spazio, perchè lo spazio è solo semplicemente un luogo: può essere la strada o un bar. Ho solo una paura: quella di cadere giù dal palcoscenico (come la pura della morte, siamo in un equilibrio precario) o quella della popolarità. Io soffro come in un con certo di rock roll. Nutro questo tipo di timore: non essere apprezzato.

Qual è la carta dei tarocchi che senti più vicina alla tua realtà ?
Il mago. Io credo molto nelle vita magica.  Ma anche il matto, perchè il matto rappresenta l’avventura.

Umanamente, qual è la cosa che più detesti nella gente?
L’intolleranza, la mediocrità,la crudeltà e anche l’incuranza verso le altre persone.

Sei molto severo nei tuoi giudizi? E nel giudicare gli altri?
Si. Ho fama di essere un giudice severo perchè odio la mediocrità, sono estremamente rigoroso, molto severo, non crudele ma qualche volta faccio piangere davvero. Io vorrei íncoraggiare con gentilezza, anche con un bacio. Ma se non arrivo ad ottenere con un bacio, do un calcio, Questo è un brutto aspetto della mia personalità: vedi sono un angelo dalla parte sinistra e un demone dalla parte destra. Tu troverai sempre un demone alla mia destra.

Alla corrida ti senti più toro o più torero?
Mi sento più toro. Amo molto la corrida. Amo gli spagnoli che fanno la corrida. Mi dispiace che ci sia il toro perchè la sua morte è troppo crudele. Nonostante questo la corrida è molto bella.

Cosa sogna Lindsay Kemp e quanto questi sogni influiscono sulla sua vita?
La mia vita è una lotta centro i miei sogni, la mia vita è la reazione ai miei sogni, i miei sogni riguardano sempre
la mia fobia di ogni giorno, la paura di cadere. Io sogno sempre di essere rifiutate dal pubblico, sogno di vivere in teatro, tipico sogno di artista. Io lavoro molto duramente, e provo a realizzare il mio sogno durante il giorno, ma la mia rappresentazione teatrale non saràmai la stessa del sogno. I miei sogni sono troppo vicini alla realtà: soffro molto nei miei sogni.  Per questo lascio la mia finestra aperta: sono come un angelo pronto a volare…

Esiste la realtà?
Si, è molte importante per me la realtà. Io non celebro i sogni o la fantasia, ma la realtà. Però non si tratta  della realtà osservata dai miei occhi, ma di quella rappresentata attraverso l’immaginazione.
Bisogna incoraggiare gli altri ad usare l’immaginazione. Ognuno può vedere con l’immaginazione le cose come potrebbero essere e rendere migliore tutto quel che vede. Per me è reale ciò che le persone non vedono. Io sento la realtà, amo la realtà, gli aspetti positivi della bellezza della realtà. Non mi piace l’ovvietà della realtà, quando si lotta contro di essa per produrre la bruttezza invece di dare ordine e creare armonia.

Hai paura di te stesso o della solitudine?
Detesto la solitudine. Io non esisto senza la gente. Non posso fare nulla senza la presenza degli altri.
La compagnia di me stesso mi annoia. Mi piace parlare con gli altri e conversare.

Qual è la disciplina che deve avere un attore?  Quali le sue doti basilare che deve avere?
Deve possedere tre G: genio, generosità, good look.
Predisposizione e attitudini umane. L’egoismo distrugge lo spettacolo: un attore deve amare il duro lavoro e dedicarsi totalmente alla danza, per infondere gioia e amore negli altri.

Come viene usato il corpo nel tuo stile di danza?
Un corpo ben allenato segue lo spirito. Non penso quasi mai ai gesti, quelli vengono fuori spontaneamente.
Sono molto influenzato dallo stile dell’espressionismo tedesco, dai gesti del musical; uso gesti che toccano la sensibilità di tutti, che vengono dal mare, dagli uccelli che volano sopra il mare, dai pesci, dalle ali, da ogni cosa che mi ricorda un’onda, la musica di un’onda o le scie, le onde dell’oceano. Il movimento nello spazio, l’ascensione e la caduta, l’alzarsi verso il successo e la caduta all’inferno, la salita verso il cielo e il paradiso e la successiva caduta sotto le onde. Non bisogna mai andare giù, ma sempre andare sopra e sotto. I miei gesti vanno sopra e sotto, qualche volta sotto le onde, qualche volta sotto le navi. Non importa dove, ma sotto. Giù e nuovamente su, come un marinaio: sotto le onde per poi rinascere come un uccello del mare, bianco…

Che valore narrativo e simbolico nasconde questa gestualità?
I simboli per me sono molto importanti. Uso i simbolismi della realtà nei movimenti. Ad esempio l’uccello che vola nel cielo ognuno può immediatamente riconoscerlo come simbolo di libertà. I simboli servono per donare al pubblico una storia chiara, ma non seguono una regola precisa.
Sono anche attratto dalla forma dei simboli: tutto il mio lavoro con limmagine è simbolico.

Se Lindsay Kemp. per qualche strano sortilegio dovesse essere immobile, come si esprimerebbe?Quando sono immobile (perchè l’immobilità è parte essenziale del mio lavoro allo stesso modo del silenzio), io tendo a circondare la bellezza della nota con il silenzio per infondere più vigore alla nota. Il silenzio è l’amante della nota.
Il suono della nota rafforza la bellezza del silenzio, nello stesso modo in cui il silenzio rafforza la bellezza del suono. Agisco allo stesso modo con i movimenti. Circondo il movimento con l’immobilità, per rafforzare la bellezza del movimento e circondo la bellezza dell’immobilità con il movimento, per rafforzare la bellezza dell’immobiltà.
Il movimento è più bello se c’è l’immobilità, e l’immobilità è più bella se il movimento la enfatizza.
Quando dico forza intendo enfasi. Nel momento in cui sono immobile è come se mi trovassi in uno stato di estasi. Sono come un angelo che può fermare il tempo con l’immobilità e con il silenzio. Egli ancora danza, ma il movimento diventa sospeso…

Quanto senso di umorismo e di autoironia c’è nei tuoi spettacoli?
La totalità. Non mi prendo sul serio, rido sempre di me stesso. Penso che questa sia una ragione per cui sono popolare, e il pubblico ride di me, non solo attraverso la mia persona, ma anche attraverso gli altri attori sul palcoscenico, il mio humour è il centro della rappresentazione. D’altra parte io sono un clown e la serietà del clown è sempre mascherata dalla frivolezza.
Io non sono frivolo, sono estremamente serio, ma prendo l’arte dello humour come fa il clown, che la vive molto seriamente. Intendo mascherare la mia serietà con la frivolezza, per dare di me un’immagine sempre più attraente.

Non hai paura della monotonia,del ripeterti?
No, assolutamente. Sono molto fortunato perchè non ho una vita monotona. Non ho due minuti uguali, cambio continuamente. Mi ritengo fortunato perchè non lavoro in un ufficio. E lavoro molto intensamente per conquistare la mia libertà.

Dove trovi la forza di ricominciare ogni volta come fosse la prima?
Mi scuoto e ascolto musica. Il pubblico fortunatamente mi aspetta sempre. Comunque non ho altra scelta.
La forza mi viene dal desiderio e dalla necessità di vivere. La forza mi viene dal bisogno di dare il meglio della mia interpretazione. Non sempre riesco a dare il meglio della mia interpretazione, ma ci provo sempre.

Cosa pensi del tuo futuro?
Ci penso molto poco. La vita è un passaggio e non mi curo troppo del domani. Oggi danzo e insegno a danzare ogni giorno nel modo migliore, come se fosse l’ultimo della vita.

C’è una frase di André Gide che dice: “Il peccato è quella cosa chenon si può non fare”, tu hai amato la danza come un peccato?
Nel senso dell’impossibilità di rinunciarvi, sì, ma non sono d’accordo con questa definizione di peccato. Io danzo dal momento della mia nascita e non ho mai potuto nè voluto fare altro che questo ed è da allora che io continuo: come un camaleonte che danza.

 

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