approfondimenti, libri letteratura e poesia | 11 giugno 2010 | 1.145 lettori condividi su: Facebook Twitter

Fiume Pagano di Laura Costantini e Loredana Falcone. Fra assassinii e riti ancestrali Roma si svela | di Isabella Moroni

di Isabella Moroni

Fiume TevereFiume Pagano di Laura Costantini e Loredana Falcone (edizioni Historica) nasce come un giallo, ma presto si trasforma in un tributo a Roma, alla sua storia, alla sua insopprimibile aura di mistero, ma anche alla faccia tosta dei romani e della romanità.

Il Fiume scorre sotto le arcate dei ponti celando storie che nessuno racconta mai, leggende, ma questa volta anche cadaveri.

Cadaveri di gente “inutile”, barboni, migranti, poveri diavoli.
E assieme a loro voci e indizi di una rinascita di antichi riti pagani legati al culto di Vesta.

Ce n’è abbastanza per volerlo leggere. E quando si comincia non si riesce a smettere perchè la storia intriga.
Intriga (forse più delle indagini stesse) l’andare a fondo pagina dopo pagina sul racconto dei culti remoti, sugli intrecci segreti che conosce soltanto chi vive lungo le strade.

Ne parliamo con Laura Costantini e Loredana Falcone.

Nell’ideare per questo romanzo è venuto prima il Fiume o l’interesse per le ritualità pagane?
Sono arrivati insieme, per la verità. Cercavamo uno spunto tra i rituali della Roma antica e ci è balzata agli occhi la cerimonia legata al mito degli Argei.
Un corteo di Vestali che raggiungeva ponte Sublicio (più o meno attuale ponte Palatino) e gettava nel fiume 27 fantocci vestiti di bianco, spargendo su di loro briciole di mola salsa.
La suggestione del ponte, del fiume, di quel sacrificio umano rivisto in chiave simbolica ci ha fatto capire che lo spunto era quello.

Esistono davvero a Roma movimenti o associazioni non legati alla politica che si prefiggono di conservare e riabilitare la memoria delle religioni ancestrali?
Esistono movimenti neopagani, non solo a Roma.
Tramite la Rete abbiamo scoperto che uno in particolare ha riacceso il fuoco sacro di Vesta il 24 febbraio 2009, dopo 1618 anni dal momento in cui venne spento d’imperio dalla svolta cristiana dell’Impero romano ormai languente.
La loro volontà, da quanto si evince dalle pubblicazioni online, è combattere il predominio cattolico-temporale che ha soffocato lo spirito laico di Roma.
Inutile negare che molti di questi movimenti hanno una matrice politica destrorsa, ma non faremmo di tutta l’erba un fascio. Conservare memoria del martirio di migliaia di pagani che non volevano assoggettarsi al nuovo dio dell’Impero contrasta con la volontà della Chiesa cattolica, ma rispetta in pieno il senso di giustizia della Storia.

Nel corso del racconto il Tevere diventa a tratti un sottofondo musicale che accompagna la narrazione per poi riapparire prepotentemente come protagonista assoluto. Di contro la maggior parte dei personaggi alle prese con la risoluzione del caso non sembrano mai farsi coinvolgere completamente dal fiume e dalle sue storie, è come diffidassero di lui, come se intimamente ne riconoscessero la supremazia. E’ una scelta voluta o siete state anche voi vittime del fascino del Tevere?
L’una e l’altra. Roma ha uno strano rapporto con il Tevere.
Da quando si decise di rinchiuderlo tra i muraglioni per ovviare alle ricorrenti piene, il Tevere è diventato un solco, quasi una ferita nel tessuto urbano.
Ben 27 ponti (da Castel Giubileo a Mezzocammino) consentono libertà di passaggio da una riva all’altra, ma in ogni caso i romani vivono il fiume come un ostacolo, qualcosa di estraneo nel loro continuo passare da una parte all’altra a bordo della propria auto. Se ne riappropriano solo durante l’estate, quando gli argini diventano occasione di passeggiate notturne tra stand, pub e ristoranti.
Oppure quando le piogge sempre più intense gonfiano il fiume che sale a ricordare alla città la propria esistenza. Diremmo la sovranità. Perché Roma nasce dal Tevere, da questa grande strada d’acqua che consentiva traffici, colture e tutto ciò che ha sempre legato le grandi città della storia ad un fiume.
Quindi sì, i nostri personaggi temono la potenza del Tevere e, al tempo stesso, ne sono irresistibilmente attratti.

Raccontare la storia di una Roma ancor più antica dell’antichità romana attraverso il ritmo del romanzo giallo è un modo di raggiungere anche i lettori meno avvezzi alle storiografie oppure rappresenta uno sguardo diverso con cui approcciare la Storia?
La Storia, per chi vive a Roma, è ovunque. La si respira nell’aria, la si incontra ad ogni passo. Non si può prescindere dalla Storia se si è nati qui.
A Roma noi abbiamo dedicato due romanzi fino ad oggi. Uno propriamente storico, che narra la Roma occupata dalle truppe alleate tra il 1944 e il ’45. E “Fiume pagano”, che è un giallo.
Eppure non poteva non contenere la suggestione di questa città che rappresenta la memoria storica di buona parte del mondo occidentale. La nostra scrittura non ha mai un intento educativo del lettore.
Piuttosto esprime la nostra volontà di condividere le emozioni. E noi siamo state le prime ad emozionarci imparando, durante l’opera di documentazione svolta per questo romanzo, che il culto della dea Vesta ha tenuto a battesimo Roma, le pre-esisteva immaginando una dea senza volto e senza altro simbolo che non fosse il fuoco, il focolare, il bivacco intorno al quale gli esseri umani si raccoglievano per sentirsi parte di una società.

Copertina Fiume PaganoE’ la città capace di ispirare queste storie sospese fra magia e sacralità o è la vostra passione per il mistero?
Roma è una città che ti rende felice di esserci nato. E non escluderemmo che la nostra passione per le mille voci che salgono da ogni pietra, per il mistero che si cela dietro ogni iscrizione, derivi proprio dall’essere nate e vissute qui. Roma parla, sussurra storie. E questo avviene tra i fasti del centro storico come nella più estrema periferia.
La sua storia millenaria vive anche nei campi incolti percorsi dalle fughe dell’acquedotto. Vive nei nomi delle borgate con tutte quelle antiche torri: Torre Spaccata, Torre Maura, Tor Bella Monaca, Torre Gaia. Vive nei continui ritrovamenti tra cantieri della metropolitana ed edilizia privata.
Sarcofagi di marmo con ignote, giovanissime principesse mummificate. Sepolture sigillate col piombo per contenere chissà quale antica minaccia. Roma è una fucina di romanzi e potrebbe alimentare da sola l’intera produzione letteraria mondiale, spaziando tra tutti i generi.

Qual è il vostro più intimo rapporto con Roma e come vivete quotidianamente questa città?
La viviamo in modo diverso perché diverse sono le nostre attività.
Loredana si muove con i mezzi pubblici e lavora a stretto contatto con uno dei quartieri storici della città: il Mandrione, vero e proprio dedalo di case abusive nate a ridosso dell’acquedotto romano, luogo di una suggestione unica nel suo genere. Una specie di casbah in salsa matriciana con personaggi che sembrano pronti per entrare in un romanzo.
Laura, per motivi legati al lavoro, si muove in macchina e percorre spesso Roma da una parte all’altra con un amore che travalica il traffico caotico e le oggettive difficoltà. Non le sentirete mai dire: no, lì non arrivo perché è troppo distante, è troppo trafficato, è troppo difficile trovare parcheggio.
Il segreto per vivere Roma è parcheggiare il più lontano possibile dal luogo dove si è diretti e poi camminare, con gli occhi ben aperti e le orecchie tese. Roma vi farà compagnia, se saprete vederla e ascoltarla.

E, infine, avete mai navigato sul Tevere?
Lo ammettiamo: no. Ma il nostro riappropriarci del fiume è ancora in corso e quindi, quanto prima, ci concederemo una visita più ravvicinata di quelle fatte finora, a bordo argine.

 

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