approfondimenti, libri letteratura e poesia | 18 giugno 2010 | 1.162 lettori condividi su: Facebook Twitter

Memorie di un sognatore abusivo. Paolo Pasi e l’imposta sul valore onirico | di Isabella Borghese

di Isabella Borghese

Cosa potrebbe mai succedere se fossimo nel 2035, a ridosso dell’estate, con molto caldo, la siccità che avanza e il governo decidesse di imporre una tassa sui sogni di cittadini? L’IVO (Imposta sul Valore Onirico), per l’esattezza, la tassa che attraverso una macchina, X-19, colpirebbe i sogni dei poveri per esentare l’insonnia dei ricchi. E cosa potrebbe mai succedere a un uomo se si ritrovasse con quattro sogni da pagare, una forte sensazione di fallimento ad accompagnarlo e un unico sguardo sereno che raggiunge il lettore solo quando il protagonista incontra lo sguardo affascinante di Mara, l’ex moglie? Bob, il protagonista di Memorie di un sognatore abusivo, di Paolo Pasi (Spartaco edizioni) vive tutto questo. Attraversa una storia in un mondo surreale che sembra in qualche modo voler rappresentare per assurdo la nostra epoca. Risulta quasi un voler gridare, Dove andremo a finire? Noi!, invitandoci allora a una profonda riflessione. E questa vita disastrosa raccontata dalla mano e dall’estro dell’autore appartiene a Bob. Lui che si dimena tra un lavoro che non lo appaga né retribuisce degnamente, un rapporto sentimentale segnato da una separazione, ma che porta con sé tutte le mancanze di un grande amore. E poi abbiamo Enrico, l’amico-cugino, compagno di confessioni, confidenze e di momenti di sconforto. Ma questo sarà un rapporto segnato anche da vari retroscena. Cosa accadrà a Bob quando si ritroverà tre le mani una macchina che libera i sogni? Una storia originale, curiosa, a tratti divertente, ma sempre minacciata da una nostalgia e inquietudine di fondo che rappresentano l’anima del protagonista. Un libro da abbracciare in poltrona, d’ironica intelligenza e capace di trovare il modo di criticare molte realtà contemporanee.

Bob. Un uomo sempre sull’orlo fallimento. Insoddisfatto, nostalgico, preoccupato. Non è forse questo “l’uomo”, in crisi, del nostro tempo?

Bob è un po’ lo specchio di chi si sente inadeguato ai tempi, una specie di attardato cronico rispetto alle esigenze produttive della società in cui vive. In questo riflette forse una condizione più generale. Un’insofferenza alle “caselle” e agli schemi che fatica però a tramutarsi in ribellione aperta. Ma in fondo ci leggo dentro anche l’inquietudine esistenziale che appartiene da sempre a noi umani. Credo ci sia uno scarto irriducibile tra il mondo dei sogni, dei nostri slanci, delle nostre passioni, e la realtà quotidiana, senza contare che alcune domande sono destinate a restare senza risposta.

Nel leggere la storia, peraltro ironica quanto surreale, ho pensato che avessi trovato un modo intelligente e diverso per criticare la nostra società. C’è forse questo dietro l’idea di un romanzo in cui si paga anche una tassa per i sogni?

Sicuramente c’è una forte critica. Già oggi, secondo me, esiste una tassa occulta sui sogni che tende a distrarre le persone dal ricco mondo interiore onirico per dirottare l’attenzione su sogni “artificiali”: penso alle promesse della pubblicità, al consumo rapido identificato con stili di vita alla moda, oppure all’attenzione spasmodica al tema delle tasse, come se tutto si riducesse a un conto economico individuale fatto di costi ed esenzioni fiscali. Il nostro inconscio, nel bene e nel male, ci mette di fronte a una parte misteriosa, sfuggente di noi, regalandoci anche la possibilità dell’imprevisto. Il potere invece non ama le sorprese. Preferisce pianificare, imporre vincoli e divieti, perfino metterci al riparo da noi stessi, dicendo che tutto questo è fatto per il nostro bene. Credo che svelare l’ipocrisia sia già una prima forma di resistenza.

La vita sentimentale di Bob sembra perennemente in bilico e segnata da una forte nostalgia di fondo. Scrivi infatti che “cerca tracce di Mara”. Perché hai scelto “il fallimento” anche nella relazione, relegando il protagonista a un’insofferenza di fondo che non lo abbandona mai.

Non parlerei di fallimento nel rapporto tra Bob e Mara, piuttosto di oscillazioni tempestose che segnano qualunque relazione di lunga durata, costellata spesso di battute d’arresto e di nuove partenze. Paradossalmente, ma solo in apparenza, i due si ritrovano nell’amore proprio quando più acuta è l’assenza, la voglia di rivedersi. Il fatto è che il menage quotidiano porta molto di frequente a dare per scontati alcuni aspetti vitali di un rapporto, e Bob lo impara a sue spese.

Nonostante questa sensazione di fallimento e di tristezza che sembra avvolgere la vita di Bob il desiderio di ribellarsi sembra diventare il vero motore della storia e in qualche modo essere un vero risvolto. Possiamo trovare “nell’importanza e nella necessità di ribellarsi” un messaggio che dovremmo e/o potremmo fare nostro?

Certo. Mi fa piacere che il cuore del romanzo ti sia arrivato in questo modo. Non credo alla consapevolezza totale di chi scrive, né al fatto che l’autore sia in grado di spiegare e interpretare appieno il senso delle sue storie. Mi capita per esempio di riflettere su alcuni aspetti di una storia o di un personaggio dopo che ho finito di scrivere, e spesso su impulso di amici e lettori che mettono in evidenza particolari su cui non avevo maturato piena consapevolezza. Detto questo, mentre scrivevo le “Memorie di un sognatore abusivo”, ho avuto la netta sensazione di un cambio di passo tra la prima e la seconda parte. All’inizio Bob si dibatte nell’incertezza e nella lamentosa cronaca dei suoi giorni di sognatore tassato. Poi decide di passare all’azione e di contattare la resistenza, sempre in bilico tra coraggio e paura. Fino ad arrivare all’epilogo che , ovviamente, non anticipo.

Progetti cinematografici in merito?, progetti futuri?

Magari! Mi piacerebbe rileggere o riscrivere il romanzo in forma cinematografica. Personalmente me lo immagino già come un film, ma finora non ci sono stati contatti. Quanto ai progetti futuri, ne ho almeno un paio. Una raccolta di racconti, quasi ultimata, che è molto in continuità con i temi del sognatore abusivo, e poi un altro romanzo che sto scrivendo, e che considero la mia nuova, splendida ossessione. In questo caso, il tema è quello della memoria o di ciò che sopravvive in forma di memoria in una società che tende a rimuovere tutto ciò che non è spendibile nell’immediato come forma di consumo, intrattenimento o sogno artificiale.

Paolo Pasi (1963, milanese) è giornalista alla Rai. Ha vinto due volte il premio giornalistico Ilaria Alpi e, nel 2005, il premio Giallomilanese. Nel novembre 2000 ha esordito con la raccolta di racconti “Ultimi messaggi dalla città” (ExCogita di Luciana Bianciardi, prefazione di Dan Fante). Altre raccolte di racconti, sempre pubblicate da ExCogita, sono “Storie senza notizia” e “Le brigate Carosello” (con prefazione di Fernanda Pivano). Il suo primo romanzo, “L’estate di Bob Marley“, è stato pubblicato da Tullio Pironti Editore nel 2007. Paolo Pasi è anche chitarrista rock.

Paolo Pasi:Memorie di un sognatore abusivo
Edizioni Spartaco

 

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