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	<title>Commenti a: La malattia dei sentimenti. Antonioni, l&#8217;uomo invisibile &#124; di Sergio Falcone</title>
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		<title>Di: Vincenzo Carboni</title>
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		<dc:creator>Vincenzo Carboni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 14:21:23 +0000</pubDate>
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		<description>Antonioni mi disarma, mi lascia muto in misura maggiore di qualunque altro film di immagine. Ma mi obbliga a ritrovare il filo della parola che non c&#039;è, a dirla dopo, a scriverla forse, nella ricerca di una forma che dovrebbe essere l&#039;analogo di una forma-cinema che Antonioni ha sempre cercato. Ha cercato uno stile, e questo è sempre evidente, al di là del protagonismo dei suoi personaggi che sembrano quasi rifuggirla questa visibilità, preferiscono strisciare via lungo un muro, una via sterrata, un ponte sospeso, con la cinepresa ad seguirli questi eroi di discrezioni sommesse e sontuose. I personaggi di Antonioni stanno tra l&#039;ambiente e loro stessi, come bambini abbandonati dalla madre ma troppo orgogliosi per piangere, o per muoversi alla sua ricerca. Sono sospesi tra la fuga, il viaggio, e la contemplazione del luogo dove stanno i propri piedi, sempre a cercare una parola onesta su di sè e sull&#039;altro, e -mancandola- cedendo al silenzio e quindi all&#039;eclisse di sè (l&#039;eclisse), o alla scomparsa di sè (l&#039;avventura) senza che il legame con chi non c&#039;è più mostri la sua corda tesa, estesa. fino a perdersi verso altri legami, altre estensioni di sè, del proprio amor proprio, del proprio sguardo narcisistico che ci chiude in uno scafandro imperforabile alle attenzioni dell&#039;altro. Insomma, le questioni aperte dal cinema di Antonioni sono tutte davanti a noi. Grazie a lui possiamo avere maggiore pietà di noi stessi, e dell&#039;altro che ci guarda muto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Antonioni mi disarma, mi lascia muto in misura maggiore di qualunque altro film di immagine. Ma mi obbliga a ritrovare il filo della parola che non c&#8217;è, a dirla dopo, a scriverla forse, nella ricerca di una forma che dovrebbe essere l&#8217;analogo di una forma-cinema che Antonioni ha sempre cercato. Ha cercato uno stile, e questo è sempre evidente, al di là del protagonismo dei suoi personaggi che sembrano quasi rifuggirla questa visibilità, preferiscono strisciare via lungo un muro, una via sterrata, un ponte sospeso, con la cinepresa ad seguirli questi eroi di discrezioni sommesse e sontuose. I personaggi di Antonioni stanno tra l&#8217;ambiente e loro stessi, come bambini abbandonati dalla madre ma troppo orgogliosi per piangere, o per muoversi alla sua ricerca. Sono sospesi tra la fuga, il viaggio, e la contemplazione del luogo dove stanno i propri piedi, sempre a cercare una parola onesta su di sè e sull&#8217;altro, e -mancandola- cedendo al silenzio e quindi all&#8217;eclisse di sè (l&#8217;eclisse), o alla scomparsa di sè (l&#8217;avventura) senza che il legame con chi non c&#8217;è più mostri la sua corda tesa, estesa. fino a perdersi verso altri legami, altre estensioni di sè, del proprio amor proprio, del proprio sguardo narcisistico che ci chiude in uno scafandro imperforabile alle attenzioni dell&#8217;altro. Insomma, le questioni aperte dal cinema di Antonioni sono tutte davanti a noi. Grazie a lui possiamo avere maggiore pietà di noi stessi, e dell&#8217;altro che ci guarda muto.</p>
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		<title>Di: sergio falcone</title>
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		<dc:creator>sergio falcone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 13:44:44 +0000</pubDate>
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		<description>Michelangelo Antonioni, Zabriskie Point, Usa 1970

*

http://www.youtube.com/watch?v=rK0g_J1hhDc

***</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Michelangelo Antonioni, Zabriskie Point, Usa 1970</p>
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		<title>Di: giuliana bottino</title>
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		<dc:creator>giuliana bottino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 07:34:25 +0000</pubDate>
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		<description>Un maestro che ha segnato la nostra visione. da Gente del Po&#039; in poi. Unico nella rappresentazione dei vuoti tra donna e donna, uomo e donna, uomo e spazio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un maestro che ha segnato la nostra visione. da Gente del Po&#8217; in poi. Unico nella rappresentazione dei vuoti tra donna e donna, uomo e donna, uomo e spazio.</p>
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