La recente apertura del MAXXI nella Capitale ha contribuito a far conoscere anche ai romani non di settore il nome dell’archistar e archi chissà cos’altro Zaha Hadid.
La signora, discepola del maestro olandese Rem Koolhaas è sulla breccia già dai primi anni 90 con numerose realizzazioni in tutto il mondo e il Museo di Via Guido Reni di Roma è solo una delle sue ultime opere mentre attualmente sono oltre una ventina i progetti in corso di elaborazione e di realizzazione.
Quindi per un romano a spasso per Zurigo, trovarsi improvvisamente a Parade Platz e scoprire che l’architetto è in mostra dietro le eleganti ed algide vetrine della Galerie Gmurzynska è un po come sentirsi a casa.
La mostra curata ed allestita dalla stessa Hadid è un viaggio, una contaminazione tra due universi apparentemente distanti tra loro, tra le sue opere e quelle dei Suprematisti russi del XX secolo, di cui, come lei stessa afferma, è debitrice con un forte legame che ha influenzato la sua intera carriera. Lo stesso prima citato MAXXI muove da una matrice suprematista o meglio da una sua lunga onda: dinamismo, leggerezza aerea, fluidità e frammentazione della pianta, tensione ad elevarsi sopra al suolo, azzardo perfettamente calcolato.
Completamente trasformato, lo spazio della grande e luminosa Galleria Gmurzynska – presente anche alla 41ma edizione di Art Basel (leggi anche: http://www.artapartofculture.net/2010/06/20/art-basel-41-report…)- , soprattutto quello del piano terra, è sostanziato da un’equilibrata giustapposizione dei suoi oggetti dal design organico con le più pure e astratte geometrie dei capolavori di questa sperimentazione storica. La Hadid ha attinto dalla sua ispirazione formativa per creare un site-specific di forte impatto emotivo con le sue linee di forza che ti proiettano all’interno fino ad una sua scultura-istallazione metallica, omaggio proprio all’Avanguardia russa, e collocata in fondo alla galleria dove le luci si abbassano per creare un ambito più intimo e suggestivo. Notevole anche il suo desk nero lucido posizionato all’ingresso e gli altri divani-chaise loungue del piano soprastante, arricchiti da un tavolo per i cocktail contraddistinti da un plasticismo che si fonde con lo spazio fino a conquistarlo.
Molto riservate le quotazioni che richiedevano un appuntamento a parte per essere svelate in trattativa privata.
Tra i capolavori selezionati dalla Hadid per la mostra ci sono le opere di Ilya Chashnik, El Lissitzky, Kasimir Malevich, Alexander Rodchenko e Nikolai Suetin.
L’esposizione del piano superiore prosegue con altri oggetti, i consueti arredi di design della Hadid e alcune delle ultime opere del suprematismo russo provenienti da collezione private, come l’olio su tela di Kasimir Malevich Lo scioglimento di un aereo del 1917 e Composizione n. 99, olio su compensato del 1920 di Alexander Rodchenko.
- Zaha Hadid and Suprematism
- Galerie Gmurzynska, Paradeplatz 2, 8001 Zurich – Switzerland
- Dal 13 giugno al 25 settembre 2010. www.gmurzynska.com












Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.


Grazie anche a Paolo, belle foto, articolo chirao: non amo l’archistar in questione ma la mostra deve essere interessante e giusta, da come ne parli. Ottima panoramica.
non mi piace per niente la signora e detesto per principio le stars, specie se archi, ma questa deve essere una buona mostra quindi grazie perché non se ne è sentito parlare molto in giro!
bravo Paolo!
conciso, ottime foto, una perfetta sintesi di esposizione che ci descrivi positivamente. Grazie perche’ con voi si viaggia e si resta informati su cose sempre intriganti
Ecco una galleria con una buona dose di coraggio. Non sono mai stato d’accordo con la lettura di una Zaha Hadid costruttivista (vedi anche Agalma 17, a 4 mani con Sbardella), però è importante meditare su questi temi con l’obiettivo fermo che essi possano condurre a riflessioni…