La casa in cui vive a Bruxelles, racconta Amélie, è ricca di fogli.
Accenna a circa settanta racconti scritti durante l’anno, che neanche i ladri sono riusciti a portar via.
L’inverno, per Amélie, è infatti la stagione in cui si dedica a riordinare e affinare la produzione del resto dell’anno.
Innamorarsi d’inverno, come scrive nell’ultima pubblicazione, invece, non è una buona idea.
I sintomi sono più sublimi, ma anche più dolorosi.
L’inverno non è la stagione dell’amore e questa non sembra affatto una considerazione irrilevante ne Il viaggio d’inverno, di Amélie Nothomb (Voland), titolo tratto da una musica di Schubert. Né questo pensiero riesce a scomparire in tutta la storia di Zoile, uomo dal nome bizzarro, che di primo acchito può vagamente ricordare Zoe, di Diario di una rondine.
Nel romanzo Zoile decide di organizzare un attentato aereo dopo una delusione amorosa.
Egli è innamorato di Astrolabe, assistente di Aliénor, una scrittrice autistica, ed è sempre costretto a vederla in presenza di quest’ultima.
Per loro non esiste privacy. Restare soli sarebbe un’idea folle da realizzare.
Anzi, impossibile.
Ma, nonostante a Zolie venga sempre negata la possibilità di poter trascorrere del tempo insieme alla sua amata se non alla presenza di terze persone, lui non si dispera: tenace, bizzarro e indubbiamente simpatico, tenterà persino un incontro a tre a base di funghetti allucinogeni, con la speranza di creare, almeno in questo modo, una situazione favorevole al suo amore e al suo bisogno ossessivo, di desiderare Astrolabe e di avere del tempo da condividere solo con lei.
Ma cosa succederà dopo che Aliénor si lascerà andare solitaria e sdraiata sul pavimento con gli occhi chiusi, mentre Astrolabe rimarrà a osservare estasiata e stupita un mondo sotto il ghiaccio?
L’amore è crudele. Questo sembra ricordare la penna di Amélie Nothomb quando quest’io maschile in cerca di strategie d’amore si rattrista perché i suoi molteplici tentativi di consolazione hanno, invece, come unico e feroce risultato quello di aumentare il suo dolore.
E Zolie, che pure ha una predisposizione per l’amicizia e per l’amore, non riesce a far altro che concepire l’azione solitaria.
Per questo, forse, mentre la Nothomb ricorda l’attentato alle Torri Gemelle, Zolie è in partenza dall’aeroporto di Roissy-Charles De Gaulle per realizzare il suo di attentato.
Il viaggio d’inverno: il romanzo in cui l’amore rifiutato cerca il suo riscatto nella pratica della vendetta: ma anche la storia in cui il gioco delle parti soprattutto sul finale racconta dinamiche d’amore riconducibili alla realtà.
Possiamo considerare l’amore di Zoile verso Astrolabe un sentimento dai tratti ossessivi e probabilmente fortificato dal non essere corrisposto?
Certamente. L’amore insoddisfatto è quello che vuole il massimo.
Le donne amano sempre fuori tempo massimo. Le parole dette da Zoile rappresentano il tuo pensiero? Durante l’incontro al salone del libro hai reso note le tue giornate rimarcando l’importanza di una vita solitaria per poter regalare un romanzo l’anno. Considero una grandissima forma di generosità e di amore questo approccio con i tuoi lettori, amore puro, direi. Come vive, tuttavia, il tuo rapporto personale con l’amore?
Secondo me io vivo l’amore molto bene nella scrittura quanto nella realtà. Ma che lavoro! Sono sposata!
Quando parli della scrittura all’interno del romanzo emergono considerazioni che mi hanno riportata a Biografia della fame e mi hanno in qualche modo suscitato il pensiero che in fondo in Aliénor ci sia parte di te…
Molto bene! Io sono Aliénor.
Cosa ti ha spinto a scegliere una voce maschile in prima persona piuttosto che una delle protagoniste, considerando chiaramente la difficoltà per la voce di Aliénor?
Ho preso il punto di vista di un terrorista e il 99% dei terroristi sono uomini.
Ho seguito il tuo incontro a Torino dove hai reso palese, ancora una volta, il tuo legame con Juliette, lì presente. Quanto influenza il tuo legame con lei le tue creazioni? Quanto è presente la vostra relazione nei legami che racconti? E quanto, soprattutto, nelle tue pubblicazioni credi essere presente perché fa parte delle tua vita?
Il legame Aliénor-Astrolabe è una metafora del mio legame con Juliette. Lei è presente in tutti i miei libri. Juliette è la mia musa.
Visto il legame indissolubile con tua sorella Juliette, con cui avete condiviso anche la malattia, è possibile vivere separate?
Non viviamo più nella stessa città ma non ci sentiamo lontane per questo. Ci telefoniamo ogni giorno perché mi manca. Questo sì.
Ricordando alcuni tuoi scritti come Biografia della fame, Metafisica dei tubi, Né di Eva né di Adamo… cercavo di capire se Amélie Nothomb sarebbe esistita lo stesso per i lettori se solo avesse avuto un’altra vita… o se piuttosto avrebbe fatto altro… tu puoi rispondermi? Grazie per la voce (e le voci) che dài alle tue storie!
Non saprei in realtà. Difficile da dire… Grazie a te!


Romana, giornalista pubblicista, scrittrice ufficio stampa e organizzatrice di eventi editoriali. Suoi racconti e recensioni potete trovarli sul web, in vari blog letterari e antologie, tra cui Nazione Indiana, Opifice, Terranullius. “Parole e persone” sono le questioni che ama di più nella vita