approfondimenti, arti visive, convegni & workshop | 7 luglio 2010 | 1.052 lettori condividi su: Facebook Twitter

MACRO di Roma: Il sale si fa materia artistica. Didattica al Museo | di Francesca Campli

di Francesca Campli

Sono molte le rivoluzioni che negli ultimi mesi stiamo vedendo (e vivendo) negli spazi del MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma: nella creazione e disposizione di spazi, nell’acquisizione di nuove opere, nelle occasioni di incontro e nei frequenti momenti di scambio e di relazione che ci offre.

Le attività educative del museo fanno la loro parte e iniziano in grande quest’altro capitolo della vita del museo romano. L’Ufficio Didattico del Macro ha, infatti, organizzato un laboratorio su proposta dell’artista Jorge Peris, presente in queste settimane con l’installazione site-specific MICRO, AUREO, ADELA in una delle sale del museo (a cura di Francesco Stocchi fino al 22 agosto). Si tratta di un’occasione in cui il dipartimento si trova ad impegnarsi per la prima volta in un’operazione così complessa di mediazione-formazione-interazione, articolata nell’arco di tre giorni con incontri, momenti di discussione e di riflessione e, ovviamente, con attività creative coinvolgenti ragazzi in un comune lavoro con l’artista.

Jorge Peris (Alzira, Valencia, 1969) asseconda la natura plurilinguistica e sperimentale insita nella sua opera (ed evidente anche nei suoi precedenti progetti) e la trasmette ad un gruppo di studenti di scuola media in modo da ricostruire con loro i vari passaggi del processo creativo.

Questa attività didattica rientra all’interno del progetto MACROSCUOLA che il museo romano, ormai da un anno, porta avanti con la partnership della Collezione Guggenheim di Venezia. “L’interesse primario perseguito dal progetto è quello di incentivare i momenti di scambio e le occasioni relazionali tra il museo e la scuola, soprattutto con programmi di formazione per gli insegnanti, in modo da trasmettere loro nuove chiavi di lettura e nuove dinamiche di approccio all’arte contemporanea”, ci spiega Elisabetta Dusi del Dipartimento Didattico, che prosegue: “occasioni come questa, che vedono coinvolgere direttamente e attivamente i ragazzi in attività creative e di riflessione, sviluppate e seguite in una diretta collaborazione con l’artista, sono le iniziative più difficili da realizzare, ma essendo evidente la loro importanza ed interesse siamo più che intenzionate a svilupparla e incentivarla”.

L’opera realizzata da Jorge Peris per il Macro, al centro dello studio e delle attività del laboratorio, reinventa un ambiente sfruttando principalmente sale e acqua. Approfondendo le relazioni esistenti in un organismo (o sito) di micro dimensioni e in uno di macro dimensioni, l’artista propone una struttura di liane, fili ed altri elementi sulla quale è avvenuto e continua ad avvenire un processo di cristallizzazione del sale, creando un ambiente che allo stesso tempo richiama una superficie lunare ma anche gli interni della nostra gola e delle tese corde vocali.

A riproporre l’aspetto microscopico vi sono, poi, due vasche dove l’artista è riuscito a riprodurre l’ambiente idoneo alla vita dell’Artemia Salina, crostaceo infinitamente piccolo la cui esistenza è antecedente alla stessa vita umana. Si tratta di un lavoro che raccoglie in sé diverse chiavi di lettura, ma che innanzitutto affianca una visione scientifica ad un’azione creativa di natura estetica. Jorge Peris avanza guardando contemporaneamente in diverse direzioni, assecondando diverse necessità ed alla fine trova le sue risposte (anche se mai definitive) realizzando un luogo di contatto tra scienza e azione artistica in cui non sussistono differenze o contrasti tra i linguaggi.

Non stupisce il desiderio di far penetrare e far conoscere da vicino la sua opera in un artista come Jorge Peris. L’attenzione che rivolge ad un pubblico più giovane è sintomatica del suo lavoro nel quale in qualche modo preserva quell’istinto di ricerca e di conoscenza che lui ricorda aver avuto fin da bambino. “Spesso riconosco nei miei lavori quel modo di guardare ed approcciare alle cose che avevo quando ero un ragazzino. In fondo nelle mie opere proseguo un discorso che ho iniziato in quei primi anni quando prendevano forma i primi progetti”, racconta Peris; “e quel modo di osservare così disincantato e pronto ad accogliere qualsiasi cosa, ancora incolume da dettami e regole predefinite, appartiene solo ai bambini ed io non posso che imparare da loro. Si dovrebbe tornare ad essere così per lavorare al meglio”.

Il primo momento del laboratorio è stato quello di far osservare da vicino l’installazione dell’artista, senza spiegazioni o introduzioni preliminari. Trovandosi in una condizione di totale libertà nell’esperire l’opera, i ragazzi hanno potuto restituire un giudizio spontaneo e immediato del lavoro, avanzando già le prime personali interpretazioni. Le fasi successive hanno portato ad una graduale conoscenza dei materiali e degli elementi compositivi. Passo dopo passo, anche senza un percorso definito, i ragazzi “hanno preso contatto con la materia, con le sue caratteristiche e proprietà, con le possibilità di lavoro che sono ad essa connesse”, ci dice Peris soddisfatto. Lui stesso confessa di aver pensato a lungo a come strutturare queste giornate, alle possibili reazioni e commenti ai quali avrebbe (insieme alle responsabili della didattica del museo) dovuto far fronte, ma alla fine molto è stato lasciato all’improvvisazione: si è deciso di seguire un’evoluzione spontanea del lavoro, atteggiamento che l’artista segue anche nel concepire le sue installazioni. “Ci troviamo come di fronte ad un foglio bianco. Si osserva a lungo, poi si compie il gesto, si fanno le prime mosse e tutto ha inizio. Che ci sia o non ci sia uno stato di confusione in partenza, ogni cosa poi trova il suo posto e la sua ragione”.

Così, come negli “ambienti”da lui realizzati , anche in questo “spazio di laboratorio” ritagliato nel foyer del museo, non si conosce fino all’ultimo giorno quale sarà il momento culminante, il paesaggio che infine verrà definito. I materiali vengono lavorati e a molti è lasciato il tempo di modificarsi secondo i tempi che la natura richiede (le uova delle Artemie Saline, ad esempio, collocate nel loro habitat ideale, impiegano 38 ore circa a schiudersi). I giovani partecipanti danno libero sfogo alla loro creatività, realizzando collages fatti di uova, spighe di grano, cavolfiori e foglie o disegnando sul sale, modellandolo con l’aggiunta di acqua; ma imparano anche a conoscere i vari elementi osservandoli al microscopio, a misurarene le temperature e a dosare le varie quantità, prendendo coscienza così di ogni passaggio e degli effetti delle azioni da loro compiute. L’artista, intanto, li invita a registrare tutte le fasi su un diario di bordo e con diversi disegni, in modo da preservarne la memoria.

Immagini a cura del Team del MACRO e di Francesca Campli

 

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