Questo non è un saggio critico nè vuole essere un semplice articolo ma è un testo che cerca di testimoniare un appassionato omaggio a Gianni Bertini.
Di questo artista, nato a Pisa il 31 agosto 1922 e purtroppo scomparso nei giorni scorsi, all’età di 87 anni , dobbiamo ricordare la carica vitale e la curiosità ma più di tutto il suo lungo, pregevole lavoro: speso nel segno di una sperimentazione che ha fatto dell’Italia, negli anni Cinquanta e poi nei Sessanta, un incredibile polo artistico e culturale dell’avanguardia visiva. Ovunque. Che ancora oggi rimpiangiamo…
Come la biografia ufficiale indica, l’ansia di evadere dal ristretto ambiente provinciale, la necessità d’un ampio spazio creativo e il bisogno d’incontrarsi con colleghi della nuova generazione artistica portano sempre più spesso Bertini lontano da Pisa. Dove? A Livorno: con Mario Nigro e Nando Chevrier, con i quali promuove dibattiti sugli sviluppi dell’arte; a Firenze con Lardera, Nativi, Berti e Monnini, con i quali organizza manifestazioni d’avanguardia; poi a Roma. Qui, con Turcato, Perilli, Guerrini, Corpora e Consagra, sperimentali firmatari del manifesto Forma 1, partecipa alle accese discussioni che si svolgono al caffè Rosati e poi da Canova, a Piazza del Popolo, ma anche da Menghi, quell’osteria degli artisti di Via Flaminia della quale ha cantato le lodi un libro delizioso (Ugo Pirro, Osteria dei pittori, Sellerio, Mi). Anni fantastici, quelli raccontati, vivacizzati da un confronto culturale e un desiderio di rinnovare i canoni della pittura che si estenderà nei pieni anni Sessanta.
Nel 1949 viene inaugurata, alla galleria La Strozzina di Firenze, l’esposizione internazionale Arte d’Oggi. In questa importante mostra, alla quale partecipano fra gli altri Afro, Cagli, Fontana, Morlotti, Munari, Soldati e Veronesi accanto a Deyrolle, Messagier, Mortensen, Poliakoff e Vasarely, Bertini espone le opere del suo primo ciclo, i Gridi, facendo uso di lettere stampigliate e cifre. Questi straordinari lavori, non ascrivibili ad alcuna tendenza estetica del momento e che riportano, in una dinamica ideazione compositiva, lettere e numeri, punti cardinali e simboli della segnaletica, anticipano tanti dei motivi stilistici che, dieci anni dopo, caratterizzeranno artisti della Pop Art americana quali Robert Indiana, Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Proprio quest’ultimo, a Roma arriva, sta un po’ frequentando studi di colleghi italiani – come Burri, per esempio - tornando in patria con un lavoro assolutamente rinnovato… Un caso?
Bertini a Roma resta e, dopo l’incontro con Gillo Dorfles e con l’architetto Gianni Monnet, ambedue esponenti del M.A.C. (Movimento Arte Concreta), si unisce al gruppo concretista e nel 1950, dopo una mostra alla libreria Salto di Milano – che già diede l’ufficialità al movimento nel dicembre del 1948 -, si trasferisce in città. Con Crippa, Dova, Fontana, Soldati, Vedova e gli artisti del M.A.C. espone alla storica Galleria del Naviglio. Poi è invitato alla Biennale di Venezia, l’importante consacrazione per un artista, specialmente in quegli anni: nel 1968 la Biennale fu particolare, epica, con un suo coinvolgimento nella contestazione giovanile di quegli anni caldi che Bertini farà in qualche modo anche suoi…
Egli è artista ma sa teorizzare lucidamente: collabora, per esempio, con cronache e saggi, alla rivista “Numero”, edita a Firenze da Fiamma Vigo, un’artista che sceglie di dedicarsi come gallerista (con sedi a Firenze, Prato, Venezia, Milano, Roma) alle arti visive che segue prediligendo l’astrazione.
In quest’anno realizza le sue opere di aspetto prevalentemente grafico, formate da giustapposizioni di elementi contrastanti: positivo-negativo, bianco-nero, punto-linea che lo portano ad indagare il mondo della linea e dello spazio e ad approfondire l’aspetto meccanico che anima le sue Composizione e Scomposizioni.
Nel 1951 viene invitato a due mostre dedicate all’arte astratta in Italia: Arte astratta e concreta alla Galleria d’Arte Moderna di Roma e Panorama dell’arte astratta in Italia dal 1915 al 1951, ciclo di mostre curate da Guido Le Noci alla Galleria Bompiani di Milano.
Altre tappe fondamentali, da ricordare: quella del 1957, a Parigi, nel gruppo Espaces imaginaires, dove è proposto da Pierre Restany; e poi: la partecipazione al Nouveau Réalisme, l’impegno (1965) nella creazione del primo Manifesto della Mec-Art.
Nel 1968 era stato invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia; l’edizione successiva (1970) lo vedrà Commissario di esposizione. Rientrato a Milano, tra il 1971 e il 1972 fonda due riviste di poesia visiva, “Mec” e “Lotta Poetica”. Un titolo, questo, che risente degli echi di una rivuluzione sociale e politica di quella generazione.
Da qui in poi si susseguono mostre, eventi, Premi e testimonianze di una ricerca interessantissima e pionieristica: importante per l’artista e per un Paese rivolto al futuro nel campo del spere e delle arti visive che in quegli anni si confronta con contaminazioni linguistiche di cui ancora oggi i più giovani fanno tesoro, spesso assorbendo o rubando a piene mani da chi prima di loro divenne un maestro… (si veda la bio sul Sito dell’Archivio: http://www.archiviogiannibertini.org/it/bertini/biografia.html).
Diceva:
“Fare il pittore, o meglio l’artista, non significa distribuire pillole d’oppio colorate ma chiarire l’evoluzione della condizione umana”.
Chissà se lo starà già facendo anche altrove, tra schegge di luci colorate, in alto, o sparpagliata energia che, speriamo, lasci qualche germe di saggezza a noi che restiamo…
Info e altro qui: http://www.archiviogiannibertini.org/; http://www.frittelliarte.it/it/artisti_det.php?id=6






Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente. E’ particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti e a quella underground, all’area dei nuovi linguaggi fra intercodice e tecnologia, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha insegnato in prestigiose istituzioni, gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica", nonché per una quindicina di riviste di settore e per magazine tra i quali "Time Out". Ha diretto Gallerie d’arte contemporanee, ha gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa; ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit., Roma, 2009. Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha, inoltre preso parte come relatrice docente a Racconti di Storia dell'Arte al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011) e a Visti da Vicino alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) Dal 2009 è titolare di due cattedre all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture ed è co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Ha da poco ricevuto la nomina come membro della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.


Grazie Barbara, un accorato intenso e bellissimo ricordo.
un grande innovatore che fa piacere leggere ricordato nella maniera più consona.
Uno dei artisti preferiti.
Figura molto interessante.
Un faro da tenere presente durante le tempeste che ci accompagnano nel nostro percorso.
Grazie Barbara per avercelo ricordato.
Mi amareggia la scomparsa del grande artista amico che ho apprezzato e colezionato fin dai primi disegni dal vero ed a cui ho dedicato una msotra con le opere della mia collezione proprio a Crespina nel 2007.
Vedere i miei sito oppure cliccare il mio nome a: teste di Modigliani
Grazie Barbara del bellissimo e appassionato omaggio a Gianni, l’amore per chi ama l’arte viene sempre ricambiato. Ti aspetto in galleria per offrirti l’occasione di ammirare la mostra sulla MEC ART da poco inaugurata e alla quale ha fatto seguito una interessante tavola rotonda con la partecipazione di critici, collezionisti ed amici, dove le opere di Bertini appaiono semplicemente straordinarie!
bellissimo, sono commosso.
E poi lo stanno rilanciando, per fortuna Bertini ne era consapevole, malato ma ancora ottimista e proggettando tanto… che artista, che uomo!
Nel 2002 mi Bertini scriveva da Parigi questa lettera :
caro sassu
mi congratulo per con lei per il suo fiorentissimo archivio archivio (all’epoca supportato da milletrecento artisti da 85 nazioni) , ma io non posso essere il milletrecentouno (arrivando dopo) , perchè Bertini è il numero uno.-
molto cordialmente
Bertini
L,articolo èmolto interessante e ben articolato ,complimenti di tutto cuore
nel mio soggiorno a parigi ’57-’58 sono diventato a mico di bertini,frequentando il suo studio e apprezzando molto il suo lavoro.
conservo una foto con bertini scattata a bolognia molti anni dopo.
grazie barbara per il tuo articolo !
bellissimo resoconto omaggio a un interessante artista non troppo e ben focalizzato; per questo ci incuriosisce vedere cosa e come ne tratta la galleria Frittelli che commenta. Grazie
Ciao, ma che bello questo testo, l’ho trovato per caso, cercavo M.E.C il Movimento Arte Concreta e invece ho trovato MEC Art, e gira che ti rigira… ma quanto scrivi!!!
Un saluto da S. A. R. Studio