approfondimenti, beni culturali | 14 luglio 2010 | 1.210 lettori condividi su: Facebook Twitter

Cosa abbiamo messo in valigia: e la cultura? | di Alessandra Maria Sette

di Alessandra Maria Sette

Cosa abbiamo messo in valigia

La stagione lavorativa 2009 – 2010, nella quale chiunque operi nel settore culturale si è dovuto barcamenare tra riduzioni, tagli, finanziamenti soppressi, progetti sospesi, e così via, si conclude con una provocazione di Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, alle istituzioni che ci governano.


Nell’ambito del suo intervento all’assemblea di Federculture (6 luglio 2010), l’Assessore capitolino scuote la platea con una risposta aggressiva all’ipotesi di operare ulteriori tagli al settore culturale. Chiudiamo i musei – dice l’Assessore. Almeno per un giorno.

Ha ragione, aggiungiamo noi. Dato che non ci servono più, chiudiamoli. Dato che ci fanno spendere troppo, riduciamo al minimo le loro attività. Dato che la cultura non produce, non facciamo investimenti.

E, dato che ci siamo – aggiungiamo ancora – sfoltiamo la ricca proposta culturale della capitale d’Italia: meno mostre, meno libri, meno concerti, meno teatro, meno cinema, meno tutto.

E poi, cominciamo per favore a chiudere quelle grandi sale piene di libri chiamate biblioteche, dove chiunque può recarsi, scegliere un volume e liberamente abbandonarsi al piacere della lettura. Sono luoghi silenziosi, appesantiti dalla grande quantità di materiale conservato (principalmente per merito della passione degli operatori, non certo dal grasso stipendio che prendono), addirittura malsani perché molto polverosi. Così, oltre alle spese gestionali, riduciamo anche il rischio di allergie e possiamo risparmiare addirittura sulla spesa sanitaria…

E basta con quei teatri, luoghi che già nostri antenati consideravano infimi e mal frequentati, animati da quei nullafacenti che chiamano attori: andate a lavorare, e non ci seccate più con queste continue richieste di finanziamenti!

E cosa sono tutti questi nuovi spazi espositivi? Questi continui ampliamenti dei musei? Questa folle idea di fare nuove acquisizioni di opere d’arte? A cosa servono? A chi servono? Ad un pubblico di soggetti che non sanno come occupare i pomeriggi? Anche loro, si trovassero un’occupazione.

In momenti di crisi, durante i quali tutti devono tirare la cinghia, è corretto imporre una riduzione di spesa anche in questo settore.

Ma quello dei Beni e delle Attività Culturali è da sempre una Cenerentola, che va in giro vestita di stracci accanto alle sorellastre che, bene o male, il loro abitino alla moda riescono in qualche modo ad indossarlo.

Ma prima ancora di questa considerazione, è importante farne un’altra.

L’errore è a monte. Si pensa genericamente che questo settore sia in grado solo di consumare e non di produrre. Solo spese, niente ricavi. Errore macroscopico… e anche obsoleto, ormai.

Dove va un Paese che non investe in cultura, che non si preoccupa della formazione dei propri figli, che limita al minimo le attività dedicate allo sviluppo della mente, dell’animo, della conoscenza?

Lo sviluppo culturale è sviluppo intellettuale. E lo sviluppo intellettuale è sviluppo sociale. E questa catena, cari signori, diviene agevolmente motore di sviluppo economico. Se vi è sfuggito, ve lo diciamo noi.

Da una testa che funziona, ci si può aspettare motivazione, entusiasmo, interesse, curiosità, passione, impegno, dedizione. E dunque ci si può aspettare che si arrivi ad impiantare nuove attività, dar vita a nuovi modelli di produzione, creare risorse immateriali che a loro volta generano sviluppo. Ci si può aspettare che si creino interessi, motivazioni, sensibilità, per i giovani che si stanno formando, per gli adulti che già si sono affermati, per gli anziani che sentono il peso degli anni, insomma, per tutti. Ci si può aspettare, anche, una riduzioni delle tensioni sociali, delle insoddisfazioni, dei disagi.

La fortuna degli italiani sta nella loro enorme capacità creativa.

Una parte di questa ce l’ha regalata il buon Dio, che l’ha incisa nel nostra DNA, nasce con noi… chissà perché è stato così generoso…

L’altra parte ci deriva dalle difficoltà quotidiane, di tutti i tipi, in tutti i campi: per riportare la pelle a casa a fine giornata bisogna inventarsene una al giorno. Ed è così che le nostre capacità creative vengono stimolate al massimo, ogni spunto viene approfondito e valutato, nel caso possa essere utile per sopravvivere, magari con successo. Ma tutto questo, nel bene e nel male…

Cosa troveremo al nostro ritorno

Ancora non lo sappiamo. Penso che, più o meno, troveremo quello che abbiamo lasciato. Una situazione caotica, nella quale tutto – o quasi – si muove in maniera casuale. E in questo magma, riprendiamo in mano i nostri strumenti di guerra e ricominciamo ad ingaggiare la solita lotta quotidiana.

Cosa ci aspettiamo da una classe dirigente che non si aggiorna, che non ha la testa per approcciare in modo nuovo e innovativo i soliti vecchi problemi?

Eppure il concetto è semplice, e la soluzione, una volta tanto, è a portata di mano.

L’errore di considerare quella culturale una spesa eccessiva e dunque la decisione di operare tagli, non solo non fa risparmiare in modo incisivo sul bilancio dello Stato, ma genera danni che pagheremo lentamente ma inesorabilmente negli anni a venire.

La cieca determinazione di mettere ancora più in crisi questo settore dimostra l’assenza di senso di responsabilità per il presente e per il futuro.

Diciamo piuttosto cosa vorremmo trovare al nostro ritorno.

Li chiamano “beni intangibili” perché non si possono prendere in mano, non si possono versare in banca, non si possono usare per comprare altra merce. Eppure hanno un valore addirittura superiore a quello materiale.

Perché creano persone migliori.

 

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8 Commenti

  • tutto vero: ma si sveglia ora, solo ora, Croppi? Non lo aveva capito dall’inizio lui e altri (tipo anche Fini) che questi figurri considerano la cultura come fango, un pericolo per progetti di dominazioni delle coscienze???

  • Considerare la cultura come un costo e non come una risorsa è veramente un “errore obsoleto”?
    La mia attenzione non si concentra solo sulle preoccupazioni, che condivido, in merito alle pericolose conseguenze di certe azioni politiche descritte nell’articolo.
    Mi soffermo invece su una sfumatura grande come il problema stesso: “l’errore”.
    L’errore è una disfunzione del sistema causata da negligenza o scarsa competenza.
    La sistematicità dei tagli e il contesto nel quale vengono realizzati non consentono più di definire questa politica culturale come un “errore obsoleto”, sarebbe meglio incominciare a chiamarla “progetto pericoloso”.

  • La cultura siamo noi. Non può chiuderci in valigia. La cultura produce reddito se sapientemente gestita. Fundraising mix, Assessore. Buon viaggio a-culturale(senza valigia).

  • “errore” o “progetto” che sia, è qualcosa di grave. Denunciare va benissimo, ma poi bisogna unire le forze, senza pregiudizi, e tutti insieme FARE, COSTRUIRE CONNESSIONI, PRODURRE PROPOSTE. La miglior difesa, la miglior risposta è questa.

  • Tanto per mettere il ditino sulla piaga:
    AL VIA BANDO PUBBLICO PER RESTAURO COLOSSEO. Conferenza stampa – Ministero per i Beni e le Attività culturali. Salone del Ministro, 2° piano – via del Collegio Romano, 27, mercoledì 28 luglio 2010, ore 11.30. Ok. Ora io direi di andare in massa a chiedere lumi sulle precedenti mani dei privati nei nostri Beni Culturali. Magari scopriremmo che i Bandi li vincono i parenti o gli amici di politici e amministratori, come è avvenuto x quello sull’area ristoro del MAXXI (non solo?!!!).

  • Io la cultura la porto sempre con me, non in valigia ma proprio dentro: nel cuore e nella testa. Se ciò fosse parte del progetto di ungruppo, quel gruppo sarebbe vincente, illuminato, parte della Storia nella quale resterebbe. A quanto pare, questi progetti di lungo respiro e raggio, non interessano alla nostra politica, e questo è sciocco e deletereo anche per i politici stessi che dimostrando così il loro cervello piccolo – e non solo – quindi anche il loro “celomoscismo” (contrario di “celodurismo”…, appunto)finiranno terra di cui, alla fine, nessuno si ricorderà negli anni a venire. La Cultura dà un posto nella Storia, dà l’Immortalità. Tutto il resto è nulla, è fuffa…

  • brava babajaga!!!

  • condivido in pieno, tutto, compresi i commenti! Il che ci riporta allo stesso punto:
    quello di un avvitamento intorno alla cialtroneria e alla superficialità che ormai sovrasta tutto, in questo paese. E senza che operatori di settore qualificati, onesti e avveduti, prendano una posizione per svergognare e sbugiardare la tanta melma che soffoca la qualità.
    Non se ne può più: dove sta la vivace e affilata critica? Dove quel sano orgoglio professionale, quella capacità analitica, quella coesone tra discipline e intellettuali che voglia e riesca a fare chiarezza e rimettere in moto un settore in crisi e devastato da guerre interne oltre che esterne, da tensioni tra lobby e mediocrità? Sembra di parlare della Politica e invece è – dovrebbe essere – cultura…??????

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