Roberto Cascone lavora essenzialmente proponendo progetti di tipo relazionale che tendono a coinvolgere il pubblico e a creare situazioni di intensa interazione con i fruitori sempre con una sua forte presenza all’interno degli stessi progetti. Caratterizza la ricerca dell’artista la volontà di esprimersi entro un ambito concettualistico che si pone borderline tra rigore e ironia.
Nato a Napoli nel 1958, ma cresciuto a Bologna, Roberto Cascone si è imposto come un pioniere in moltissima della sua produzione. La sua è una formazione forse eclettica ma anche per questo intensamente ricercata.
Inizia frequentando i corsi di disegno di Demetrio Casile fino al 1980, anno in cui si trasferisce a Firenze dove lavora come dj per una storica e avventurosa radio privata: Controradio. Qui collabora con Lanfranco Baldi ad Epicentro ed espone in happening al Tenax, al Manila, al Bar Selene di Colonnata. Del 1983 è la prima mostra personale-progetto multimediale al Caffè Voltaire, a cura di Sara Nitti. Frequenta liberamente i corsi del DAMS (arte) di Bologna e della Facoltà di Architettura di Firenze, collaborando – nel 1984 – ad una tesi-progetto di Mara Pizzamiglio sul rapporto tra musica e architettura (relatori Gianni Pettena e Giuseppe Chiari).
Dal 1986 vive e lavora a Milano dove frequenta i corsi di Estetica della Statale e di Illustrazione della Scuola del Fumetto. Intensa l’attività di studio, con produzione di assemblage realizzati con materiali di recupero: con questi trasforma la propria abitazione in un’installazione in continuo mutamento. Parallelamente a questa ricerca, Roberto Cascone crea un percorso di tipo situazionista-relazionale, fondando gruppi, sigle, promuovendo operazioni multimediali, nuove identità, comportamenti di tipo mimetico e “virale”, anche sul web.
Con Mistika Zero (1990-1994), organizza giochi, premi per segreterie telefoniche creative, una caccia al tesoro e una lotteria artistica in gallerie tra le quali la Fabbrica Eos, nell’ambito della rassegna patafisica Chandelle Verte. Dello stesso anno, 1994, è Io ti presento, la prima mostra personale milanese di Cascone, curata da Maria Grazia Torri alla galleria Bianca Pilat: l’artista presenta, oltre al lavoro di studio, la sua intera famiglia.
Da altre operazioni relazionali create con Mari Iodice, Francesco Querci e altri artisti, Rentwork (1993-1997), una fantomatica agenzia di noleggio di opere d’arte, e Artplan (1994-1997), archivio di idee artistiche, nasce il progetto open RA First Agency. Questa particolare agenzia promuove tra gli altri Maurizio Cattelan. Operazione di punta è, infatti, il Cattelan Funs Club (1994-2005-?), con tanto di art fanzine “Cattelanews” che in poco tempo conta circa 200 abbonati e si avvale del sostegno del gallerista Massimo De Carlo nonchè di alcuni collezionisti dell’artista padovano. Del CFC si interessano anche artisti e studenti – che realizzano tesi di laurea, in particolare Dubra Vidovic, per una ricerca sull’editoria d’arte autoprodotta – e i media: il Club va anche in onda su radio ed emittenti televisive, da La7 al circuito internazionale di MTV, ed ha la sua logica conclusione nel film di Elena Del Drago Cattelan è morto, viva Cattelan in cui Cascone interpreta se stesso (l’evento sarà seguito dal primo Cattelantour milanese: visita guidata ai luoghi significativi per la vita di Maurizio Cattelan).
L’anno seguente a quello di nascita del CFC vede la creazione, con Giuseppe Vicenzo, della perfomance, radiofonica e non, Bondage (1995-1998). I due, dj di Radio Onda d’Urto, con il nome d’arte di Sato & Sato, sono di volta in volta giornalisti mascherati, fotoreporter ciechi, uomini radio, improbabili sondaggisti in cerca di se stessi o dell’arte perduta alla stazione centrale di Milano (l’operazione, Arte Smarrita, ha avuto una mostra finale a cura dell’Ufficio Oggetti Rinvenuti delle FS).
Nel 1996 il duo Bondage, che produce video (uno di questi, Good Bye va in finale al Festival del minuto di Prato), è invitato alla Quadriennale di Roma, ospite per due volte nello stand di Cesare Pietroiusti, artista con il quale Roberto Cascone continua il rapporto nel ’97 con l’esperienza del Progetto Oreste seguita dal convegno al Link di Bologna e dalla pubblicazione del libro Come faccio a spiegare a mia madre che quello che faccio serve a qualcosa? (1998, I Libri di Zerynthia e Charta); a questo segue la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1999 che chiude di fatto il ciclo iniziato nel ’97.
Sempre in quell’anno RA First Agency viene invitata da Loredana Parmesani alla mostra Arte x Tutti, a Codogno. Per l’occasione viene prodotto un progetto nuovo, il Comico a domicilio, che vede impegnato il fratello dell’artista, Massimo Cascone, attore con esperienza cabarettistica (parte dei testi dello stesso lavoro, sempre quell’anno, viene acquisita da Paolo Rossi per il suo show Scatafascio). Maurizio Cattelan al vernissage crea con la madre di Cascone, Maria Luisa, un’estemporanea performance, documentata e pubblicata su “Cattelanews”.
Pochi mesi dopo, nel 1998 l’artista chiude l’esperienza Bondage con un clamoroso happening musicale e multimediale, Are you experienced?, concerto per artisti organizzato al Leoncavallo di Milano dove, per circa 18 ore, su tre palchi, si alternano un’ottantina di artisti più o meno noti.
Sempre quell’anno chiude i battenti anche RA First Agency. L’occasione è la mostra personale curata a Torino da Luisa Perlo e a.Titolo, nella quale l’agenzia propone il GAS, Gruppo Artisti Salvagente, che l’anno prima a Trieste è tra i vincitori di Serial Public, progetto di Correnti di marea dedicato all’arte pubblica. In giuria, tra gli altri, Roberto Pinto e Pietro Gilardi, che partecipa anche all’evento di Torino, ma come artista, insieme a molti altri aspiranti artisti, tra cui la milanese Roberta Beta che solo due anni dopo salirà alla cronaca mediatica in quanto protagonista del primo Grande Fratello. Sempre nell’anno della vittoria triestina parte, è il caso di dirlo, in sordina, un altro progetto collettivo, il Club del Silenzio (1997-2000). L’operazione di maggior successo è Silence Dreams, evento che conduce l’artista a fotografare, con la bocca tappata da un grande cerotto, i luoghi silenziosi di Napoli, dapprima durante 3 giorni di deriva metropolitana a cura di Matteo Fraterno e Eugenio Giliberti, in seguito per tre mesi in perfetta solitudine. Il risultato del lavoro viene mostrato in una personale, con la presentazione di Fabiola Naldi, allo Studio Morra di Napoli.
Di poco precedente è Regrattier, evento realizzato a Rosignano Marittimo (Li), con la coppia di artisti e animatori culturali Santini del Prete. Due mesi prima della mostra, Cascone, sedicente rigattiere livornese, gira il paese a bordo del tipico motocarro Ape, fornitogli dalla Pro Loco, ritirando da svariate abitazioni rottami di ogni genere. La mattina del vernissage della mostra, questi materiali, trasformati in opere d’arte, sono fatti ritrovare dallo stesso Cascone davanti alle case dalle quali li aveva ritirati due mesi prima. La galleria, a parte il video che esibisce l’artista travestito da rigattiere, è vuota.
Nel dicembre dello stesso anno, a Milano, l’artista mette a disposizione il proprio a studio per realizzare un mercatino in cui chiunque possa vendere o barattare liberamente, liberandosi così del superfluo. L’happening, in cui i protagonisti sono il pubblico e gli oggetti, infatti, s’intitola Avanzi di fine millennio e termina con l’andata in onda sulla trasmissione RAI Non solo soldi nel 2001.
Tra le mostre, nel 2005 si segnala un particolare calendario-mostra di Roberto Cascone con Casaluce Geiger e con la partecipazione di Betty Bee, Erwin Wurm e altri.
Precedentemente, negli anni 2000, realizza alcuni progetti che proporrà in spazi pubblici e gallerie private.
Con Building Virus l’artista mostra aspetti sgradevoli della metropoli, come i lavori in corso o di ristrutturazione, che però assumono contorni estetici potenzialmente gradevoli. La città è vista come un organismo (vivente) e come tale può ammalarsi, a causa di un misterioso virus edilizio (nel 2002 foto e video diventano un’ installazione in una villa completamente vuota, a Varese, nella collettiva Lavori Domestici, a cura di Valerio Dehò).
Interfaccia, realizzato tra il 2004 e il 2005, vede l’artista tentare l’impresa impossibile di ricontattare telefonicamente tutti coloro che ha conosciuto nel corso della sua vita. La ricerca viene curata dall’anziana madre che telefona alle persone chiedendo loro se ricordano il figlio, se per caso lo abbiano mai sognato e altro ancora.
Life Forms è un progetto aperto di arte-design, con la produzione di immagini digitali (circa 25.000) pensate per il tessile e la ceramica, ispirate all’idea di forma di vita, in particolare microscopica (virus e batteri). Una di queste opere è diventata la copertina di “Spruzz” (visibile su www.spruzz.eu).
Il libro Artherapy. Curarsi con l’arte contemporanea (Giraldi Editore, 2008) è uno dei suoi più recenti progetti, presentato in diversi happening, in Italia e in Francia (anche in ambito accademico). In particolare, nel 2008 alla Triennale di Milano, a cura di Museo Teo- Giovanni Bai, poi nell’ambito di ApartAmento, ciclo di incontri curato da Barbara Martusciello e Paolo Di Pasquale, e a Capri nella piscina dell’Hotel Capri Palace, a cura di Patrizia Giambi e della galleria Blue Lizard. Artherapy segna il punto d’arrivo della ricerca dell’artista, per anni impegnato, tra rigore scientifico e fantasia, nella produzione di materiale artistico funzionale, ovviamente tra il serio e il faceto e nel tentativo di risolvere attraverso l’arte i propri problemi psicologici e relazionali.
Più recente, datata luglio 2010, è la personale The Two Cities / Le due città, curata da Barbara Martusciello alla GiuseppeFrau Gallery di Norman in Sardegna. Per questa mostra-evento l’artista ha ideato la produzione di un’azione atta a mostrare al pubblico una serie di fotografie digitali della città in cui egli vive e agisce quotidianamente – Milano – e in costante reciprocità con il territorio. Le foto, scattate nel corso di derive metropolitane, sono fedeli a uno spirito reportagistico ma in rapporto empatico con l’oggetto\soggetto restituito. Lo scarto non è minimo ed è sostanziale: l’artista diviene parte non solo di quel territorio ma anche dell’immagine stessa, come emerge nel suo stato d’animo (auto)ritratto nel momento esatto dello scatto. L’operazione non è mirata a una selezione estetica predefinita e il concetto di bello e quello di brutto finisce per sovrapporsi, spostandosi nel campo della neutralità…
Oltre a cataloghi e libri, sul lavoro di Roberto Cascone è stato scritto su testate e media di settore come “Flash Art”, “Juliet”, “Segno”, “art a part of cult(ure)”, sui magazine “Vogue” e “Glamour”, sui quotidiani “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera”, Il Giorno, Il Giornale, “Il Resto del Carlino”, altre testate e soprattutto sul web.
Altre informazioni e materiali sono reperibili presso l’archivio DocVa – Care of/Viafarini, Milano.












Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.


bello e brutto ricco e povero buio e luminoso… categorie di senso che oggi hanno ancora meno peso e importanza e non definibili entro confini rigidi. se sia un bene o un male non saprei. Lei, Cascone, ce li fornisce già con questo virus di sovrapposizione poetica. grazie
una mostra non definibile bella ma ben riuscita sì.
in bocca al lupo a tutti, in una terra tra le più belle e aspre che ci siano in Italia, che necessita di impegno strutturale e culturale. Un buon inizio, il vostro!