Il potersi guardare allo specchio prima della colazione e la possibilità di riconoscersi in questo, potrebbe essere un’idea della Libertà contemporanea che differisce, sotto alcuni aspetti, dalle forme assunte da questo concetto in epoche diverse dalla nostra. A tal proposito, negli spazi della Fondazione del Pastificio Cerere a Roma, ci si può imbattere in un grande ritratto di Hegel: un po’ più bello del solito e col suo nome scritto in grande accanto al quadro.
L’uomo medioevale probabilmente ricercava la sua libertà in un’armonia quotidiana, perseguita con spaventosa profondità (per chi poteva permetterselo), data la lentezza imposta dal suo tempo. Oggi immaginiamo l’uomo libero come incarnazione di principi nostri, espressi tramite dinamiche settoriali. Allo stesso tempo, facciamo propaganda di una visione cosmica della libertà, non più l’armonia del singolo ma una totalità a tutti imposta. Il saggio Due concetti di libertà scritto da Isaiah Berlin nel 1958 è stato il punto di partenza della riflessione di Pietro Ruffo, giovane artista (nonchè vincitore dell’ultima edizione del Premio New York istituito dall’Italian Academy in collaborazione con la Columbia University) riguardo questa problematica nella sua personale romana dal titolo I sei traditori della libertà.
Donato Di Pelino) Puoi spiegarci il pensiero espresso da Berlin in questa sua opera?
Pietro Ruffo) Berlin ha ipotizzato due tipi di libertà: quella positiva, come libertà di autodeterminazione da parte dell’individuo e come coscienza di questo del gruppo sociale e la libertà negativa, intesa come libertà da forme di interferenza esterna. In particolare Berlin pensa che il tipo di libertà detta positiva sia stata imposta alle masse anche tramite le idee di alcuni filosofi da lui chiamati i “traditori della libertà”, dal titolo di una serie di lezioni tenute alla BBC nel 1952.
D. Di P.) I lavori di Ruffo sono grandi ritratti dei filosofi citati da Berlin nelle sue lezioni: Saint Simon, Hegel, Rosseau, Helvetius, Fichte e De Maistre. I visi dei pensatori sono coperti da libellule di carta disposte a maniera di squadrone aereo per suggerire allo spettatore il contrasto tra libertà e determinazione. L’aspetto interessante è che l’artista contemporaneo si muove in maniere sempre diverse e antitetiche: una volta sceglie di utilizzare strumenti come materiali poveri (pezzi di carbone o stracci), un’altra invece opta per la citazione, il rimando guidato e denso di una poetica complessa.
Cos’è che Berlin critica del pensiero espresso da questi personaggi?
P. R.) Naturalmente Berlin riconosce il valore qualitativo e l’importanza di tali figure nella storia del pensiero ma muove una critica alla modalità di imposizione della libertà portata avanti dai sei. Questi pensatori, per ovvie ragioni storiche del periodo da loro vissuto, proponevano un modello di libertà positiva e quindi una educazione forzata per il cittadino al concetto di libertà. Berlin è più favorevole al concetto negativo di libertà come indipendenza da ogni ente esterno, anche dallo Stato.
D. Di P.) Perciò l’imposizione di un modello di libertà potrebbe condurre verso la negazione di essa, com’è avvenuto forse nei moderni totalitarismi. E’ interessante, a tuo parere, il fatto che forme di governo totalitarie si siano manifestate in un’epoca vicina alla nostra?
P. R.) I totalitarismi sono sempre esistiti. Anche nelle civiltà arcaiche c’era sempre un potere concentrato nella figura di un individuo carismatico, re o imperatore, che aveva il controllo sullo Stato.
D. Di P.) Forse cambiano le modalità di espressione di tali governi. Il Nazismo e il Fascismo hanno solo evidenziato le problematiche contemporanee, le nevrosi e i paradossi delle società odierne…
P. R.) Esatto: dall’analisi di quei periodi emergono le complessità della nostra epoca, che tanto hanno caratterizzato i totalitarismi.
D. Di P.) Oltre ai ritratti dei sei filosofi, per questa mostra hai realizzato anche delle video interviste.
P. R.) Ho scelto di intervistare sei filosofi contemporanei (i prof. Giacomo Marramao, Sebastiano Maffettone, Giovanni Aldobrandini, Ian Carter, Eugenio Lecaldano, Marco Santambrogio n.d.r.) per avere un loro punto di vista sulla questione espressa da Berlin. Alcuni di loro hanno anche conosciuto Berlin e hanno potuto fornire un importante contributo per focalizzare meglio il tema.
D. Di P.) Cosa pensano i filosofi da te intervistati riguardo alle forme possibili di libertà oggi?
P. R.) Non hanno dato una risposta definitiva su quale possa essere l’esatta concezione della libertà contemporanea. Tutti hanno espresso una sorta di mediazione tra la forma di libertà positiva e negativa espresse da Berlin.
D. Di P.) In una sala attigua a quella che ospita i ritratti dei traditori, spuntano da terra dei piccoli schermi con tanto di cuffie, dove lo spettatore può vedere e ascoltare pareri interessanti, come quello di Maffettone, il quale parla di Arte come libertà o Santambrogio che compie un’analisi sulla libertà legata al concetto di senso comunitario di appartenenza. Tu invece che visione hai della libertà nella nostra epoca?
P. R.) Penso che il compito di un artista non sia quello di dare delle risposte quanto quello di formulare le domande adeguate. A riguardo mi sono documentato molto per realizzare questo lavoro esposto nella personale e in particolare mi sono interessato alla teoria di Dworkin, un importante filosofo del diritto. Dworkin è di scuola liberale e teorizza il caso in cui l’individuo porta avanti le sue idee a tutti i costi, anche a discapito del bene comune e il caso dell’individuo che in certi casi sacrifica le sue convinzioni per ottimizzare la condizione di tutti. Invito a riflettere su queste due possibilità.
- Pietro Ruffo, “I sei traditori della libertà”, a cura di Laura Barreca, Pastificio Cerere, Via degli Ausoni, Roma; fino al 30 Luglio 2010.
- Immagini: Fondazione Cerere, Roma
Donato Di Pelino è nato a Roma nel 1987. E’ alto un metro e novantacinque ed ha origini abruzzesi e siciliane di cui va molto fiero. E’ diplomato al Liceo Classico Benedetto da Norcia di Roma e attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza di Tor Vergata. Rimpiange tuttavia i bei tempi delle scuole elementari quando ancora poteva camminare per strada con il passo saltellato. Da sempre si interessa di arte in tutte le sue manifestazioni ed è inoltre chitarrista in una band. Scrive poesie e il suo pittore preferito è Francesco Paolo Michetti. Tutto qui per adesso anche perché a ventidue anni che altro vuoi fare?


bellissimo articolo, colto!
Il PREMIO NEW YORK è stato vinto, quest’anno, come scrive Di pelino in questo approfondito articolo, da Pietro Ruffo che partirà a settembre x i sei mesi di residenza; poi sarà la volta della Marinella Senatore, altra vincitrice, che si alternerà a lui in primavera 2011…