L’idea, che sfocia in questo progetto si fa strada nella mente di Paola Romoli Venturi nel giugno del 2008 quando viene emessa la sentenza di secondo grado del processo Spartacus: è la conferma delle condanne all’ergastolo per alcuni esponenti del clan dei Casalesi. Tutti i giornali ne parlano. Roberto Saviano, pur non avendo un ruolo nel processo, è presente in aula. Questo basta ad accendere i riflettori. Le immagini, che fanno il giro del mondo, mostrano lo scrittore totalmente assorto e concentrato sulle parole del giudice; l’impressione è che ascolti e memorizzi tutto: ogni singola condanna, ogni anno di carcere inflitto, ogni articolo di codice, ogni nome. I componenti della sua scorta gli sono attorno: sul viso i segni della tensione, gli occhi come radar che scandagliano lo spazio intorno, pronti a captare movimenti sospetti.
Per l’artista è un attimo: tutte le idee, i pensieri che ha sviluppato e registrato nella sua mente dal momento in cui ha incrociato per la prima volta Roberto Saviano attraverso la lettura di Gomorra sono lì; schizza rapidamente il ritratto dello scrittore e della sua scorta. Dallo schizzo a penna passa ai ritratti in tarlatana. Questi otto ritratti costituiscono l’installazione La sentenza, fulcro del progetto espositivo, da cui l’artista parte per creare un percorso che ridisegna gli spazi della Pasinger Fabrik con installazioni e interventi site specific. Con le opere in mostra, Paola Romoli Venturi ricostruisce le sensazioni che ha provato nel vedere quelle immagini; con i suoi lavori, si spinge oltre: cerca di dare una dimensione visiva, quasi tattile all’emozione attanagliante che deve aver provato Saviano nello scoprire che in fondo il condannato è lui. Una condanna emessa senza avvocati difensori o procedure penali da poter impugnare. Una condanna che giorno per giorno si fa più pesante. Il 13 ottobre 2010 saranno precisamente 4 anni che lo scrittore vive sotto scorta.
Il sottotitolo del libro Gomorra è: “viaggio nell’impero e nel sogno di dominio della camorra”. Anche questa mostra è un viaggio, un percorso ideale che rievoca le sensazioni provate dall’artista nel momento in cui impattava con le immagini di quel giugno 2008. Ma il viaggio non si esaurisce qui. La mostra vuole veicolare anche la sensazione che prova una persona giovane che un giorno si rende conto di essere prigioniero di una condanna: il tempo che non passa, le cose che non si possono fare, la voglia di scappare, di andare a vivere altrove. La condizione di un carcerato. Il viaggio prende le mossa dal labirinto – a qualcuno potrà richiamare la selva oscura, posta all’inizio della Divina Commedia. Attraversato il labirinto si accede allo spazio che rappresenta l’aula del processo. È un momento di forte impatto. Gli spettatori della mostra, come gli spettatori del processo, prendono posto su una panca: di fronte ad essa i ritratti di Roberto Saviano e della sua scorta eseguiti con una tecnica molto particolare e suggestiva. In sottofondo una voce legge il dispositivo della sentenza, come a voler dare risonanza anche fisica a quella che rimane una tappa miliare nella lotta contro la camorra. In questa istallazione l’artista ha scelto di inserire i singoli ritratti in clipei di metacrilato. Il clipeo con la sua tipica forma circolare, nell’antichità romana e successivamente nell’iconografia cristiana faceva da cornice a ritratti di eroi o di santi. Sul bordo dei clipei è incisa la data delle tre sentenze, il nome o la funzione della persona ritratta. In questo modo i personaggi ritratti acquistano solennità e il contenitore diventa una parte integrante dell’opera.
Uscendo dalla sala della Sentenza si attraversa un corridoio lungo e stretto in cui l’artista tiene il conto del tempo vissuto sotto scorta dallo scrittore. Giorno dopo giorno Paola Romoli Venturi aggiungerà una nuova tacca sul muro, proprio come in un calendario carcerario. Superato l’angusto corridoio, l’artista ha inserito nel percorso delle zone di riflessione che invitano il visitatore ad approfondire alcuni temi e a consultare materiale informativo. Poco oltre il visitatore scopre altre immagini evocative. La sequenza di piccole ombre congelate in quelli che sembrano essere monoliti di ghiaccio gioca con un doppio significato. Essere ridotti all’ombra di se stessi indica solitamente una persona che ha perso le dimensioni del vivere reale; anche l’espressione vivere nell’ombra si riferisce al vivere nascosto, al buio, lontano dalla luce del sole.
Allo stesso tempo le piccole ombre richiamano alla nostra mente la fisionomia di Saviano. Dai gesti, dalla postura, dalla sagoma del corpo siamo in grado di ricomporne idealmente la figura, di vederne il movimento, di ascoltarlo mentre parla. È un vedere e un non vedere, come spesso accade in tv con persone la cui identità deve essere protetta: l’immagine viene resa irriconoscibile. Altri ritratti di Saviano popolano la mostra. Sono ritratti che colgono momenti reali della vita dello scrittore. La sua apparizione a Casal di Principe nel 2007, il volto nascosto tra le mani; la sua lezione all’università di Roma Tre davanti agli studenti dell’Onda e un ritratto che riprende la foto del retro di copertina del libro Gomorra. Anche questi ritratti, in tarlatana, rendono lo scrittore in modo essenziale, ne evidenziano la fragilità, gli stati d’animo. Il ritratto ispirato alla foto di retro di copertina ci fa vedere in trasparenza, sotto la superficie scura una seconda immagine in tarlatana rossa, l’anima ribelle e coraggiosa dello scrittore.
Il dispositivo della sentenza stampato su carta in forma di spirale, suggerisce con la disposizione concentrica del testo integrale, un pozzo profondo che come un mandala semantico e figurativo cattura lo sguardo. E poi ancora ombre, ombre che sovrastano lo spettatore. L’ultima delle tre grandi ombre sembra voler andare via. Come lo scrittore, quando annunciava nell’autunno del 2008 che voleva riprendersi la sua vita, anche a costo di lasciare l’Italia.
L’ultima sala espositiva ricorda nella forma un tempio romano. La cella della divinità è l’area nella quale sono sospese le matrici che Paola Romoli Venturi ha inchiostrato per i ricavarne delle stampe. Le matrici sono tutte piccole ombre eseguite in tarlatana. L’artista si è sbizzarrita nel ricreare la gestualità tipica di Saviano. Alle pareti troviamo le stampe tipografiche inchiostrate e a secco ricavate da ciascuna matrice. Colpisce il gioco di ombre, il fine tratteggio e l’effetto chiaroscurale che i fili della trama sanno creare sulla carta. L’artista si serve di una particolare stoffa, che ha affinità con la garza: la tarlatana. L’abilità che ella ha ormai conseguito nel lavorare questo materiale le consente di raggiungere dei risultati sorprendenti. L’artista tinge, taglia, sfrangia, sovrappone, sfilaccia e incolla la tarlatana sfruttandone abilmente la trama, come un esperto ebanista che nella sua composizione sa sfruttare al meglio il disegno della fibra del legno. Per cogliere il carattere essenziale ed evocativo delle opere dell’artista romana può essere d’aiuto il termine da lei recentemente adottato di instant art per indicare il suo tipo di ricerca che parte da brani di attualità per elevarli a immagini-simbolo, a momenti di riflessione che sottraggono l’argomento trattato al destino delle informazioni giornalistiche presentate quotidianamente dai media e pertanto destinate a durare nella nostra personale e soggettiva memoria un tempo molto breve, incalzate come sono da altre news, altri filmati, altri commenti. Forse è questo il vero ruolo dell’arte e dell’artista: sottrarre un argomento, un tema al susseguirsi incalzante di informazioni e di (pro)porlo in un’altra dimensione, su un altro piano. Sul piano dei valori universali, dei messaggi forti che fanno breccia.
Photo: Paola Romoli Venturi, Detail /dettaglio. RITRATTI_Casal di Principe 2009, tarlatana, colla, metacrilato; Detail /dettaglio. clipeo : ROBERTO SAVIANO ASCOLTA XIX GIUGNO MMVIII
Simonetta Martelli nasce a Roma dove si laurea in Scienze Politiche. Il desiderio di conoscere gente e paesi la porta in giro per l’Europa, prima in Francia e quindi in Germania dove mette temporaneamente radici. Non prende nemmeno in considerazione i comuni pregiudizi invece impara a capire e ad apprezzare la mentalità e il modo di vivere oltr’alpe. Nei momenti liberi frequenta ogni tipo di mostra o spettacolo; piano piano nasce il desiderio di approfondire e di organizzare in modo organico le sue conoscenze sporadiche in fatto di arte. Nel frattempo rientrata in Italia, si iscrive più che quarantenne al corso di sudi universitari di Storia dell’arte e nel luglio 2010 si laurea. Collabora con recensioni a riviste in Italia e in Germania. Il suo desiderio è far conoscere artisti italiani a Monaco – la città dove ha vissuto oltre vent’anni – e artisti tedeschi in Italia. La sua prima mostra da curatore è a Monaco a settembre 2010. È solo l’inizio.


grande SAVIANO! Della mostra non so nulla, non conosco l’artisa che scopro volentieri qui, ma dell’impegno di Saviano so tutto il bene possibile e confermo che deve coinvolgerci tutti perchè siamo tutti parte in causa (lesa)… Grazie