A’ la recherche du temps perdu è il testo inedito di Luchino Visconti per un film su Marcel Proust che non vedremo mai. I cerchi della Ricerca di Visconti roteano secondo linee di tempo: tempo perduto, cioè, passaggio del tempo, annientarsi di ciò che fu, alterarsi di ogni essere. Il testo scritto da Luchino Visconti e da Suso Cecchi D’Amico nel 1970, accompagnato da 400 tra fotografie, appunti e schizzi dello stesso regista e dello scenografo Mario Garbuglia sui luoghi proustiani scelti per il film era divenuto un volume, in Francia e in Spagna (nell’originale francese).
Marcel Proust e Luchino Visconti: due artisti simili, per i quali l’opera si risolve in atto della seconda memoria, memoria involontaria, memoria affettiva. Somiglianze di carattere, analogie di destino, identiche debolezze, eguale gusto per le arti.
Chiediamo dell’inedito di Visconti a Suso Cecchi D’Amico, figlia di Emilio Cecchi, anni d’impegno in teatro e nel cinema, preferita da Luchino come sceneggiatrice dei suoi films: Bellissima (1951), Senso (1963), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), Vaghe stelle dell’Orsa (1965), Lo straniero (1967), Ludwig (1972), per citarne alcuni.
“Proust era un tema costante nella vita di Luchino” – dice – “e il progetto di un film sulla Recherche, per lui, una tentazione ricorrente. Il testo segue la continuità del percorso della Recherche. L’arrivo di Marcel a Balbec, les ‘jeunes filles en fleur’, quindi Parigi, la guerra, la decadenza del superbo Charlus, le feste dei Guermantes e ancora storie ad incastro nella vicenda centrale”.
Come in Proust, la Ricerca di Visconti è sovrapposizione di sensazioni passate e presenti, pathos su fugacità e cancellazione, memorie su scene, ritratti, strane somiglianze di situazioni e personaggi. E, ancora, caleidoscopio sociale, mondanità, humour.
L’esplorazione di Proust è dettata da memoria allucinata? Visconti si compiaceva di descrivere solo dei miraggi o riflessi?
“Niente di tutto questo”, risponde Suso. “I personaggi del Proust di Visconti non sono il risultato di una proiezione allucinatoria, ma sempre di un incontro. Luchino rispetta la continuità della storia proustiana nella sua totalità. L’azione è affidata al linguaggio dei personaggi. I dialoghi, per quanto possibile, sono quelli originari. E anche i luoghi che hanno ispirato il romanzo, Combray, la costa francese, Cabourg, Parigi, Venezia, interni di palazzi signorili, come in Proust”.
La Ricerca, quindi, è fedele all’originale?
“Luchino era un ‘metteur en scène’ di origine teatrale, pertanto, rispettoso del testo”, spiega Suso. “Inseriva, però, nell’opera cinematografica la propria interpretazione e cultura, un metodo personale di racconto”.
Non si capisce perché Visconti elimina dal testo il ballo finale dei Guermantes; nel romanzo, una sorta di riunione generale degli “azionisti” della società “Recherche du temps perdu”; casualità e coincidenza che fa incontrare proprio tutti: Charlus, Swann, Morel, Marcel, Saint-Loup. Questa società appare deludente e crudele e, perfino, stupida. Visconti ha eliminato la festa nel timore di insistere su vacui segni mondani; sazio, forse, della mondanità nel clan Verdurin.
“Luchino aveva scelto anche gli interpreti della Recherche”, dice Suso Cecchi. “Alain Delon avrebbe dovuto essere Marcel; Laurence Olivier o Marlon Brando, Charlus; Helmut Berger, Morel; Silvana Mangano, la Guermantes. Incertezza, invece, sulla interprete cui affidare il personaggio di Albertine” (ma, forse, Charlotte Rampling).
Studioso di particolari, Luchino Visconti aveva rivisitato Proust, un tipico autore di formazione impressionistica (sfumature, apparizioni, riflessi). Nella Recherche avrebbe incluso immagini in altre immagini, moltiplicando l’oggetto come in una serie di specchi. Ritratti-bozza e idee-quadro: la silhouette bianca di Swann che appare nel viale delle Acacie, oppure il gruppo indistinto delle fanciulle a Balbec-spiaggia. Le figure umane si frantumano “come sotto il rallentatore del cinematografo”, annotava Proust e qui rivive lo stesso Narratore. Negli Studi di lillà, Proust accenna al gioco delle dissolvenze che trasformano i lillà in sostanza liquida e il suono della musica in massa d’acqua, Le 400 foto e i bozzetti di Luchino Visconti e Mario Garbuglia, a commento della Ricerca, sono repertorio prezioso su “cose viste”, un “collage” figurato sul percorso del tempo. Scorci e paesaggi color brumoso, oro, grigio, écru… dorato solare di Balbec, grigio roccioso di Combray, diffusione di aerea nebbia a Doncières, ciottoli nel castello dei Guermantes, già visti a San Marco, matinée da M.me Villeparisis, moltiplicazione floreale e vegetale, apertura di fiori e biancospino divenuto nube di api.
“Una sceneggiatura di 363 pagine per oltre tre ore di proiezione”, dice Suso. “Luchino aveva lavorato otto mesi ai sopralluoghi. Mentre si andava avanti, le situazioni emergevano le une dalle altre,… la Ricerca brulicava di nuove scene, di sequenze brevi e autosufficienti,… una istantanea acquistava, nel disegno di Luchino, la vivacità dello scorcio… Luchino mi diceva che un film d’insieme sarebbe stato il suo regalo e riconoscimento a Proust, per l’unità del Tempo perduto, la cui frammentazione era un cruccio per lo stesso Narratore”.
Suso Cecchi mi fa la cronistoria della Ricerca. L’istruzione in casa Visconti era in francese; il padre, proustiano fanatico, aveva iniziato i figli allo studio della letteratura; nel ’30, Luchino conseguiva il baccalaureato; frequenti i soggiorni a Parigi, anche dopo l’età scolare. Molti anni dopo, Luchino voleva realizzare in cinema Un amore di Swann ma aveva, poi, rinunciato al progetto.
Nel 1968, Nicole Stephane, che deteneva i diritti per un film su Proust, gli propose una riduzione della Recherche. Visconti aveva accettato con entusiasmo, prima rivedendo un progetto precedente di Flaiano per René Clément, poi iniziando la sceneggiatura della sua Ricerca.
Dice Suso Cecchi: “Dopo Morte a Venezia, nel ’71, esaminai con Visconti il testo completo della Ricerca. C’era stata una rottura tra Visconti e il produttore. Fallito il tentativo di trovare finanziamenti per la Recherche, Luchino portò avanti Ludwig (1972). Poi venne la malattia e si sa della ostinazione con cui Visconti continuava a lavorare anche nella immobilità. Avrebbe voluto realizzare la Ricerca dopo Gruppo di famiglia (1974). Ma il film su Proust evocava luoghi, paesaggi, ambienti, mutamenti di stagioni,… una successione di spostamenti rapidi che accompagnavano la continuità del tempo proustiano. Un progetto impossibile da realizzare. Luchino poteva lavorare solo in interni e a temperatura costante. E, poi, i costi di lavoro erano divenuti astronomici. Girammo L’innocente (1975) che, infatti, lo impegnò molto meno”.
Fallito il progetto di Visconti, Nicole Stephane interpellava Joseph Losey (Il servo, Messaggero d’amore), il quale incaricava Harold Pinter della sceneggiatura. Ma, ancora una volta, mancavano i capitali per il fondato sospetto dei produttori sulla rozzezza e sulla incapacità del pubblico americano a seguire un tema troppo europeo come la Recherche. Resta la sceneggiatura letteraria di Pinter (The Proust Screenplay, Grove Press, New York 1977). Dice Suso Cecchi: “Pinter è geniale. Il suo è un testo d’autore. Ma è curioso come la sceneggiatura di Visconti e quella di Pinter si chiudano con la frase ‘je m’endors’, pronunciata dal Narratore. Ricordo l’amarezza di Luchino, quando fu incaricato Losey della riduzione di Proust”.
Nell’immobilità del male, Visconti ricomponeva nella memoria i frammenti e il movimento della Ricerca. La materia stessa del racconto. Diceva che sarebbe stato il suo ultimo film. Intanto, nella sua stessa persona, nell’atmosfera che aleggiava attorno a lui, si materializzava quell’oscuro nemico di cui parla Baudelaire, cioè, quel tempo inclemente che “mangia la vita”.
Foto di: Mikael Colville-Andersen
Sergio Falcone è nato nel 1952 e, a se stesso, nel 1968. Sopravvive e scrive a Roma. "Sopravvive", perché la sua esistenza non è quella vera. Com’egli stesso racconta, ha partecipato alla singolar tenzone degli anni ‘70 e ne è uscito sconfitto per manifesta interiorità. Ha pubblicato nel 2006 una raccolta di composizioni poetiche, Fuggir lontano da dove, per Le Nubi (http://www.lenubi.it/) edizioni. Come narra uno dei suoi critici, la sua è una scrittura del mordersi la lingua, del rimaner senza parole. È una sintassi che stenta a reggere l’urto di ciò che racconta. Il suo blog è Nutopia http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/


Stefano Masi, Alla ricerca del Visconti perduto
1)
http://www.youtube.com/watch?v=7553CGmvFA0
2)
http://www.youtube.com/watch?v=FMDVS_uYaGY
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Giorgio Treves, Le vie della Recherche (Luchino Visconti), Italia/Francia 2006.
Scheda a cura di filmitalia.org
http://filmitalia.org/film.asp?lang=ita&documentID=38105
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