A due passi dall’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove per anni ha insegnato Joseph Beuys (1921-86), il K 20 Grabbeplatz (sede storica del Kunstsammlung Nordrhein Westfalen: c’è poi il K 21 Ständehaus, a sud della città, e la Schmela Haus) ha riaperto i battenti il 10 luglio scorso, dopo due anni di lavori, completamente rinnovato.
La facciata di granito nero – essenziale nella linea – s’impone sull’ampia Grabbeplatz. E’ stata progettata nel 1986 dallo stesso studio di architettura, Dissing + Weitling di Copenaghen, a cui sono stati affidati gli attuali lavori di ristrutturazione: per un costo totale di poco meno di 40 milioni di euro. Interventi che si relazionano con fluidità con le opere esposte e con la struttura architettonica stessa, senza stravolgerla.
Come sottolinea il direttore, Marion Ackermann, questa nuova presentazione rende più intenso l’impatto delle opere d’arte, che lei definisce “concentrate, autoreferenziali, autonome. Ma, allo stesso tempo, – continua Ackermann – gioca anche con nuovi e inaspettati punti di vista. Alcuni allestimenti – ad esempio Pollock nella Galleria Americana – sono deliberatamente, nel loro carattere, luoghi centrali, mentre altri enfatizzano nuove sfaccettature”.
Solo la superficie espositiva risulta implementata di circa 2000 metri quadrati, per un totale di 5000 metri quadrati che accolgono la notevole collezione di arte moderna e contemporanea. Al piano terra la Klee Hall è destinata a mostre temporanee, mentre il piano superiore si snoda attraverso sale di ampio respiro, in cui trovano collocazione i protagonisti delle avanguardie storiche, da Paul Klee (la fondazione del museo nasce proprio da un nucleo di 88 opere di Klee, acquistate nel 1961 dallo stato federale del Nord Reno-Westfalia) a Kandinsky, Picasso, Matisse, Mondrian…
Particolarmente interessante, proprio la Galleria Americana citata da Ackermann – con i lavori, tra gli altri, di Jackson Pollock, Andy Warhol, Kenneth Noland, Donald Judd, Richard Serra – cui è stata aggiunta una nuova acquisizione: il dipinto di Robert Motherwell, In Plato’s cave (1973). Sempre in occasione della riapertura del Kunstsammlung, sono state acquistate anche le opere degli artisti contemporanei Thomas Hirschhorn, Julian Göthe, Sabine Gross, Kris Martin, Wilhelm Sasnal e Ana Torfs.
Appositamente realizzato nello spazio del Dipartimento di Educazione, il progetto Museumbesucher / Museum Visitor (fino al 23 gennaio 2011) di Karin Sander (Bensberg 1957). Sugli scaffali metallici, al centro della stanza, centinaia (il numero è destinato a crescere, trattandosi di un work in progress) di sculture di gesso colorato, alte circa 30 cm., catturano lo sguardo dell’osservatore. Sono gli stessi visitatori ad essere i protagonisti: soggetto/oggetto, come l’ambiente stesso – del resto – che è galleria espositiva, ma anche laboratorio. Sander sviluppa il suo lavoro con il coinvolgimento diretto del pubblico. Le persone vengono fotografate e la loro immagine, scansionata, acquista tridimensionalità attraverso un programma informatico specifico; segue la fase in cui la figura viene modellata nel gesso e, infine, dipinta. L’opera nasce dal dialogo tra artista e osservatore, in cui è lo stesso soggetto ritratto ad avere il potere decisionale nella scelta di dettagli significativi che riguardano l’atteggiamento, la posa, come pure la forma: abiti, accessori. Rendere il processo visibile è il fine dell’artista tedesca, quanto mettere a confronto il visitatore stesso con la propria immagine in forma di oggetto fruibile in quanto opera d’arte.
Tra i prossimi appuntamenti, in occasione della Quadriennale di Düsseldorf 2010, la mostra Joseph Beuys: Parallel Processes (11 settembre 2010 – 16 gennaio 2011), un omaggio che il K 20 Grabbeplatz dedica al carismatico artista e alla sua idea di “scultura sociale”.
K 20 – Kunstsammlung Nordrhein Westfalen, Grabbeplatz 5 – D-40213 Düsseldorf; www.kunstsammlung.de.
Immagini: ph M. De Leonardis

















Manuela De Leonardis (Roma 1966), si laurea nel 1991 in Lettere-Storia dell’Arte Moderna. Specializzata in archiviazione fotografica ha collaborato con vari istituti (RAI Educational – progetto IDEA “Museo Nazionale Virtuale Arte Italiana”; National Museum of Ireland/Art and Industrial Division, Dublin; Istituto Centrale del Restauro, Roma). Dal 1997 al 2004 si è occupata della catalogazione e delle ricerche storiche dei fondi fotografici storici Tony André, Caprile e Bertolami della Fototeca Nazionale/ICCD di Roma. Dal 2004 inizia ad occuparsi sistematicamente di arti visive come giornalista freelance, collaborando con Il Manifesto, Alias e le testate Exibart, CultFrame – Arti Visive (fino al 2010) e dal 2009 art a part of cult(ure) e Andy Magazine. Nel 2007 inizia l’attività di curatela con L’Italia rurale degli anni Sessanta: Sardegna, Basilicata, Calabria nelle fotografie di Mario Carbone, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lille. Tra i vari progetti, ha collaborato con Simona Filippini/Camera 21 alla realizzazione della mostra Di Lei. Donne globali raccontano, raccogliendo le testimonianze di dieci fotografe (catalogo Iacobelli 2009). Ha partecipato alle letture portfolio al SI FEST - Savignano Immagini Festival 2008 e al LDPF - Lucca Digital Photo Fest 2010 (membro della giuria del Premio Del Carlo). Nel 2010 ha fatto parte della giuria internazionale di arti visive del Fine Arts Festival di Muscat (Oman). Nel 2011 ha esposto per la prima volta un suo reportage fotografico con testi e ricette gastronomiche - Ginger House, realizzato nei magazzini dello zenzero di Fort Cochin (Kerala) - alla Libreria Odradek di Roma. Ha pubblicato con Postcart (collana Postwords), A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011).
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