approfondimenti, arti visive | 3 settembre 2010 | 1.543 lettori condividi su: Facebook Twitter

Pino Settanni ci lascia: orfani di un ritratto d’Italia | di Barbara Martusciello

di Barbara Martusciello

Stava male. Da tempo. Il suo sguardo, però, è sempre rimasto vigile, aperto su un’Italia che ha saputo restituire con una lucidità sensibile e appassionata.

Una mostra personale, nell’agosto 2009, al Positano Myth Festival, lo aveva celebrato (http://www.artapartofculture.net/2009/08/14/…):  ho  avuto il piacere di vederla e di apprezzarne la focalizzazione e, soprattutto, di incontrare un protagonista della fotografia con una storia importante alle spalle.

Pino Settanni era nato a Grottaglie (Taranto) nel 1949; finita la scuola, dal 1966, lavora all’Italsider di Taranto. Poi, lascia casa per trasferirsi a Roma, nel 1973, e seguire la sua passione: la Fotografia. Pubblica il suo primo servizio su “Il Mondo” e collabora via via con i giornali.

Diventa celebre grazie ai suoi ritratti: quelli su fondo nero, che hanno dettato legge nel settore. Li  realizza mettendo in campo quella grande sensibilità che gli si deve riconoscere e che trapela dalle immagini. Vi si percepisce tutta la complicità relazionale tra artista e soggetto. Non nuova, forse, se era preoccupazione anche di Nadar – con i suoi cosiddetti ritratti psicologici – ma certamente riuscita e con qualcosa d’altro…

Pino Settanni vanta una carriera lunga e impegnativa, con interessanti derive nella realtà dell’arte che ha frequentato e approfondito. Non a caso, nel 1975 conosce Monique Gregory – sua futura moglie -, che aveva una galleria d’arte in Via del Babuino, e pubblica per la Nuovo Foglio, interessante casa editrice che realizza produzioni per molti artisti. Il libro di Settanni, Voligrammi, è un insieme di fotografie strutturate con linee e geometrie che giocano con il volo degli uccelli.

Sono, questi, anni intensi nei quali Settanni frequenta gli artisti e il mondo della cultura non solo romano. Diventa, inoltre, amico di Renato Guttuso, del quale è stato – dal 1978 e per circa cinque anni – fotografo personale oltre che paziente assistente.

Quando apre un suo Studio fotografico, gli artisti amici salutano con entusiasmo la scelta, convinti – come Enrico Baj e Giacomo Manzù – di un successo indiscutibile, riconosciuto subito dai tanti che vi passeranno per essere ritratti: Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Alberto Moravia, Sergio Leone, Nino Manfredi, Lucia Bosè, Ennio Morricone, Manuela Kustermann, Omar Sharif; poi: Nikita Mikalkov, Roberto Benigni, Massimo Troisi tra i tanti. Ritratti intensi nei quali cogliere memoria della Storia dell’Arte.

Vittorio Sgarbi – che ha curato la recente mostra di Settanni a Spoleto, in concomitanza con il Festival dei Due Mondi – in questo ha visto giusto, indicando in pose e set di ritratti alcune somiglianze con strutture compositive e raffigurazioni di quadri del Parmigianino, di Antonello da Messina, di Caravaggio e Ingres…

Così, ecco icone sensuali come quelle incarnate da Giuliana De Sio od Ornella Muti; le ironiche messe a fuoco di Lina Wertmuller e di Federico Fellini o quelle scapricciate come il bellissimo primo piano di Monica Vitti; e tutti, proprio tutti, resi con quel qualcosa d’altro a cui accennavo: una dolcezza mista a malinconia che Settanni riusciva a cogliere in ognuno, anche nei più proverbialmente burberi come Mario Monicelli, nei perennemente accigliati come Robert Mitchum o negli imperscrutabili come l’artista Enzo Cucchi.

Netto e duro è l’ampio reportage, in bianco e nero, sul SUD, con una Basilicata cadente e una Napoli anni Settanta; altrettanto duro, se non di più nonostante l’uso della foto a colori, quello sui Balcani in cui riesce a dire e a dare uno spaccato drammatico e complesso di devastante realismo ma allo stesso tempo con sprazzi di lirismo aperto alla speranza. Pittorico e quasi estetizzante è il ciclo Kabul il vento, il velo, il volto; costruitissime e inquietanti, piene di riferimenti simbolici, sono le foto delle serie Nudi e Allegorie e Zodiaco e Tarocchi. Curioso e divertente, più lontano dalla fotografia professionale perché vicino alla prassi dell’Arte è I fantastici viaggi di Mr POP, un mirabolante errare di un fantomatico personaggio-pupazzo - appunto: un poco Pop – nella realtà quotidiana che diventa, dal suo particolare, minuto punto di vista, avventura fantastica sovradimensionata. Sarà lui, Mr Pop, ad accompagnare Settanti in un altro, più importante viaggio, adesso?

 

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4 Commenti

  • Ero suo medico ed amico.
    Lascia un grande vuoto.
    Ciao Pino,buon viaggio

  • Ho passato con lui l’intera estate del ‘96: gli facevo da assistente, e intanto imparavo.
    Delle innumerevoli cose che mi ha insegnato, a parole o nei fatti, una adesso sento ritornare più forte.
    Mi disse un giorno: “L’ironia è tutto”.

  • ciao Pino!

  • capitati qui per caso, rapiti da questo meraviglioso ritratto di Settanni. Grazie, Barbara, inaspettata sorpresa domenicale (1 maggio, ma noi, qui in questo studio si lavora!!!).
    StudioV.

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