“L’artista, dopo lo sconfinamento fuori dalla cornice tradizionale dell’opera e l’intreccio interdisciplinare di diversi linguaggi fra loro, constata l’impossibilità di adoperare frontalmente l’universo quotidiano come materiale trovato e decide di assumerlo lateralmente come sponda e frutto della storia.” (Achille Bonito Oliva in L’arte oltre il duemila).
Questo incipit storico ben si addice alle pratiche dell’artista anconese Luca Morici (Casteldimilio,1974), vincitore del MarteLive 2010 per la sezione pittura. Ospite fedele della manifestazione nazionale di arte e cultura che mobilita giovani e futuri impavidi dell’arte e dell’espressione del presente - a partire dalla pittura figurativa sino a comprendere la danza -, Luca Morici ha portato con sé oli e musica su tela arrivando primo classificato. Lavorare con la pittura non è facile in un mondo artistico in cui le velleità contemporanee si aprono ai nuovi linguaggi della tecnologia, affrontando talvolta mezzi mediatici di cui anche il video risulta quasi obsoleto. Tuttavia sappiamo benissimo che si tratta di una vecchiezza formale, perchè la pittura ancora esiste e continua, con difficoltà, a farsi strada tra le antenne delle installazioni e le dicerie retrò. Quella di Luca Morici dunque è sopravvissuta impavida a chi, tra i finalisti, sfidava la caduta libera del colore attraverso le vie di un labirinto di tubi e imbuti di plastica, oppure chi raccontando di apollineo e dionisiaco, affrontava un dualismo visivo tra fotografia e pittura. Senza contare l’infinita presenza di dediti ritrattisti in bianco e nero, i cui volti su tela o carta lanciavano sempre urla di sofferenze drammatiche alla ricerca di un consenso altrui. Luca non è nulla di tutto ciò. Ha la semplicità accademica di chi dipinge ciò che sente, senza esaltazioni o ingarbugliamenti verbali da dover aggiungere. Le sue opere raccontano storie di musica, di uomini di strada, di città in cui le luci si addensano ai colori degli oli pesanti scanditi dal taglio della spatola; dove le note di un contrabbasso o di un sassofono lasciano che il musicista si perda nell’addensarsi del colore che fa fatica ad asciugare. L’attenzione formale di Luca sembra essere indirizzata alla sinfonia delle sue musiche per materializzarsi così sul corpo di una donna o sul volto di un’altra. Spesso sono le sue figure a prendere le dimensioni degli strumenti e certo, anche qui si evince un senso di drammaticità proprio dell’espressione nostrana, quando è lasciata al libero impulso della creatività. I lavori di Luca Morici sono dunque lavori sentimentali, emotivi, che lasciano poco spazio ad un’interrogazione artistica sulla vita della pittura contemporanea e che si nutrono del puro gusto intimo del dipingere.



Flavia Montecchi (Roma, 1985) si è laureata in D.A.M.S. nel maggio del 2008 presso l’Università degli Studi Roma Tre con il percorso “storico-critico”. Ha lavorato per Eva Clausen presso la Galleria Luxardo di fotografia contemporanea e dall’aprile 2009 fino al luglio 2010 è stata assistente di galleria per la Federica Schiavo Gallery di Roma. Ha curato diverse mostre per il Sinergy Art Studio e attualmente collabora con testate e webmagazine d’arte tra cui Exibart, Insideart e in ultimo il mensile di fotografia Fotografare.








