Barbara Martusciello

Le nostre città hanno urgente necessità di spazi di relazione nuovi, di più moderna e illuminata concezione dove i cittadini si possano incontrare e relazionare intellettualmente, oltre che affettivamente, nel segno delle affinità elettive e della comune necessità culturale…

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

3 commenti

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  • ..e’ davvero un onore per me,commentare la frase di Barbara Martusciello,perche’ e’tanta la stima che ho di lei ..cio’ non vuol dire che sono di parte,anzi.. Confermo l’idea che la citta’,le citta’,hanno urgente bisogno di aree per meeting di scambi culturali e di interazione tra persone che sentono di appartenere a una stirpe che ama confrontarsi e confrontare i backgrounds reciproci.. ma personalmente sono disilluso,demoralizzato da tempo,su questa questione.. ..ho scoperto che in questo paese,si fa tutto e solo per interesse e convenienza..se non c’e’ un ritorno di business,nessuno,ripeto nessuno,si adopera per creare cio’ di cui parliamo. e il paradosso e’ che proprio questo paese,considerato la culla di molteplici e svariate espressione di arte,non crea uno spazio necessario se non per vendere birra o vino,nel frattempo.. ..in secondo luogo,ma forse di priorita’ al primo, e’ che ho constatato che quando c’e’ un artista bravo,geniale e che ha qualcosa da dire,inesorabilmente non viene aiutato ma isolato,in quanto innesca quella gelosia e invidia tra “colleghi”meno brillanti,e il bravo artista va eliminato..meglio rimanere tutti in un interregno,che far uscire qualcuno fuori dalla mischia.. denuncio con questo,anche le lotte intestine tra gli addetti ai lavori,i quali invece di collaborare uniti per risolvere le esigenze e i bisogni di cui la cultura tutta necessita, preferiscono che lo status quo rimanga a “bagnomaria”.. e’ tutto. ciao. Alberto

  • (…) Spingere la realtà ad iscriversi in una cornice ‘magica’ dove la miseria si nobilita e diventa ‘degna’ di essere ‘ incorniciata ‘ allora forse l’operazione artistica potrebbe spingere al cambiamento la realtà suggerendole una nuova,inedita immagine di sé in cui specchiarsi e trovarsi bella… oppure rassegnarsi ad una immagine di sé continuativamente sopportata e subita perché non ci sono specchi sufficienti a sfidarla mostrandone l’abnorme assurda bruttezza!
    Questo mio lavoro (CORNICI) è un sogno, un’utopia, un invito sommesso ma appassionato per gridare al mondo quanto io Niobe ami questa città che il più delle volte ha le ‘facciate’ deturpate da incuria e rassegnazione mentre dietro,nascosta, a volte splendente da abbagliare , e impossibile da ‘mettere in cornice ‘, la sua bellezza travolge e avvolge, e non vorremmo più uscire dal suo abbraccio di terramarecielo, cornice sublime ad ogni più tenebroso volto. Ora direi che questa operazione di ‘invito’ ad una migliore condizione di vita a cominciare anche solo da un piccolo gesto potrebbe essere una via percorribile da noi che operiamo in vari modi in questa città unendo le forze e creando momenti continui che dovrebbero susseguirsi in vari punti di Napoli o anche fuori con creatività,fantasia, imprevedibilità,in modo ‘artistico’sempre perché solo la Bellezza può salvare il mondo.
    Occupare ovvero essere in uno spazio che è di tutti e tutte e che non sempre è rispettato o è utilizzato solo come attraversamento ed è ormai invisibile agli occhi per abitudine e indifferenza;in quel luogo dove già le auto non passano, incontrarsi per sedersi per terra in cerchio,fare,musica,meditazione,canto,lettura;indicare che lo si può anche vivere in modo diverso migliorando se stessi la propria vita e gli altri… Happening non solo per le persone con le persone per l’idea per l’arte ma per lo SPAZIO che ci accoglie; aver cura dell’ambiente non solo per non inquinarlo ma per ‘respirarlo’,per dargli nuovi e antichi ‘connotati’quelli della condivisione,dell’incontro non frettoloso,del piacere di rallentare per ammirare e partecipare… Certo è difficile trovare disponibilità ed energie per realizzare qualcosa che in fondo dovrebbe essere un modo di vivere,fare la scelta di designare (non controllare per giudicare o denunciare)ma indicare che se ‘non c’è colpa né peccato’ c’è sicuramente il peggio del peggio: la non volontà a mettersi in discussione per comodo o quieto vivere lasciando che tutto vada a rotoli. Sarebbe divertente sostare con grandi superfici riflettenti laddove è abitudine portare sacchetti di spazzatura fuori orario o lasciarla pacificamente trasbordare e ‘fare letteralmente’riflettere le persone che lo fanno nello specchio e riprendere il gesto più che la persona (…).
    Programmare una rete di interventi mobilitandoci,insieme ,chi ama respirare,creare, trasmettere arte bellezza poesia fantasia ,dove l’età non conta se non come esperienza ed espressione di energia in espansione che non ha ‘blocchi anagrafici ‘… interventi ironici,gioiosi,tragici dove l’idea da trasmettere può stimolare e sensibilizzare a scelte diverse perché il più delle volte è la pigrizia all’autocritica a lasciar perseverare atteggiamenti deleteri per sé,per gli altri e per l’ambiente …Una ragnatela di interventi programmati e continui nel tempo e nello spazio ora e qui ….

    … convincere le autorità che non è questione solo di soldi ,abbellire la città e anche tenerla pulita ,ma d’amore e cultura ; e di darci la possibilità di creare davvero e continuativamente momenti di bellezza per Napoli perché è una città che ha ancora il suo popolo: dimostriamolo!

    Teresa Mangiacapra ( Niobe )-Napoli,febbraio 2011

  • Lo spazio nuovo bisogna crearlo ma se ci si riesce è subito nuovo.Lo spazio vecchio già c’è ma per perfezionarsi occorre sempre più tempo e non è possibile accelerarne il processo. Invece c’è sempre il rischio di una sua sparizione..Pensando all’idea, sempre affascinante, di “rinascimento” per attuarsi quello che conta è la presenza di antico e nuovo, ambedue nella loro essenza intatta.
    Oggi evocarne una alla volta ci espone ad un fraintendimento perché quelli che abbiamo sono prodotti non per un relazionarsi ma per annullarsi reciprocamente. Il nuovo usato per cancellare l’antico, l’antico per guadagnarci: e non parlo delle avanguardie o di tradizione, di una dialettica del moderno passata da un bel po!
    Forse più che di spazio occorrerebbe riflettere sul tempo.