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Arte e politica. After: per un nuovo disegno di vita: con intervista a Patrizia Ferri

02 mar 2011
Barbara Martusciello
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AFTER: per un nuovo disegno di vita, è una mostra particolare. Presentata prima a L’Aquila lo scorso giugno come progetto politico – era inserito all’interno della Festa della Cultura del Partito Democratico – è stata inaugurata a Roma in una galleria romana, La Nuova Pesa, con una nuova formulazione.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

immagine dal terremoto L'Aquila
Nuova Pesa, Invito
Neola




Artisti e architetti, selezionati dalla curatrice, Patrizia Ferri, si sono interrogati sul tema della ricostruzione e riprogettazione urbana e sulla necessità di rispondere a molti dei bisogni reali ed emblematici di una comunità piagata dalla tragedia del terremoto e dalle tante mancanze non solo dovute alla catastrofe naturale, come ben sappiamo ormai tutti, ma anche al dolo degli uomini.

Si tratta di un piccolo contributo, certamente, eppure importante come “riflessione sul presente per la costruzione di un futuro possibile e abitabile” nel “segno dell’arte per un auspicabile disegno di vita”.

Con questo intento sono stati proposti interventi ad hoc, performance, installazioni e progetti di Neola – gruppo creato dagli artisti Bruna Esposito, Enzo De Leonibus, Franco Fiorillo, Emanuela Barbi, Fabrizio Sartori, Gloria Pastore –, Marco Fedele Di Catrano, Giuliano Lombardo, Martina Maria Riescher, Donatella Spaziani, Elena Friorenzani (con un’anteprima del suo video di La Madonna che piange di Onna) e 2A+P/A che hanno dato corpo, ognuno attraverso il proprio peculiare operato, a una presa di coscienza e di responsabilità che prima d’essere, come è, politica, è etica e morale, filtrata attraverso il linguaggio dell’arte.

Il rapporto dell’arte con la politica è sempre esistito, sin dall’antichità, con le grandi commissioni dei potenti, gli ecclesiastici e i nobili desiderosi di imprimere un’impronta tangibile del proprio governare, delle idee personali e della lobby che essi rappresentavano; l’arte se ne è fatta carico in maniera diversa tra adesione irreggimentata al volere del signore di turno, libera ricerca e rivoluzione con inevitabile scandalo. Le prove migliori hanno lasciato un sigillo nella storia – non solo della rappresentazione – portando la cultura e l’arte fuori dal contingente e più dentro l’universale. Perché l’Arte più innovativa e incisiva, rispetto alla politica, va molto più veloce e in profondità.

Non credi, Patrizia? Consideri possibile un legame arte – politica senza che la prima ne esca condizionata?

AFTER è un progetto aperto e autonomo che non è stato assolutamente condizionato, ma accettato con entusiasmo dal Dipartimento Cultura del PD, nelle persone dei suoi responsabili, Matteo Orfini, Francesco Verducci e Domenico Petrolo, che offre la possibilità di una riflessione comune oltre che sull’Aquila, sui rapporti tra arte e politica in termini di assoluta autonomia e senza l’ombra della strumentalizzazione ideologica che è l’espressione dei regimi, anche perché l’ideologia è ormai decisamente tramontata, come ogni forma di asservimento, come testimoniano le ultime rivolte dei Paesi del Mediterraneo, la cui onda anomala ci auspichiamo produca benefiche risonanze ovunque…

L’Aquila, l’arte, il Partito Democratico… Come è nata l’idea di questa mostra e come hai messo insieme queste tre diversissime entità?

L’idea di questo progetto, rimodulato e ricalibrato per gli spazi della Galleria La Nuova Pesa, nasce all’interno della mia recente collaborazione con il Dipartimento Cultura del PD, quasi in concomitanza della Festa della Cultura promossa dal Partito Democratico all’Aquila come occasione per focalizzare attraverso una serie di interventi, fra cui questa mia iniziativa, la situazione di emergenza della città e rendersi operativi ognuno attraverso i propri strumenti. After, in collaborazione anche con il CEDRAP della Sapienza che dirigo con Paolo Colarossi, coadiuvati da Fabio Briguglio, è nato all’insegna anche di una ritrovata e auspicabile sinergia tra arte e cultura con la sfera politica, ci auguriamo in termini di continuità, che porti l’arte come anche la politica a ritrovare un sano e vero contatto con la realtà, fuori dalla demagogia e ognuno con i propri strumenti e modalità in vista di un obbiettivo condiviso; in questo caso: affrontare il tema delicato e scottante della ricostruzione e riprogettazione in senso pratico e simbolico della città in una forma di impegno comune.

E’ importante per te che l’arte sia etica, morale, o che apra panoramiche su problematiche che riguardano l’etica e la morale?

L’arte vera diciamo che è strutturalmente politica perché svolgendo un ruolo di potenziale agente trasformatore in senso ampio, incide sulla consapevolezza individuale e collettiva inducendo uno sguardo attento che attivi processi critici e di differenza, rispetto all’omologazione e all’anestesia imperante delle coscienze avvolte dall’opacità della società dello spettacolo, dell’estetica televisiva e commerciale. Più che di morale, quindi, che mi sa di approccio confessionale, parliamo di un’etica laica ed olistica, in una visione profondamente pluralistica, di un’arte che si nutre della vita e viceversa, che si riappropri di un ruolo pubblico autentico confrontandosi con i drammi e le criticità del presente in senso propositivo, progettuale e condiviso, non solo per addetti ai lavori.

Come hanno risposto alla vostra chiamata gli artisti in mostra?

Gli artisti e gli architetti hanno risposto con disponibilità ed entusiasmo, nonostante le difficoltà di un’operazione così delicata, su una città ancora profondamente sofferente e immobilizzata in una dimensione fantasma, che ne fa una specie di ghost-city, da cui stenta ad uscire, praticamente abbandonata a se stessa da chi avrebbe l’onore e l’onere di occuparsene. Gli autori coinvolti si sono tutti messi in gioco con la capacità di affrontare una realtà problematica e di coglierne la dimensione poetica, mediante ipotesi progettuali, opere, riflessioni, che colmando esigenze interiori e nutrendo visioni sentimentali, in filigrana possano contribuire a delineare un nuovo disegno di vita.

Come riassumi la loro ricerca alla luce dell’impegno, quello di cui parlavamo prima, etico, e per loro politico in senso lato…

Vorrei fare un esempio per tutti, ovvero Neola, un collettivo di artisti creatosi proprio in questa circostanza dove più che opere gli autori producono azioni sociali, come la raccolta di fondi per il restauro delle nicchie della Basilica di S. Bernardino dette del “primo bacio”. La Neola o ferratella è un dolce tradizionale aquilano cotto in una piastra di ferro che riprende il rosone della Basilica di Collemaggio simbolo di vita e rigenerazione. La loro prima uscita nell’ambito della Festa della cultura de L’Aquila, appunto, si configura in una postazione gastronomica dove gli artisti si alternano nel cucinare e offrire i dolci fragranti come in un rito laico e affettivo condiviso dove si possono comprare i ferri o lasciare offerte in un grande salvadanaio di terracotta. Neola viaggiando in vari spazi e situazioni diffonde così il suo messaggio più che estetico, sostanzialmente etico e diretto alla comunità, instaurando una dimensione di solidarietà che li sosterrà nel realizzare il difficile sogno della ricostruzione.

Hai avuto una buona risposta dal pubblico, anche da quello meno avvezzo all’arte e più interno alla politica, all’ambiente dei partiti…?

Sì, anche se arte e politica, di fatto, devono riprendere – diciamo – familiarità e dimestichezza tra loro. Per quanto riguarda il pubblico, la risposta c’è stata in termini di interesse e curiosità, ma anche di emozione e partecipazione perché tutti gli artisti e gli architetti coinvolti hanno presentato progetti, opere e situazioni che oltre la constatazione del presente con un approccio fluido al tema dell’emergenza, centrale nel mondo contemporaneo, e della precarietà della vita in generale, guardano verso il futuro: il “dopo”, appunto.

In generale, ritieni l’arte elitaria e, come un nostro ministro disse ufficialmente tempo fa, incomprensibile alla collettività?

Mi sembra che anche ultimamente il Ministro dei Beni Culturali  ha detto che la cultura non si mangia, frase ormai proverbiale nell’ottusa ottica di una cultura superflua perché non fisiologicamente funzionale alle necessità primarie dei cittadini che devono invece essere colmate da chi ci governa, che invece non lo fa e che, naturalmente, quindi, ritiene inutile occuparsi dei bisogni profondi, delle aspettative a lunga durata sulla qualità della vita in senso ampio. Ritengo che molta arte però sia assolutamente referenziale e risponda solo ai bisogni del sistema che rappresenta, un sistema ormai da tempo imploso e in crisi cronica: ma è anche vero che certa arte di ricerca, dove l’autore fa un passo indietro e scende dal proprio piedistallo demiurgico, si sta riappropriando da un po’ di tempo di una funzione estesa in termini sociali per una nuova utopia, questa volta praticabile. L’arte è uno degli strumenti ideali, un mezzo di esperienza esemplare del reale e di conoscenza in senso ampio, per comprendere e intervenire trasversalmente sui processi di trasformazione epocale.

Tagli alla cultura e recessione non frenano i progetti e il fare; ma la fatica e il confronto, in questo senso, con quanto avviene di migliore in altri paesi sono improbi. E le colpe rintracciabili. La tua valutazione?

La mia valutazione, che compare in un documento all’interno del Comitato di mobilitazione Dicembre010, a cui il CEDRAP ha aderito insieme a molte Associazioni e intellettuali, è quella che il problema non siano solo i tagli, ma la mancanza di promozione, conservazione e tutela del patrimonio artistico e architettonico nella città e sul territorio spesso lasciati in uno stato di totale degrado, e l’assenza di investimento nella potenzialità del nostro bacino creativo per la riprogettazione delle politiche culturali in termini di una fertile e vitale sperimentazione: i metodi e gli obiettivi delle ricerca e della produzione culturale vanno di pari passo con le questioni cruciali dell’economia e della gestione della città e delle sue problematiche, della vita della comunità, dell’ambiente, tutte questioni che richiedono l’individuazione di forme sostanziali di innovazione produttiva al centro delle politiche per la città contemporanea nelle sue nuove accezioni e trasformazioni a partire dalle esigenze di chi lo abita.

…dovendo fissare un punto?

Il punto è la possibilità di sottrarsi al modello culturale dominante della nuda brutalità edilizia che incombe, nell’attivazione di una capacità di decostruzione dei meccanismi di potere e di controllo agendo sulle istituzioni limitando il principio di deroga al fine di ristabilire la loro funzione primaria che è quella di garantire la salvaguardia dell’interesse collettivo.

Lo Stato se non ricorre ad una sana politica di decentramento rischia di perdere il proprio ruolo di promotore super partes per lasciare l’iniziativa ai privati e quindi al mercato, con evidenti derive clientelari, di profitto e logiche private anziché pubbliche e di trasparenza rivolte alla qualità estetica ed etica della vita quotidiana, nell’annullamento di una cultura artistica architettonica e urbanistica legata alla sperimentazione e al progetto.

La riqualificazione urbana parte anche dalla necessità di comitato scientifico con esperti e cittadini onde evitare l’insorgenza assurda di espressioni artistiche non tali o totalmente inopportune nel rapporto con la città e i suoi abitanti all’interno di spazi pubblici di grande qualità urbanistica come anche nelle periferie.Andrebbero inoltre sostenuti e incentivati i Dipartimenti universitari di ricerca e le Associazioni Culturali no-profit che si prodigano nel perseguire la qualità estetica ed etica dello spazio pubblico con iniziative fondate su una estesa condivisione e persistenza dei principi portanti della cultura del progetto in senso ampio, fondata sulla qualità estetica della città, che siano incardinati in una legge che ne dia legittimità ed attuazione. Se non ora quando? In questo caso più che after, NOW.

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L’autore

Barbara Martusciello è nata a Roma dove vive e lavora; dopo la Laurea in Storia dell’Arte alla Facoltà di Lettere a La Sapienza, Roma, affina la propria formazione sul campo curando per alcuni anni Arte Fuori Circuito (1993-94-95), serie di mostre, eventi e incontri d’arte che riattivarono a Roma sia l’uso di spazi alternativi dedicati alle arti visive, sia al confronto tra protagonisti del Sistema dell’Arte. Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente, è particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti, ai nuovi linguaggi, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove anche attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica" pubblicando articoli su una quindicina di riviste di settore, su magazine tra i quali "Time Out" e un approfondimento sul quotidiano “Gli Altri”. Ha diretto Gallerie d’arte contemporanea, gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa e monografie su Renato Mambor (C. Maretti edit., Cesena); ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit. (Roma, 2009) e una prefazione-saggio in Lebbeus Woods. Guerra e Architettura di M. Ercolani (Deleyva edit., 2012). Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha inoltre condotto singole Lesson all’interno di: Racconti di Storia dell'Arte, al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011), Visti da Vicino, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) e Un quadro un Autore, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (2013). Dal 2009 è titolare di cattedra all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture portando avanti un Progetto per la Divulgazione Permanente attraverso serie di lezioni su temi specifici che attraggano anche il grande pubblico (L’Amore nell’Arte; Il Corpo nell’Arte; Il Cibo nelle Arti Visive etc.). E’ co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Membro del comitato di critici della X Edizione del Premio Celeste 2013, ha contribuito alla formalizzazione ed è membro interno della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.

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