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Howard Schatz. Un grande della Fotografia: con intervista

12 apr 2011
Sandro Fogli
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Come tutti i veri grandi, anche Howard Schatz è un uomo umile. “Sono ancora uno studente di fotografia” mi dice, lui che nel 1010 è stato nominato Fotografo dell’anno al Prix de la Photographie di Parigi.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Howard Shatz
Howard Shatz
Howard Shatz
Howard Shatz




Il suo Lavoro?

“Esploro i siti dei fotografi, vado a vedere esposizioni, studio su libri e riviste le fotografie, per capire come sono costruite, realizzate e perchè. Si scattano milioni di fotografie, ma non si possono ricopiare gli stili di altri, non si devono ripetere immagini già viste, se si vuole costruire un percorso autonomo. Studiare mi serve a questo: conoscere il già fatto per andare oltre ed offrire quello che non si è ancora visto. Costruire un’immagine nuova è una sfida e un grande piacere”.

Ottimi esempi di ciò, sono i suoi lavori sulla boxe, sugli atleti, sul movimento…
Fino ai quarantasette anni ha condotto, presso l’Università di San Francisco, una vita normalissima di medico oculista, appassionato di fotografia fin dagli anni ’60. Quando i suoi figli sono entrati all’Università, come molti genitori si è sentito finalmente sgravato dalle quotidiane responsabilità legate alla paternità. Ha cominciato, così, a dedicarsi alla Fotografia, un giorno alla settimana, poi due, e così via, con sempre maggiore convinzione e serietà, riuscendo a pubblicare i primi volumi Gifted woman e Homeless.

Tutto è così cominciato, giusto?

“Già… Tutto è cominciato con quei primi volumi pubblicati. Sono piaciuti ed hanno cominciato a chiamarmi gallerie ed art directors. Sai, pubblicare un libro fotografico non è facile neanche negli Stati Uniti. Sin dalla costanza con cui persegui questa realizzazione si può capire se avrai la forza per resistere nel mondo della fotografia. E’ un grande test sulla tua convinzione di essere fotografo professionista”.

Finalmente, nel 1995, la decisione (a cinquantacinque anni!) di prendersi un anno sabbatico, esplorativo, nella Grande Mela, dove nella piscine della casa che ha affittato produce le sue affascinanti foto acquatiche con ballerini professionisti; a tal proposito ci dice: “New york è incredibilmente piena di danzatori di altissima qualità: con loro puoi fare un lavoro meraviglioso…”

Nulla, della grande avventura che allora ha cominciato e che sta per offrirgli nuovi successi artistici, sarebbe stato possibile senza il supporto e l’alleanza, anche professionale, con la moglie Beverly Orstein: un editor critico e costruttivo che ha saputo gestire con molta sapienza la parte business della creatività del marito. E mi tornano in mente le grandi coppie della creatività italiana: Valentino e Giancarlo Giammetti, Armani e Sergio Galeotti, Missoni e la moglie Rosita… Nomi al maschile che non sarebbero mai potuti diventare quello che poi sono diventati senza il supporto, anche professionale, delle e dei loro partners, in una condivisione che ha prodotto proficue fusioni di creatività e managerialità.

Gli anni sabbatici sono diventati due, poi tre, poi … sono continuati.

“In Medicina non puoi sbagliare nulla, devi fare diagnosi precise, nella fotografia stai sempre sperimentando, facendo errori, percorrendo strade che non sai dove porteranno, ma è tutto parte del lavoro creativo. Dalla Medicina ho riportato l’approccio rigoroso al lavoro e l’attitudine al rapporto personale, umano, tra medico e paziente che mi è tornato utile quando ho cominciato a fare ritratti: non puoi fare bei ritratti se non ami le persone, se non comunichi con loro, se non stabilisci una empatia. Ho amato la Medicina e il mio lavoro di medico, ma la Fotografia è un altro viaggio”.

Schatz è un grande amante di tecnica ed estetica. Sperimenta e ricerca continuamente per offrire forme nuove a temi già sviluppati da altri. Riprende per alcune sue realizzazioni sul movimento, il percorso di due grandi fotografi, Eadweard Muybridge il primo che portò la fotografia al servizio della scienza con i suo studi sulla locomozione animale, e Harold E. Edgerton, un ingegnere/fotografo che produsse affascinanti immagini con i suoi flash stroboscopici. Ritrovi in alcune serie gli influssi di Irving Penn, di Avedon, Mapplerthorpe e altri grandi maestri, ma tutto viene continuamente rivisto, riadattato, rinnovato alla luce della nuova era digitale. Tutto è teso, in Schatz, a produrre immagini assolutamente innovative, mai viste prima, sulla traccia, tuttavia, di quanto è stato fatto precedentemente di meglio in quel campo.

E dunque?

“Le mie fotografie, finchè sono nella camera, sono soltanto dei raw, una scansione della realtà che ho costruito, ma non sono ancora fotografie”.

Soltanto dopo il processo di elaborazione, di assemblaggio, di esaperazione dei valori cromatici, diventeranno le immagini che aveva previsualizzato, prima ancora dello scatto, e spesso schizzato con appunti precisi…

“Sì. E poi, eseguo personalmente il primo trattamento con Photoshop, poi è il mio assistente al digitale che si occupa di seguire i passi successivi, secondo precise indicazioni, per arrrivare al risultato finale”.

Un’ottima occasione per incontrare una significativa parte del lavoro di questo giovane settantenne oculista-fotografo-artista è data dalla piccola bella mostra, New York Shots, sui protagonisti della boxe, nel rinnovato MACRO di via Nizza, sicuramente la più dinamica istituzione a Roma che si occupi di arte moderna. Il progetto si pone al confine tra il piano dell’arte e quello della “cultura popolare”, nel quale sia il pugilato sia lo sport in generale vengono spesso classificati.

Un consiglio per i giovani fotografi?

“Avere ben presente l’obiettivo professionale che si vuole raggiungere, mantenere sempre una grandissima determinazione, essere creativi e innovativi, lavorare duro”.

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L’autore

Sandro Fogli, fotografo professionista dagli anni '80, ha lavorato nella pubblicità, nella moda e nell'editoria. Direttore della Fografia per corti e videomaker egli stesso, ha gestito una libreria di settore e dedicata anche al multimediale. Ha esposto alla Galleria Luxardo e alla Nuova Pesa di Roma. Per Cotea ha realizzato il volume "Il Palazzo Reale di Milano". Vive a Roma, scrive e lavora dove lo portano la sua curiosità e i suoi progetti. web: www.fogli.it facebook: http://www.facebook.com/groups/108860899211387/?ap=1

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