Mentre è aperto da giorni una sorta di toto-Direttore, un giochino per addetti-ai-lavori che cerca di individuare il nuovo nome designato alla guida del Macro dopo l’abbandono – polemico e da noi raccontato – di Luca Massimo Barbero (per la curiosità dei lettori, ecco i nominati: Gianluca Marziani, almeno all’inizio, poi nome mai più comparso; e poi Gino Agnese, Ludovico Pratesi, Raffaele Gavarro, una dirigente istituzionale di chiara fama e donna, o Bartolomeo Pietromarchi, quest’ultimo indicato tra i più probabili), e gruppi, petizioni, azioni vedono il museo romano oggetto del contendere e di sane richieste (a questo proposito si legga: http://www.artapartofculture.net/2011/06/17/occupiamoci-di-contemporaneo…), l’estate è arrivata e con sé la programmazione di rito. Che prosegue su calendario del Direttore dimissionario.
Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.
Così ecco la vivace, eterogenea proposta da metà giugno (dal 25 al pubblico, e sino al 30 ottobre 2011).
1900-1959: i luoghi dell’arte “contemporanea” a Roma dalle collezioni del CRDAV. Sì, così è stata indicata l’arte contemporanea, nel comunicato stampa e nel Sito del Museo: virgolettata e minuscola… siamo certi non per sminuirla ma per mettere avanti le mani come a voler dire “lo sapiamo, lo sappiamo che il contemporaneo è andato oltre negli anni, e queste date son già quasi da considerare arte moderna”... Che vadano usate nuove differenziazioni storiche, e serva adottare una nuova cronologia per questa materia? Che so: arte attuale, arte emergente e via di seguito??
Tornando alla mostra: è storica e documentativa e ribadisce – ma ad alcuni farà riscoprire – la vitalità dell’arte contemporanea nella Capitale dal 1900 al 1959, attraverso lo straordinario materiale del Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive del MACRO.
Come ormai sappiamo, queste sono le “esposizioni” mostrate nelle… cassettiere della Biblioteca del Museo. Dove si trova visibile un accumulo ragionato – cronologico quindi – di cataloghi rari, pieghevoli, inviti, locandine che, in questo nuovo appuntamento, ricostruiscono “un mondo: quello in cui, frequentando certi luoghi espositivi, certe gallerie, certi caffè, certe librerie, certe trattorie si incontrava tutto l’universo letterario e artistico di quegli anni”.
L’esposizione è suddivisa in due sezioni: l’una titolata 1900-1959: dal Palazzo delle Esposizioni a L’Obelisco; l’altra 1950-1959, ovvero “gli anni originali”; entrambe ricche ma, da quel che si evince, non ricchissime, seppure godibilissime.
La mostra è completata da una sezione di approfondimento che “propone alcune pubblicazioni antologiche edite dalle stesse gallerie, relative alla loro attività nel corso degli anni, riproduzioni anastatiche di cataloghi pubblicati in occasione delle mostre, monografie attinenti al tema della mostra e alcuni periodici d’arte (da Emporium a Spazio)”.
Adrian Tranquilli: All is violent. All is bright è la mostra dell’artista romano (va bene, è nato a Melbourne, ma vive e lavora a Roma da sempre, praticamente) che sino al 30 ottobre 2011 ci regala un proprio percorso narrativo che, attraverso due grandi installazioni, ci dicono “ricche di sorprese e spiazzamenti,” trasforma il Museo in un teatro di una lotta tra Batman e Joker, personaggi archetipici ormai stranoti dell’universo iconografico dell’artista. Quasi un simbolo di molti accadimenti della politica-culturale nostrana… Non a caso, l’artista ha più volte affermato che il Supereroe “rappresenta la trasposizione nel fumetto del modello occidentale dell’eroe maschio salvatore, detentore del bene e del giusto”, ma è, di fatto “inevitabilmente ambiguo, perché convinto di poter giudicare e punire…”; stesso dicasi per la sua controparte: il supercattivo…”. Insomma, come sempre è, la netta “delimitazione del confine tra positivo e negativo è labile quanto i concetti stessi di bene e male, tutto è possibile e niente è vero.”
Ecco, quindi, stagliarsi la figura di Batman, visibile già dall’esterno del Museo perché collocata nel punto più alto dalla terrazza, sopra il nuovo ingresso di via Nizza, che fa capolino non troppo rassicurante dalle superfici sinuose dell’architettura di Odile Decq, mostrandosi come presenza misteriosa – salvifica? – nella corte dei palazzi che circondano il Museo.
Siamo certi che questo lavoro delizierà grandi e piccini e i tanti palati non finissimi che certamente troveranno la materia contemporanea “abbordabile”.
All’interno, sopra il tetto della rossa sala-conferenze, ecco arrivare il cattivo – cattivo? – che emerge inatteso, letteralmente, grazie a un altro momento della narrazione tranquilliana, che visualizza una Basilica di San Pietro – un altro simbolo, a suo modo, e nel bene e nel male, della Capitale e non solo - che Tranquilli ricostruisce con migliaia di carte da gioco raffiguranti diverse facce di Joker: ripetute e alternate fino all’ossessione per creare un effetto quasi ipnotico. Relazionandosi tra esterno e interno del Museo, Tranquilli “sospende il tempo e ricrea sensazioni ataviche, ritualità misteriose, rivelazioni e sconfinamenti. Una visione scultorea attorno ai temi e ai valori universali che caratterizzano la natura umana.”.
Carlo Bernardini, con la sua La rivincita dell’angolo, prosegue nel suo gioco luminoso di linee sparate a costruire immaginari spazi possibili, sempre basati sulle ortogonali.
Light-art o light design? Ai posteri l’ardua sentenza. Per i vani dell’ascensore dell’ala storica del Macro, l’artista articola su più livelli la sua installazione: due sculture in acciaio inox, poste sugli angoli dei vani, da cui si è sviluppato un tracciato spaziale in fibre ottiche. L’installazione ridisegna quindi – riportiamo testualmente “i volumi, scolpendo letteralmente il buio dei vani, modificandone così totalmente la percezione, e riconfigurando totalmente lo spazio per creare una nuova architettura di luce”.
Esther Stocker, con Destino Comune porta l’adiacente galleria romana Oredaria Arti Contemporanea dentro al Macro dato che la mostra dell’artista di Silandro è realizzata grazie al suo apporto.
Classe 1974, dopo un importante esperienza con il linguaggio pittorico astratto, fatto per sovrapposizioni di piani e rette e con cromatismi basilari (bianco, nero, grigio), la Stocker sembra animare quelle sue composizioni reticolari più giovanili, alzandole dalla bidimensionalità e trasformandole in ambienti. Inevitabile dire quanto essi siano spiazzanti, data la loro capacità di stimolare esperienze ottiche illusorie e sensoriali. In questa sua nuova prova
Il punto di partenza è sempre un reticolato geometrico e regolare, che è, però messo in discussione “nella sua esattezza attraverso l’inserimento di opportuni errori” per richiamare, piuttosto evidentemente, danno del sistema”. Mai mostra e lavoro furono più azzeccati qui e ora.
Allo spettatore decidere da che parte stare, sicuramente, però, diventando comunque uno degli elementi “di questa imprecisione, che codifica un sistema di regole non più definite, ma attraversate da una certa vaghezza”.
Flavio Favelli: L’Imperatrice Teodora fa parte dei cosiddetti Progetti speciali per le difficoltose pareti curve degli atri dell’ala storica del MACRO, quegli spazi gemelli che segnano l’ingresso alle sale espositive e che risultano ostici ai più. Non a Favelli, e nemmeno a Francesco Simeti, Luca Trevisani e Nico Vascellari, che l’hanno preceduto nell’uso di queste “superfici come luoghi per le immagini” assolutamente poco ortodosse per un museo d’Arte.
Ma Favelli non s’è scoraggiato e, giocando con due grandi teloni in pvc ha trasformato questi elementi da archi-star in spazi utilizzabili: nuovi, adatti per attivare meccanismi dell’immaginazione e della memoria. Sue, entrambe, ma anche molto condivisibili, quindi di tutti. Come l’Arte e la Cultura.
Giovanni De Angelis, con Water Drops – altra mostra che inaugura il 25 – affronta il tema della gemellarità.
Argomento di lunga memoria, comparso in alcune fotografie ormai celebri - Gemelli Identici di Diane Arbus - fa parte di tanta produzione narrativa e cinematografica sia di fantascienza – si pensi, tra le versioni, al primo Villaggio dei dannati, quello del 1960, di Wolf Rilla, ispirato al romanzo I figli dell’invasione (1957) di John Wyndham – sia di fantapolitica: non a caso, e lo sottolineiamo, qui ricordiamo I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil), un film del 1978 diretto da Franklin J. Schaffner, tratto dal romanzo omonimo di Ira Levin.
In mostra la tematica è resa da una doppia prospettiva: quella sociale e quella antropologica. Non solo reportage per toccare i temi universali quali l’identità, l’unicità dell’individuo, il suo rapporto con l’altro ma anche l’incolpevole assunzione di un inquietante destino. Che ha a che fare da una parte con la leggenda, dall’altra con la Storia: manipolazioni genetiche e vari esperimenti durante il nazismo e proseguite dai medici riparati in Brasile. Infatti, incuriosito da racconti e notizie provenienti da Candido Godoi, nello stato di Rio Grande do Sul, il fotografo è partito alla volta della cittadina sudamericana per vedere con i propri occhi quella che viene chiamata “la terra dei gemelli”. Ha quindi portato avanti il suo progetto fotografico affiancato dalla psicoterapeuta Luisa Laurelli che ha potuto conoscere ed intervistare le coppie di gemelli incontrate per delinearne i profili. “Le due facce della ricerca, quella artistica e quella scientifica, si sono così integrate per indagare a fondo la realtà sociale, psicologica e individuale di questo luogo e dei suoi abitanti.”.
Ed eccoci a segnalare la mostra molto particolare di Giuseppe Stampone: Saluti da L’Aquila, nella nuova parte di un progetto partecipativo. Infatti, le immagini “del nuovo volto architettonico della città devastata dal terremoto”, e ancora a terra nonostante le promesse elettorali di tanta politica, sono il soggetto delle migliaia di cartoline che Stampone ha realizzato e spedito da gennaio a oggi. Ebbene: per il museo “l’artista ha scelto delle nuove immagini, che da Roma sono state inviate in tutto il mondo: queste foto raccontano la storia di uno sviluppo estetico bloccato e rinchiuso tra le impalcature, che da più di un anno cingono gli edifici senza che vi siano dei successivi lavori di ripristino”. L’installazione, che usa più linguaggi e media – come nella peculiarità di Stampone -, “permetterà al pubblico di vedere, attraverso una mappa proiettata sulle pareti, tutti i luoghi e tutte le persone raggiunti dai Saluti”.
Saluti dolenti, quando non rabbiosi, oppure ottimistici, lievi o meno, ideologici o poetici che anche tanti addetti-ai-lavori hanno, in una fase del complesso progetto, pensato e inviato appositamente sperando in un piccolo grande miracolo: di un’uscita dal contesto linguistico dell’Arte per farsi portatori di un’azione concreta etica prim’ancora che politica.
Per MACRO radici del contemporaneo abbiamo in questa quarta programmazione Bice Lazzari. L’equilibrio dello spazio. La Lazzari è una delle personalità più interessante oltre che singolari dell’astrazione internazionale: “ha attraversato il XX secolo dall’astrattismo lirico degli anni Venti e Trenta alle soluzioni minimal degli anni Sessanta e Settanta, e che in questa occasione viene ripresentata all’attenzione del grande pubblico in tutta l’attualità della sua pionieristica visione artistica”, dando conto del suo “ruolo anticipatore attraverso stagioni successive”, riscoprendone il “rigore strutturale” e la “raffinata sensibilità cromatica” che meritano l’importante collocazione internazionale.
La mostra ci restituisce l’artista veneziana anche ricordando il suo rapporto con la città di Roma, dove ha operato in modo straordinario (e dove è morta, nel 1981).
Tutto è stato possibile grazie alla collaborazione dell’Archivio Bice Lazzari, che ha anche permesso di vedere inediti come una selezione di opere su tela e su carta, esposte, ci dicono, “alle pareti o raccolte nelle speciali cassettiere MACRO”: cassettiere? Anche queste opere trattate come quelle del povero Ballocco? Non aveva, il Macro, abbastanza desiderio e spazio da dedicare a questa grande artista, magari riuscendo ad aggiudicarsi qualche opera in più ed evitando la parcellizzazione della proposta espositiva e la sua dispersione?
Prendiamo atto. E proseguiamo questo infinito elenco di mostre pronte da “varare” segnalando la presenza di Vittorio Messina e di Pietro Fortuna.
Pietro Fortuna è impegnato, con la sua GLORY II. Le lacrime dell’angelo, nella splendida hall del MACRO.
Seconda tappa di un progetto intenso ed ambizioso ma assolutamente possibile, e articolato in un ciclo di grandi mostre (Tramway di Glasgow nel 2010: http://www.artapartofculture.net/2010/09/06/pi…) GLORY nasce dalle riflessioni dell’artista su concetti di capitale e universale significato, di questi tempi assolutamente attualissimi: il bene, la condivisione e lo spazio collettivo.
Catalogo edizioni Marsilio (la pubblicazione sarà presentato per il finissage della mostra, in ottobre) con testi della curatrice, Laura Cherubini, di Luca Massimo Barbero e Giorgio Verzotti.
La grande installazione (20 metri di lunghezza per 6 di altezza), realizzata appositamente per gli spazi del museo romano, è stata concepita come un corpo unico costituito dalla saldatura di tre opere create e realizzate separatamente in tempi e contesti diversi tra il 2002 e il 2008. E’ lo stesso artista a raccontarcela: “È ormai nota la mia esigenza di attingere da un repertorio minimo di figure e di oggetti che ritornano e si accumulano acquisendo ogni volta, attraverso la loro fusione o vicinanza, una nuova identità. Il fine è di ripristinare così una singolarità, un’unicità attraverso un procedimento inoperoso, appunto, non finalizzato a una soluzione o a un successo, ma che si offre come atto gratuito, destinato proprio da questa sua capacità auto generativa”.
Ha un forte carattere divulgativo la MACROwall: Eighties are Back!, il progetto che si è sino ad oggi proposto di approfondire l’arte italiana degli anni Ottanta attraverso un ciclo di minuscole personali di artisti rappresentativi delle diverse tipologie di ricerca che hanno caratterizzato la produzione del decennio. Ogni artista, cioè, “è invitato a esporre su un’unica parete due opere, una storica e una recente, per permettere al pubblico di riscoprire la vitalità delle ricerche artistiche degli ultimi anni”; per creare un confronto tra diverse generazioni di Storici e Critici, le opere sono sempre accompagnate da schede redatte da due critici d’arte di diverse età: il più giovane leggerà l’opera storica e, viceversa, il più accreditato l’opera più recente. In questa occasione, verranno messe a confronto le opere di Vittorio Messina Balconi Meridionali del 1987 (restituitaci secondo la lettura di Guglielmo Gigliotti) e Melancolia verticale del 2011, di cui racconterà Laura Cherubini.
Vittorio Corsini propone al Macro l’installazione Xenia.
Nel bel terrazzo del Museo l’artista, da sempre indagatore delle potenzialità strutturali e organizzative dello spazio, inteso anche nelle sua realtà sociale – per esempio abitativa – e aggregativa, “coinvolgerà emotivamente lo spettatore in un singolare racconto sulla città di Roma” installando un comodo divano all’aperto. Operazione semplice, concettualisticamente intesa all’accoglimento dell’altro: non a caso, il nome dal greco ξενία), che significa straniera, rimanda al concetto di ospitalità e al rapporto ospite-ospitante. Il divano, così, è surreale presenza delimitata da un recinto bianco dove lo spettatore, diventato attore, potrà sedersi ed ascoltare racconti e poesie sulla Capitale scritti e narrati direttamente da Melania G. Mazzucco e Valerio Magrelli. Che il Macro non osi disturbare il rito: la conoscete la storia che si cela dietro la parola-concetto? Nell’antica Grecia l’ospitalità era fondamentale, soggetta a regole che fornivano, di fatto, il seme del fare comunità. Il padrone di casa doveva essere ospitale e non doveva porre domande fino a che l’ospite non lo avesse concesso; era molto importante la gentilezza, il rispetto del galateo e delle regole – come il dono di commiato di chi aveva ospitato (non viceversa!) -, specialmente nei tempi antichi, quando si pensava che gli dei potessero assumere sembianze umane: se il padrone di casa avesse trattato male un ospite dietro cui si fosse, per esempio,celato un dio, avrebbe potuto incorrere nella collera divina. Da parte sua, chi era stato ospitato doveva essere gentile e non invadente. Bellissimo esempio lontano di civiltà, di costruzione di concordia, reciprocità e accoglimento dell’altro da sé. Una tradizione che, a leggere la cronaca non solo italiana, andrebbe recuperata anche e soprattutto fuori dall’Arte e dal Museo. Messina ce ne indica l’importanza parallelamente evidenziando la forza della memoria attraverso il racconto, la narrazione orale.
Per il quarto appuntamento del ciclo di mostre roommates / coinquilini (qui il Museo si era aperto all’attività di giovani artisti della scena romana; speriamo che continui!) sono mostrati lavori di due donne: Guendalina Salini e Marinella Senatore.
Guendalina Salini, compone, attraverso l’opera Non troverai mai i confini dell’anima, un’immagine al contempo simbolica, retorica, spirituale. E’ un grande mandala fatto con “regoli colorati, una struttura simile alla griglia scomposta di una città” ma che il disegno rende poetica e modificabile, dato che il suo farsi figura non definitiva la elegge a giocoso dispositivo sciamanico; infatti “rimanda alle figure orientali eseguite con la sabbia colorata per creare un diagramma circolare” o a simili composizioni rituali dei nativi americani che tanta influenza devono avere avuto nelle opere di Jackson Pollock.
Marinella Senatore costruisce invece un suo particolarissimo “teatro della memoria dal titolo “Electric Theatre”, in cui interpreta le storie, gli aneddoti e le testimonianze su memorie di eventi e movimenti del passato”.
Tomas Saraceno: Cloudy Dunes. When Friedman meets Bucky on Air-Port-City è il progetto speciale che l’architetto e artista argentino ha concepito per la grande sala Enel, sviluppando il proprio dialogo con Yona Friedman e le teorie di Richard Buckminster Fuller.
Con quest’opera, Saraceno, abituato a creare funambolici micro e macrocosmi, ne compone uno particolarissimo anche stavolta: una città aeroporto, quasi “una nuvola di sabbia” (aspettando quella più solida di Fukas a Roma) visionario organismo come immaginifico fecondatore dell’ambiente, della vita sociale e delle menti. Tutto all’interno del Macro (che grande ottimismo!).
Più di 500 dodecaedri costituiti da 18 km di tubi per cavi elettrici e immagini video realizzate nello straordinario paesaggio naturale del Lencois Maranhenses Park nel nord del Brasile l’artista trasforma i 1200 mq della sala espositiva in” uno straordinario universo fluttuante e sospeso”, in cui il visitatore riuscirà a interagire e quasi a fondersi con nuove forme e composizioni visive, immaginando nuovi modi di vivere, viaggiare e comunicare. Scoprendo, magari, che qualcuna di queste possibilità è praticabile.
Altra esposizione che inaugura: Fori Romani attraverso cui, tra ironia, citazione e scrittura, Riccardo De Marchi, ci comunica il suo interesse per il racconto come traccia di contenuti, figurazione e metodo per recepire la realtà; così espone e perfora, letteralmente: espone una serie di lavori, tra cui copertine di dischi, e interviene direttamente sulla superficie del museo; e da novello caterpillar, ne perfora una parete della sala espositiva, che diventa quindi, al pari delle opere in alluminio, acciaio e plexiglass, una possibile dimensione altra per la sua verve espressiva. Scegliendo il foro e crepa come punto di partenza per l’analisi delle cose, e divertendosi a “mappare liberamente varie eredità – da Fontana, a Derrida e Pollock – De Marchi elabora un linguaggio indecifrabile, che tra le note e il ritmo di una nuova incisione musicale, gli spazi delle luci e delle ombre, la presenza e il gioco del nulla sulle superfici, si offre al pubblico come una inedita e curiosa biografia.
Per le proiezioni video nel V-tunnel, MACRO presenta She Devil: nome di un’eroina della Marvel e titolo del famoso film del 1989 di Susan Seidelman, è l’ultima rassegna di video arte tutta al femminile che lo Studio Stefania Miscetti realizza con successo da alcuni anni. In continuità con le precedenti edizioni, la rassegna accoglie curatori e artisti internazionali. Usando il titolo ironico, allude “allo spirito diabolico e bizzarro con cui l’esperienza artistica” sa indagare e attraversare il quotidiano. In modo assai inconsueto, difforme. I video si focalizzano su una ricerca al femminile e affrontano temi come “l’identità femminile, il corpo come luogo di rappresentazione e significato, l’esperienza personale che assurge a dimensione universale anche quando è l’intimità delle artiste ad essere portata in primo piano”.
Infine La Collezione e i nuovi arrivi che prosegue negli spazi del MACRO la presentazione delle opere in dotazione. “Grazie agli stretti rapporti di collaborazione e continuità che il MACRO ha instaurato con importanti partner, come UniCredit, istituzioni, fondazioni, archivi, collezionisti privati e l’Associazione MACROAmici, la collezione del museo è in crescita costante e dinamica”. Nella nuova ala saranno esposte, intanto, le opere di Paolo Grassino, Giorgio Griffa, Alfredo Jaar, Arcangelo Sassolino, Tracey Moffatt, Tano Festa, Urs Lüthi, Fabio Mauri, nuove fotografie del progetto Così come sono / The Way They Are, con il contributo di UniCredit, e infine le opere degli artisti vincitori del premio MACROAMICI 2011: Claire Fontaine e Seb Patane. Bene, sperando che recuperino a una giusta fruizione anche quanto in magazzino da tempo. Così, aspettiamo di vedere il terzo livello dell’ala storica del MACRO, dove, ci assicurano, saranno esposti i lavori dei grandi maestri Nicola de Maria, Giulio Turcato, Leoncillo, Bice Lazzari, Gianfranco Baruchello, Mimmo Rotella e Pietro Consagra. Manca qualcuno?
Info e altro qui: http://www.macro.roma.museum








Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente. E’ particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti e a quella underground, all’area dei nuovi linguaggi fra intercodice e tecnologia, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha insegnato in prestigiose istituzioni, gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica", nonché per una quindicina di riviste di settore e per magazine tra i quali "Time Out". Ha diretto Gallerie d’arte contemporanee, ha gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa; ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit., Roma, 2009. Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha, inoltre preso parte come relatrice docente a Racconti di Storia dell'Arte al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011) e a Visti da Vicino alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) Dal 2009 è titolare di due cattedre all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture ed è co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Ha da poco ricevuto la nomina come membro della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.


la collezione permanente del macro viene spesso sottovalutata. documenta un secolo di committenza pubblica a roma che corrisponde più o meno a un secolo di malcostume, incompetenza, interessi privati e quanto conosciamo tutti molto bene. consegnate alla storia le vistose mancanze di cui parli, sono più importanti delle pur degne presenze
o. di c. 23 giugno 2011 10:08
OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO: sabato 25 e domenica 26 giugno 2011, MACRO, corte interna, via Nizza 138 – Roma
Sabato 25 giugno 2011, dalle ore 17.30 fino alla chiusura serale, e domenica 26 giugno 2011 per tutta la giornata, OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO invita gli operatori, il pubblico dell’arte e tutti i cittadini, a una grande assemblea aperta al Macro.
L’obiettivo di questo incontro è difendere l’arte del nostro paese e mostrare le possibilità di una cultura viva, che produce eccellenze e risorse economiche. Una cultura fatta di dialogo tra le diverse discipline che la compongono e di apertura verso la cittadinanza.
Questa assemblea è il risultato della recente mobilitazione degli operatori artistici, unitisi nell’osservatorio OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO per affermare principi di trasparenza e buone pratiche nella gestione delle politiche culturali, in relazione alle difficoltà del museo d’arte contemporanea della città.
Gli incontri da cui è nato OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO hanno portato alla consapevolezza della urgenza di ricostruire una comunità delle arti contemporanee che diventi interlocutore necessario nelle scelte politiche che riguardano il nostro settore.
OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO è in dialogo con altri gruppi che, come il Teatro Valle Occupato, si sono mobilitati per affermare il valore civico delle attività produttive e lavorative della cultura.
Il programma definitivo dell’incontro, che comprende interventi e comunicazioni di operatori di arte visiva, architettura, musica, letteratura, teatro, cinema, sarà reso noto sabato 25 giugno.
OCCUPIAMOCI DI CONTEMPORANEO:
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Pungente articolo, con note esilaranti (critiche!!!) e molti chiarimenti su alcuni artisti che conosceremo meglio. Grazie Barbara!
Bene. Come si poteva prevedere, il 24 si festeggia, accanto alla super-scorpacciata di mostre, anche il nuovo direttore del MACRO salutando il dimissionario Luca Massimo Barbero.
Bartolomeo Pietromarchi, il più accreditato secondo le voci di corridoio e le gole profonde, e come già nell’articolo indicato, è ufficialmente nuovo capitano del Museo romano. A breve qualche aggiornamento e news. Intanto, come da copione, arrivano le felicitazioni del mondo dell’Arte. Da lunedì malumori e plauso verranno allo scoperto.