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Sul Mercato dell’arte il sole sorge sempre più ad Oriente

28 giu 2011
Laura Traversi e Alex Tarissi
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Mentre scriviamo, Londra chiude il primo semestre 2011 con una serie di aste che incasseranno circa 500 milioni di sterline.
Precedute dalle consuete esposizioni prevendita che questa volta, per la qualità delle opere esitate da Christie’s, Sotheby’s, Bonhams e Phillips de Pury, nei vari segmenti del mercato, hanno piuttosto il sapore di straordinari eventi museali.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Pablo Picasso Jeune fille endormie (1935)
Michelangelo Buonarroti, Nudo maschile
Schiele Egon, Case (1914)
Monet, Claude, Ninfee (1916-19)





Basti citare a titolo di esempio, in ordine temporale, la dispersione parziale della straordinaria collezione di Ernst Beyeler, mitico gallerista e fondatore di ArtBasel, il cui ricavato andrà a finanziare la Fondazione che ne porta il nome, dopo la scomparsa di entrambi i coniugi Beyeler: in tale occasione, Christie’s batterà, tra le altre, una straordinaria Ninfee di Monet ed un affascinante ritratto di Marie Therèse Walter, giovane amante e musa di Picasso.
Nella stessa giornata, da Bonhams viene aggiudicato un bel Ritratto di donna di Modigliani, mentre Sotheby’s risponde il giorno seguente con un capolavoro di Egon Schiele, all’interno di un piccolo, ma raffinatissimo catalogo.

A seguire, nelle giornate dedicate agli Antichi Maestri, tra opere di grande qualità, un rarissimo capolavoro di Michelangelo, esposto una sola volta dopo la sua esecuzione, un disegno preparatorio per la Battaglia di Cascina, l’ultimo ancora in mani private.

E’ la riscossa dell’arte occidentale di fronte all’oriente che avanza? Probabilmente no. Troppi e troppo profondi sono i fattori che stanno lentamente, ma inesorabilmente, dislocando gli equilibri dell’arte mondiale verso l’Asia, ed in particolare in direzione della galassia cinese. Ad iniziare da una seria ed incisiva politica di incentivi fiscali per gli investimenti in arte, che Pechino ha introdotto nel 2010 e reso pienamente operativa nel 2011, con innovativi strumenti di grande interesse normativo e positive ricadute sul consolidamento e la crescita del mercato.

A riguardo, citiamo l’apertura a Shanghai della prima borsa mondiale interamente dedicata allo scambio di opere d’arte e di strumenti ad esse collegate: la stessa SEC, severo tutore ed organismo di controllo della Borsa di New York, ha inviato osservatori e studia la possibilità di introdurre meccanismi funzionali analoghi negli Stati Uniti.
Del resto, il governo cinese, attraverso il varo della legislazione più generosa nel mondo a favore dei concittadini che acquistano opere d’arte, ha inteso promuovere modelli operativi da ammirare e seguire, nella convinzione che le ricadute di immagine per il paese sarebbero state positive anche presso la comunità internazionale.

Intanto, l’arte asiatica ha raggiunto quasi il 40% del fatturato mondiale delle case d’asta. La percentuale è sicuramente inferiore per quanto riguarda le grandi fiere, ma il recente successo di Hong Kong lascia ipotizzare nuovi scenari anche in questo settore del mercato.

Poche settimane fa, ci raccontava stupefatto il direttore di una consolidata ed autorevole Casa tedesca, nella ricca e provinciale Svevia, “la prima vendita significativa interamente dedicata all’arte asiatica ha generato il record di fatturato di 16 milioni di Euro, a fronte dei 4 milioni normalmente incassati dalle sessioni trimestrali dedicate all’arte occidentale.”. La sala era gremita da investitori festanti e molti lotti sono stati acquisiti da compratori europei.  Eppure, la maggior parte delle opere battute proveniva da un’asta locale che ebbe luogo nel 1950: in quella occasione gli artefatti, rimasti per lo più invenduti, erano stati acquistati in blocco da un unico, giovane collezionista lungimirante, che sessant’anni dopo aveva deciso di rimetterli in asta…un bell’assegno di vecchiaia!

Chiudiamo dedicando qualche malinconico commento al mercato italiano, che si appresta ad archiviare un primo semestre complessivamente incolore.

L’Italia è l’unico paese al mondo fermo al fatturato del 2001. La domanda è priva di direzione e nessun comparto collezionistico offre indicazioni significative di ripresa, in un quadro caratterizzato da una leggera crescita dei volumi ed un leggero calo delle quotazioni. Nessuna Casa d’aste ha raggiunto nel 2010 la massa di fatturato che gli standard internazionali definiscono medio-alti, ed uno dei nomi più storici e conosciuti è al bivio tra ricapitalizzazione o chiusura. Occorrerebbe una seria ed incisiva politica di incentivi fiscali per gli investimenti in arte: si seguiranno con attenzione le iniziative del nuovo titolare del MIBAC per darvene notizia, auspicando che l’esempio seguito sia quello di Pechino e non dell’Aia, che ha innalzato l’IVA sulle transazioni in opere d’arte…

Nel frattempo, le nostre Case d’asta annunciano il potenziamento dei dipartimenti delle arti orientali e, sulla scia delle consorelle europee, un fitto calendario di vendite autunnali dedicate all’antiquariato asiatico: sarà questo il segmento di mercato che avvierà la ripresa in Italia?

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L’autore

Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci. Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.
Alex Tarissi, economista di formazione, già responsabile della comunicazione e delle strategie commerciali internazionali di aziende del settore delle telecomunicazioni e della televisione (Italcable, Telecom Italia, Sky Italia), è oggi un consulente indipendente attivo nel settore dell'Arte. Cura, in collaborazione con Laura Traversi, la nostra sezione dedicata al Mercato e alle Aste, un nuovo servizio che "art a part of cult(ure)" offre ai suoi lettori.

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