E’ stato l’artista dei Corpi: di un espressionismo iconico poderoso capace di scuotere le coscienze del suo tempo e di tanti altri a venire.
Se ne è andato a 88 anni (luglio 2011), dopo una breve malattia, a Londra.
Uomo dal carattere non facile e dalla vita intensa – più matrimoni, tanti figli, legittimi o meno, veri e presunti – e votata alla pittura, Lucian Freud era reduce da una grande, importante mostra al Centre Pompidou a Parigi, che lo aveva degnamente acclamato (primavera 2010), e stava preparando la sua grande retrospettiva londinese che si terrà in occasione delle Olimpiadi.
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Nato a Berlino nel 1922 da famiglia culturalmente ben attrezzata – padre architetto, ebreo, madre artista – e con un nonno paterno celebre e ingombrante come Sigmund Freud, ebbe in Londra la sua città d’elezione; dal 1933, durante l’ascesa del nazismo, i Freud vi riparano e la nuova Nazione li naturalizza qualche anno dopo; celebra presto il 29enne giovane artista, nel 1954, con l’invito alla XXVII Biennale di Venezia: qui si contenderà la palma dei più grandi della Gran Bretagna con Ben Nicholson e Francis Bacon.
Proprio l’incontro con quest’ultimo sarà determinante per Freud che farà tesoro della lezione del collega, più grande di lui di 13 anni e già noto, traducendo le tensioni e le torsioni d’anima dell’amico in figurazione personalissima: più dettagliata ma altrettanto dura, spietata, disturbata e disturbante; la frase di Bacon “Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito” ben si attaglia, a suo modo, anche a Freud.
Attratto da artisti dal forte segno pittorico e dal linguaggio introspettivo e realistico, onesto sino all’impietoso, guarda, quindi, oltre che a Bacon, ad artisti come Edward Hopper, del quale sembra apprezzare la silente, inquietante immobilità dei personaggi e quella sospensione spazio-temporale che pone le sue panoramiche nell’inattuale, quindi nell’universale, nel perennemente contemporaneo. Dove anche le opere di Freud dimorano… Parallelamente, il nostro artista tedesco-inglese rivolge lo sguardo più indietro, a quel neorealismo d’impegno dell’Espressionismo tedesco, bollato dal Nazismo come “arte degenerata”. Kokoschka ma anche George Grosz, Otto Dix, Conrad Felixmüller, Christian Shad, Karl Hubbuch, Wilhelm Schnarrenberger, Georg Scholz sono, con la pittura di Camille Corot – quella delle figure immaginate, più indagate psicologicamente –, con le volumetriche, calibratissime, reiterate composizioni di Paul Cezanne e con la lucidità di un Jan Vermeer punti di riferimento metabolizzati nella sua ricerca che si rafforza affacciandosi sul suo mondo più profano.
Disse: “Voglio che la pittura sia carne”. E così fu. Tanta carne, eccedente e cadente, oppure quasi disseccata, di animali domestici carenti di vitalità, di giovinezze inconsapevoli o malsane, di vecchia al termine della notte, quasi ritratti farseschi, di amici e committenti ai quali e dei quali non nascondere nulla, a costo di far(si) male. Crudezza di una pittura alla ricerca dei nervi scoperti della Storia, della pelle più vera occultata sotto un primo strato di borghesissima reticenza.
Freud operava in quell’indistinto confine tra realtà e verità ma la differenza la conosceva bene e la sapeva proporre: “la Verità è un elemento di rivelazione” considerò, ed aveva ragione. Una rivelazione inclemente con una deriva, accennata ma costante, di intensa empatia, però: di chi non giudica da fuori ma è parte di quell’universo che volente o nolente è chiamato a testimoniare. Con colori, contorni e dettagli che hanno creato scuola. Certamente Jenny Seville e molti YBA, per non parlare dei tanti bravi o cattivi pittori figurativi italiani, si sono nutriti di una lezione, la sua, che aveva dato luogo, con sodali come Bacon, Hockney e altri, a un rinnovamento della pittura che terrà testa anche a una sua marginalizzazione negli anni Settanta – brodo di altre teorie, di concettualismi e dematerializzazioni dell’opera –, riuscendone rafforzata meno di un decennio dopo. Marcando, anche, nonostante il suo essere profondamente, matericamente pittura-pittura, non solo un’attenzione ma un legame con il linguaggio fotografico di grande lungimiranza.
Era uno spirito irrequieto, Lucian, ma un artista sicuro della sua arte e della sua capacità di dover “essere coraggioso, tenero, libero di spirito e capace di mettere in dubbio tutto”, come ogni grande artista dovrebbe voler e saper fare. La Storia dell’Arte, rispetto al Sistema dell’Arte, non ne è poi così piena.













Barbara Martusciello è nata a Roma dove vive e lavora; dopo la Laurea in Storia dell’Arte alla Facoltà di Lettere a La Sapienza, Roma, affina la propria formazione sul campo curando per alcuni anni Arte Fuori Circuito (1993-94-95), serie di mostre, eventi e incontri d’arte che riattivarono a Roma sia l’uso di spazi alternativi dedicati alle arti visive, sia al confronto tra protagonisti del Sistema dell’Arte. Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente, è particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti, ai nuovi linguaggi, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove anche attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica" pubblicando articoli su una quindicina di riviste di settore, su magazine tra i quali "Time Out" e un approfondimento sul quotidiano “Gli Altri”. Ha diretto Gallerie d’arte contemporanea, gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa e monografie su Renato Mambor (C. Maretti edit., Cesena); ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit. (Roma, 2009) e una prefazione-saggio in Lebbeus Woods. Guerra e Architettura di M. Ercolani (Deleyva edit., 2012). Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha inoltre condotto singole Lesson all’interno di: Racconti di Storia dell'Arte, al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011), Visti da Vicino, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) e Un quadro un Autore, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (2013). Dal 2009 è titolare di cattedra all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture portando avanti un Progetto per la Divulgazione Permanente attraverso serie di lezioni su temi specifici che attraggano anche il grande pubblico (L’Amore nell’Arte; Il Corpo nell’Arte; Il Cibo nelle Arti Visive etc.). E’ co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Membro del comitato di critici della X Edizione del Premio Celeste 2013, ha contribuito alla formalizzazione ed è membro interno della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.











mi dispiace … semplicemente
un articolo che sembra un piccolo saggio di Storia dell’Arte.
Ho capito e apprezzato Freud meglio dopo averti letta.
Ti sono debitrice. Ti seguirò anche da lontano (sono in partenza. Meta: estera. Di corsa. Per vivere. Inevitabilmente). Un ringraziamento sentito.
F.
anzi: VI seguirò. Tutti! Ancora grazie di questo bel prodotto culturale.
Brava Barbara
Leonardo Da Vinci: «Farai la figura in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile.». Quella di Lucian Freud è laudibile sin nel profondo e scuote l’anima (scrive bene l’autrice) della Società in ogni tempo e non solo occidentale.
brava Barbara, grazie
non l’ho mai troppo amato, ma comprendo che è stato un eccellente pittore e un artista interessante, Storia dell’Arte in un mondo di piccoli uomini e mediocri artistucoli. In un momento di stanchezza e omologazione concettuale (e neo) appariva e appare molto più grande. Un articolo che lo puntualizza alla perfezione. Complimenti.
Vittorio Patanè Moilina
Bellissimo, Dottoressa, semplicemente perfetto e bellissimo. Commossi e grati.
navigando…. trovato…. ripassato…. sempre intensa lettura.
Paolo Ill.