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Videointervisa a Vik Muniz

Intervista in italiano

Vik perché hai scelto di copiare opere celebri realizzandole con materiali diversi?

Il mio lavoro si basa sul “riconoscimento” degli archetipi che fanno parte del vocabolario iconografico , immaginario e simbolico, che conosciamo in maniera maniacale. In questa mostra italiana infatti ho scelto di esporre classici dell’iconografia italiana. Ci sono immagini facili da riconoscere che fanno parte del nostro archivio mentale.

Ho letto che tu ti aspetti dallo spettatore un secondo livello di ricerca oltre al riconoscimento immediato dell’opera.

Sì! siccome noi vediamo alcune opere fino a non poterne più, passiamo istintivamente oltre l’immagine, non la vediamo più. Per esempio la madonna e il bambino. non si vedono più come una semplice immagine da guardare, ma si va subito al dettaglio: la stoffa, i vestiti. l’immagine diventa solo un veicolo per altre informazioni.

Vik MunizQuindi tu vuoi che lo spettatore sposti l’attenzione sul materiale?

Non solo sul materiale, ma, che dia attenzione  a dove al linguaggio iconografico si fonde con il materiale, quando lo guardi è ti accorgi che è stato traslato in un materiale differente in una scala e in una tecnica nuova, vedere l’immagine diventa una nuovo tipo di esperienza visuale.
C’è un vuoto semantico tra l’immagine che vediamo e quella che conosciamo. Questo spazio deve essere riempito, e ti chiedi come è stato fatto , quanto ci hanno messo ect.
Non solo lo guardi, ma pensi a come lo stai guardando

Tu chiedi allo spettatore di dedicare più attenzione all’opera?

Se glielo chiedi non lo farà mai, ma, devi sedurlo, rientra nel concetto dell’intrattenimento, se guarda è perchè è divertente scrutare, non puoi fermare l’interesse per i particolari, mentre di solito l’immagine si vede nell’insieme.

Che mi dici dei significati profondi nel tuo lavoro? Emozioni, sentimenti, concetti?

I miei lavori sono connessi con lo stato di percezione, dove si osserva come sono le figure messe insieme, c’è bellezza in questo. Il mio lavoro è lontano dall’emozione che è nell’immagine.

Vik MunizIn questi ultimi lavori, che vediamo in mostra, tu usi materiale di riciclo è questo il concetto su cui vuoi che noi riflettiamo?

Questo materiale è anche un elemento di convenienza, perchè è più facile trovare rifiuti che cose nuove, e costa meno.

Vik ci puoi descrivere uno dei tuoi lavori?

Più che il nuovo o vecchio a me interessa il rapporto “ergonomico” con la scala delle cose. Questo è un manichino, una ruota di un carro, un pneumatico, un cono per il traffico, tutti oggetti di cui noi riconosciamo immediatamente la misura, mettiamo in confronto le taglie con l’immagine e si crea un nuovo rapporto dinamico con l’opera, anzi anche la forma è nuova perchè cambia la prospettiva . infatti queste cose non sono state fotografate dall’alto ma da un angolo dato, per  ottenere questa immagine, tutta la composizione è stata creata posizionando gli oggetti secondo la prospettiva da uno specifico punto di vista. E’ una distorsione, come una anamorfosi, non sembra per niente così quando è sul pavimento, è molto allungata, non si riconosce che da un solo punto di vista virtuale della macchina fotografica. Si possono avere due tipi di lettura, una è vedere qualcosa di piatto, l’altro è vedere qualcosa che va in lontananza, che ha una prospettiva, rompendo, disturbando la lettura dell’immagine come già la conoscevi.

Ultima domanda: l’arte può concorrere a un mondo migliore?

L’arte fa le persone più sensibili, percettive, più sensuali, nel processo di umanizzazione, l’arte aggiunge valore alla vita. L’arte mette in contatto  con il profondo. Si capisce attraverso l’insegnamento più si comprende la bellezza, la bellezza di quello che ci circonda, ci sono cose bellissime, più si da valore alla nostra stessa vita.

Mostra Vik Muniz

  • titolo: matrici italiane
  • 25 novembre -16 dicembre 2011
  • Galleria Cortona, palazzo Pamphilj
  • piazza Navona 14 Roma
  • ingresso gratuito
  • merc-ven 16.00-19.00
  • cura di Claudia M.Abreu

Videointervista a Vik Muniz
a cura di Giovanna Sarno
operatore Federico Riva

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