Come afferma Ernesto Francalanci nel suo saggio Estetica degli oggetti (2006), “la scomparsa del velo poetico che allontana le cose da uno sguardo eccessivamente profano, è imprescindibilmente legata alla messa in crisi del pensiero spirituale”. Oggi il velo è stato strappato, le tensioni e le preoccupazioni metafisiche, simboliste e spirituali moderne disinnescate in favore di un postmoderno approccio binario della percezione del mondo circostante investendo, di conseguenza, il pensiero e l’azione dell’uomo che si muove all’interno di un nuovo scenario o “società liquida” così come la definisce il filosofo Zygmund Bauman. La messa in crisi delle religioni e delle ideologie che hanno dominato tutta la cultura dei secoli passati ha creato un’altra epica leggendaria fatta di nuove guide spirituali, altrettanto nuovi eroi e santi che calcano palchi da rockstar, che scendono in campo in calzoni corti correndo dietro ad una palla, esibendosi quindi in liturgie contemporanee od offrendo nuove ritualità:e come caratteristica che gli accomuna, hanno il dono dell’infallibilità e insindacabilità dividendo l’umanità in adoratori e detrattori, rispettando sorprendentemente la modalità binaria che muove ormai una società massicciamente informatizzata.
Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.
Le zone grigie o zone d’ombra sono poco rappresentate in una società siffatta e ritenute di un pensiero marginale, scorie di una visone di un mondo non omologabile. Uno di questi fenomeni epico-leggendari, anche se sicuramente più raffinato e interessante, collocato in uno scenario impoverito dall’incapacità dell’uomo contemporaneo di poter ancora condividere un sogno, è stato – ed è, per la grande eredità che ha lasciato all’umanità – il personaggio Steve Jobs.
Alla sua scomparsa, il suo famoso discorso ai neo laureati dell’Università di Stanford di soli 15 minuti (gli stessi ritenuti sufficienti a Andy Warhol per diventare famosi), che si può condensare in ”Stay hugry, stay foolish”, ha creato per alcune settimane un fenomeno massmediale di enorme portata nella rete e nei social network dove forum e blog si sono infiammati tra suoi sostenitori incondizionati e i suoi denigratori, lasciando nel silenzio, appunto, la zona grigia: “The dark side of the moon”, ossia la parte oscura e negativa di Mr. Jobs contrapposta a quella difesa, ai limiti dell’idolatria, dai suoi fans. Forse era più semplice constatare che l’uomo Jobs è entrambe le cose: luce e buio. Del resto, anche Goethe affermò che “Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera.”
L’universo Apple col suffisso “i” (“io”), menzognero, che ancora ti fa pensare di poter scegliere e decidere qualcosa di te e della tua vita, e che ormai è in tasca di ogni individuo ipervitaminizzato della deflazionata e decadente società postcapitalista occidentale, in realtà contiene una parte di tecnologia esogena e di un sogno remoto che col progetto Apple e che con Steve Jobs non ha niente a che fare.
Siamo nel lontano 1979 in un’Inghilterra dove i conservatori vincono le elezioni, mandano al governo Margaret Thatcher e i Clash cantano London calling. Un giovane 23enne di nome Kane Kramer con un suo amico James Campbell di 21 anni, depositano un brevetto relativo ad un dispositivo capace di immagazzinare e riprodurre musica. Fin qui nulla di strano. La registrazione e la riproduzione su cassette magnetiche era alla portata di tutti e i primi Walkman della Sony erano stati messi sul mercato proprio in quell’anno. Grazie alla miniaturizzazione dei circuiti, il Walkman stava già per diventare un oggetto di culto da indossare per le giovani generazioni e la sua diffusione sarebbe diventata i brevissimo tempo planetaria. Ma i due ragazzi erano dei veri pionieri del sistema di immagazzinamento dei dati in formato digitale e realizzarono il primo registratore e riproduttore portatile digitale. Nasceva così |X| il primo lettore MP3 capace di immagazzinare 8 MB con una capacità di 3,5 di minuti di audio a disposizione: praticamente, la durata di una canzone. L’apparecchio aveva le dimensioni di una carta di credito con un piccolo display LCD e dei pulsanti intuitivi per la navigazione e per la regolazione del volume. Ma la cosa forse più sorprendente fu questa: Kane fu il primo a concepire l’idea di scaricare musica, dati, software e video utilizzando le linee telefoniche. Il brevetto UK n° 2115996 descrive come i contenuti potevano essere inseriti attraverso la rete telefonica. La copertura legale dell’invenzione rimase in vita fino al 1988 dopodiché diventò di proprietà pubblica. Nel frattempo fu prodotto in 5 prototipi ed uno fu presentato in una fiera commerciale nel mese di ottobre 1986 ma valutato come tecnologia senza futuro. Qualche anno dopo Campbell si ritirò dalla scena e Kramer non riuscì più a trovare £60.000 per il brevetto internazionale e aziende disposte a finanziare il miglioramento del dispositivo ed il conseguente rinnovo del brevetto.
L’idea di realizzare un dispositivo miniaturizzato da indossare che sostituisca la musica su cassetta sembra tramontato qui. Conosciamo tutti com’è andata a finire… La Apple nell’ottobre del 2001 presenta la prima generazione di iPod, ma quello che forse non tutti sanno è che, qualche anno dopo, nel 2008, Kane ricevette una telefonata dai legali dell’azienda di Cupertino che lo invitano a recarsi in California per fargli dichiarare la paternità della sua invenzione in una causa contro la Burst.com. Sembrava la svolta per Kramer.
L’azienda antagonista alla Apple rivendicava anch’essa la paternità dell’iPod e chiedeva $89 miliardi all’azienda di Cupertino. Kane Kramer, dopo 10 ore di deposizione e l’esibizione dei disegni originali, permise alla Apple di vincere la causa concludendo con l’avversaria un accordo extra-giuridico e si assicurò i diritti sull’iPod in un colpo solo, rimborsando però al signor Kramer soltanto le spese sostenute per il viaggio ed il pernottamento. Nel 2009 l’inventore ha cercato di avanzare una nuova richiesta nei confronti di Apple, che detiene ancora i suoi documenti, ma tutto ciò che ha ottenuto è soltanto un “compenso extra per il disturbo in tribunale”.
In una recente intervista rilasciata al “Daily Mail”, Kramer ha dichiarato quanto segue: “devo essere sincero, ero veramente felice: il mio contributo a un prodotto che ha avuto un immenso successo e ha cambiato l’industria musicale è stato finalmente riconosciuto”. Una magra consolazione, forse. Il padre dell’ iPod e di iTunes, oggi 56enne, qualche anno fa ha dovuto chiudere la sua azienda di arredamenti, vendere casa e trasferirsi, con la moglie Lorraine e i 3 figli in una casa presa in affitto. Al contrario, si stima che dal 2001 sono stati venduti centinaia di milioni di iPod con un ritmo di 100 iPod ogni minuto e 3 milioni di canzoni al giorno tramite iTunes. Ora Kramer sta negoziando con la Apple dei risarcimenti che coprano almeno il design dell’iPod: “Non mi posso permettere nemmeno un iPod: la Apple me ne ha regalato uno ma si è rotto dopo otto mesi”, ha spiegato con una battuta. Al momento, infatti, Kane ha ricevuto solo quell’assegno per la “consulenza” svolta nell’occasione della causa contro la Burst.com.
Ma egli è un irriducibile visionario e crede ancora che la tecnologia possa aiutare l’uomo a migliorare il mondo; dichiara di avere pronta un’invenzione ancora più rivoluzionaria dell’iPod: Monicall, un software che registra le conversazioni telefoniche e le spedisce automaticamente via mail in allegato. Spiega lo stesso Kramer: “Velocizzerà tutte le trattative d’affari. Si potrà concludere un accordo per telefono e dopo 30 secondi ecco che arriva il file sul computer”. Questa volta auguriamo tutti a Mr. Kramer di attuare tutte le tutele possibili perché questa invenzione gli renda finalmente la giustizia che merita e anche una notevole soddisfazione economica.
Per quanto riguarda il discorso alla Stanford University di Jobs, chissà se quando pronunciava “stay hungry” non avesse in mente “la fame” che nel frattempo stesse patendo Kramer in uno sperduto villaggio nelle campagne dell’Hertfordshire.








Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.