Mapping 3D, iperinvestimento degli aspetti scenici visivi, workshop sulla costruzione di un synth Mute e la sfida lanciata ad un gruppo di hacker affiancati da artisti che in 24 ore dovranno costruire la prossima generazione di applicazioni musicali, le nuove coordinate di Sónar Festival. Coordinate che si affiancano alla solida e collaudata formula di live e dj-set, sperimentali durante il Sónar by Day e più club-oriented nella versione notturna (Sónar by Night appunto) che costituiscono lo zoccolo duro della rassegna ormai da 19 anni. Fin qui quasi nulla di nuovo sul fronte occidentale e forse questa non è cosa proprio positiva.
Intendiamoci, il Sónar è uno dei maggiori festival di musica elettronica mondiale, in quella settimana Barcellona diventa Berlino, Detroit, Chicago e Londra in un sol colpo, le etichette di settore vi si danno appuntamento ed anche non partecipando all’evento organizzano dei party alternativi con le loro scuderie al completo (il cosiddetto Sónar Off) insomma, non andarci è una mossa francamente priva di senso per qualsiasi amante del genere ma… ma ci ha abituato troppo bene. Ci ha abituato al rinnovamento ad ogni edizione, ci ha abituato a mostrarci quelli che saranno gli artisti sulla bocca di tutti nella stagione successiva, ci ha abituato ad essere termometro ed anticipatore delle nuove direzioni nel mondo dell’elettronica, ci ha abituato a cose che quest’anno si trasformano in una serie di aspettative disattese.
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Sul piano logistico/sociale va registrato che l’organizzazione si è fatta carico della situazione di difficoltà economica più generalizzata del proprio pubblico proponendo di acquistare l’abbonamento in due rate – la cosa funzionava entro il 31 marzo-, mossa in controtendenza rispetto alle dichiarazioni effettuate in conferenza stampa all’edizione 2011 (“noi non risentiamo della crisi perché le persone rinunciano semmai ad un bene piuttosto che ad un’esperienza”) e che è evidentemente frutto di una necessità – quella di fare i conti in tasca al pubblico quando si organizzano degli eventi – non più procrastinabile. Detto questo e fatti i giusti distinguo, il piatto principale è il solito, di gran qualità, ma il solito. Deadmau5, Fat Boy Slim, New Order e The Roots i grandi nomi del circuito mainstream; Amon Tobin, Flying Lotus, Squarepusher i volti noti di casa Warp e Ninja Tune; Mouse On Mars a portare l’ultimo lavoro prodotto dopo 7 anni di silenzio per Monkeytown, l’etichetta dei Modeselektor, anch’essi presenti; Austra, Deadalus, Friendly Fires, Hot Chip e Metronomy a rappresentare la frangia di artisti che ibridano l’electro-pop d’influenze, le più varie, dal punk-funk al folk all’ambient; Azari & III, Julio Bashmore, Maya Jane Coles, Nina Kraviz e The 2 Bears i nomi dell’house e deep-house a dominare i dance-floor di questa edizione contendendo lo scettro agli immancabili riferimenti della minimal e della tech-house quali Luciano, Richie Hawtin e Laurent Garnier, qui in versione L.B.S.; il battitore libero della slow-disco Nicolas Jaar; i grandi saggi della disco James Murphy e Dj Harvey; gli hype del 2012, quali Lana Del Rey (giuro che, dopo la sua performance malferma al Saturday Night Live in gennaio ed il suo album estremamente povero fatti salvi i tre singoli, m’aspettavo sparisse) e Totally Enormous Extinct Dinosaur, già latore di chicchette quali Garden anni or sono – ora però commento sonoro di una pubblicità per smartphone e quindi ufficialmente pop – ed in uscita con il suo primo lavoro sulla lunga distanza; una micro compagine italiana composta dal duo Discodromo – scuderia Internasjonal, etichetta di Prins Thomas – ed Esperanza, trio che include l’ex allievo della Red Bull Music Academy Cécile; le donne della BBC di ieri e di oggi Annie Mac e Mary Anne Hobbs e la band costruita a tavolino dalla Native Instruments (l’azienda che licenzia il famoso software per dj, Traktor) Mostly Robot, capitanata da Jamie Lidell ed accompagnata dai visuals del collettivo Pfadfinderei a chiudere il cerchio (anche se giuro che mai mi sarei aspettata di trovare le spice girls della musica elettronica).
Ovviamente, come già detto, impossibile mancare, essendo presenti quest’anno anche con la curiosità di vedere come se la caverà il festival che deve fare i conti con un aumento di competitività arrivato proprio dal mediterraneo, visto l’affacciarsi sulla scena internazionale di una serie di happening croati (ne parliamo dettagliatamente nella prossima puntata, stay tuned) che pur orientandosi maggiormente all’aspetto clubbing dell’elettronica brillano già da qualche anno di luce propria.
Evitando di accanirci sul fatto che in tutto ciò l’Italia risulti la bella addormentata di turno as usual, ci auguriamo una sana sessione di turismo festivaliero… fuori penisola.














Alice Neglia è dj e music designer (attiva con il nome Oceanicmood). Fa parte del Collettivo/Netlabel Electronic Girsl.Collabora con l’Associazione L’Atalante Cinema per cui presenta film a Cineforum e Rassegne.








