La Cineteca Nazionale e la Casa del Cinema hanno presentato il libro-intervista “La luce necessaria” del direttore della fotografia Luca Bigazzi.
Un ‘significativo’ Luca Bigazzi, come ha introdotto il moderatore della serata il giornalista Enrico Magrelli, si è rivelato in tutta la sua filosofia di fronte ad un pubblico demi (metà vecchi affermati estimatori e metà ammirati giovani promesse).
L’editore Gianluca Tapinassi, residente a Dublino, ha spiegato che il progetto editoriale, di cui il presente libro è il primo, vuole dare voce agli artisti di ogni ambito. Sono videointerviste che si traducono in libri on line ed in ebook on demand, per ogni piattaforma multiculturale mediale, veicolate quindi con tutti i media possibili compresa la televisione.
Compito dell’introduzione alla padrona di Casa Cinema, Caterina d’Amico. “La fotografia di Luca Bigazzi cerca di restituire la verità, la naturalezza dello sguardo, l’essere diretti sulle cose che si riprendono… l’eccessiva grazia della realtà”. Ma è lo stesso autore che interviene dicendo che tutto è molto più semplice (e questo sarà il leit motiv della serata) e se ha inventato qualcosa è stato sempre al servizio della regia per accompagnare al meglio gli attori. Soprattutto, ha aggiunto la d’Amico, usando una duttile immaginazione, senza appoggiarsi a cose preesistenti. Ha mostrato una grande tenerezza per l’arte del recitare, una professione, come detto nel libro, non compresa ed apprezzata.
Per Bigazzi il grande pregio, in ogni campo è emergere e creare senza una scuola. La glorificazione dell’improvvisazione contro le regole stabilite. Assumere sempre un atteggiamento semplice ed allo stesso tempo magico. Ed a questa dialettica così innovativa si notava il fremito dei tanti giovani presenti. Insisteva poi Bigazzi nel voler portare un contributo di originalità al proprio paese, anche quando si lavora per stranieri (vedi Abbas Kiarostami).
Silvia Tarquini di Artdigiland sul piano della produzione digitale ha spiegato che il libro in vendita on line su amazon, sarà stampato solo on demand, quando qualcuno lo voglia, con risparmio di carta e secondo le nuove moderne linee editoriali. E Bigazzi è anche, per natura e filosofia il primo rappresentante del pubblico di fruitori.
Il moderatore Enrico Magrelli, parlando della teorica di Bigazzi su “una luce che sia plausibile” ha dato la parola al curatore del libro intervista Alberto Spadafora, fotografo e conduttore di corsi sulla fotografia. Il quale ha detto che se Vittorio Storaro molti anni fa ha cambiato il colore della fotografia, dopo tanto tempo, si ‘ritorna’ a parlare di fotografia, perché Bigazzi invece ha preferito aderire ad ogni film, senza stravolgerlo con le sue riprese, rendendolo più realista, con le giuste parola ‘a luce plausibile’. Bigazzi ha continuato che il film può essere bello (o ricco) o miserando (o povero), sia nel senso del budget che in quello della descrizione di ambienti (sono stati fatti esempi come This must be the place di Paolo Sorrentino, e come Morte di un matematico Napoletano di Mario Martone).
“Si può fare cinema solo con le condizioni date – ha detto Bigazzi – Il cinema si fa anche più interessante quando si fa con i mezzi che si hanno a disposizione. Io parlo sempre di leggerezza e del resto i mezzi tecnici inventati oggi, come il digitale, sono mezzi leggeri con molte possibilità. Lo spettatore è più interessato alle storie ed agli attori, per questo ho spesso girato con pellicole sensibili che mostrano la grana. Ma se si affrontano le storie con genuinità, i problemi anche senza conoscenza, vengono fuori film reali senza essere abbelliti.
Il libro intervista è composto di nove capitoli, con caratteri tecnici, artistici ed etici del lavoro di Luca Bigazzi sul set. In appendice i contributi di tanti artisti che hanno lavorato con lui. Ricordiamo quelli che non sono o saranno nominati: i registi Gianni Amelio, Ciprì e Maresco, Carlo Mazzacurati, Francesca Comencini, Antonio Capuano, Daniele Segre.
Il regista Giuseppe Piccioni ha ricordato che, al suo primo film, era risultato una specie di esordio, come per Bigazzi, che ormai ne aveva fatti altri. Entrambi stavano imparando ed anche imparavano a convivere. Nel secondo avevano imparato a capirsi, ma i risultati erano stati in entrambi i casi ottimi. Anche Fabrizio Bentivoglio, che ha lavorato molto come attore con Bigazzi alla fotografia e con lui ha diretto “Tipota” e “Lascia perdere Johnny” ha sottolineato il bisogno di Bigazzi di essere semplice ma scrupoloso e dentro la storia.
Con Silvio Soldini, Bigazzi aveva fatto il liceo, poi dopo il ritorno di Soldini da New York con il diploma in cinematografia, i due avevano sceneggiato e prodotto Paesaggio con figure premiato nei vari festival. Nel 1989 – come ha ricordato Soldini – con “L’aria serena dell’ovest”, secondo i critici, erano nati due nuovi autori del cinema italiano. “Mai fare un film – ha concluso Bigazzi – ma raccontare una storia per gli attori e per il pubblico. Uscire dalle pastoie produttive, riappropriandosi dei mezzi tecnici a disposizione, anche se pochi, per uscire dal condizionamento troppo pesante delle case di produzione realizzando (rivolgendosi ai giovani) le vostre idee anche con mezzi scarsi e con il vostro dilettantismo. Il cinema italiano ne ha solo da guadagnare”. Questa la filosofia del più più significativo direttore della fotografia in Italia oggi.

Pino Moroni è nato a Tarquinia, dove ora collabora con gli amministratori locali per la preparazione ed attuazione di attività e manifestazioni culturali, turistiche e sportive. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.








