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Restituito il Dalì rubato: storia di furti celeberrimi, dalla Gioconda ad altre sottrazioni

02 lug 2012
Barbara Martusciello
3

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I furti di opere d’arte sono purtroppo qualcosa che coinvolge, oltre al derubato se si tratta del proprietario – gallerista, collezionista o artista, solitamente – un’intera comunità e un pezzo di Storia dell’Arte. Rari ma non rarissimi – come nel caso delle sottrazioni di reperti archeologici in scavi abusivi e dolosi da parte dei tombaroli, ad esempio: all’ordine del giorno in terra italiana ma non solo -, con destrezza o scasso, questi reati non hanno nulla né di leggero né di romantico dato che finiscono per rimpinguare le casseforti di oscuri maniaci del possesso dell’Arte: qualcosa che con la conoscenza, il rispetto e l’amore c’entra assai poco.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Una delle versioni della Madonna di Munch
Tintoretto, autoritratto
Salvador Dalì,   Cartel des Don Juan Tenorio
Robert M. Edsel, The Monument Men, cover


Paul Getty Museum, Los Angeles
Paul Gauguin, Paesaggio tahitiano
panoramica allestimento Museo archeologico Olimpia ad Atene
Leonardi da Vinci, Madonna dei fusi


Henry Moore, Figura reclinata, 1969-70
Francisco Goya, Ritratto del Duca di Welligton
Benvenuto Cellini, Saliera di Francesco I particolare, Vienna, Kunsthistorisches Museum, 1543
Bambinello di Santa Maria in Aracoeli, Roma





Talvolta, lo sguardo investigativo si è orientato, non sbagliando, verso lidi americani assai chiacchierati (il Paul Getty Museum, per esempio), altre anche verso i Paesi Arabi.

La Storia ci ricorda le spoliazioni di Napoleone Bonaparte e, secoli dopo, la deprecabile e sistematica barbarie nazista rivolta anche al patrimonio artistico europeo e solo in parte, nel tempo, recuperato e restituito ai legittimi proprietari o ai loro eredi. Sappiamo che più di cinque milioni di opere e oggetti d’arte sono stati sequestrati e portati via dal Terzo Reich (molti ad ebrei deportati) durante i primi anni della guerra. Molto di quello che è tornato a casa, moltissima archiviazione e certe informazioni sono merito del lavoro capillare e indefesso di un un filantropo americano, Robert M. Edsel, un vero “uomo-monumento”che ha raccontato questa la storia nel suo libro The Monument Men (che ha anche affascinato George Clooney e il suo co-sceneggiatore Grant Heslov per la realizzazione di un film).

Se una passata ma indicativa stima dell’FBI ci ha informati, nel 2006, che sono oltre 170 mila i pezzi tra dipinti, sculture, arazzi, mobili, gioielli e capolavori d’oreficeria rubati, tanto da andare a formare un immaginario, ipotetico “museo più grande del mondo”, le cifre da allora sono aumentate a dismisura, così come le banche dati dedicate. Già, perché  istituzioni come Art Loss Register o la più recente Swift-Find sono un deterrente autorevole per una disinvolta rivendita sul mercato di capolavori rubati, riuscendo a porre, come fanno, un qualche controllo su fiere e aste internazionali dove quelle opere potrebbero riaffacciarsi…

Qualche volta i furti sono anomali e con un finale positivo, spunto per successive mitizzazioni, o comunque per narrazioni, tanto che ancora oggi, nonostante l’illegalità portante della storia, avvincono.

Pensiamo, ad esempio, al celeberrimo furto della Gioconda, la Monna Lisa di Leonardo da Vinci sottratta in maniera sin troppo facile dall’imbianchino italiano, di stanza a Parigi, il dumenzese Vincenzo Peruggia, che la conservò, non senza dubbi mai chiariti e complicità mai provate, nel doppio fondo di una valigia custodita nella sua modesta stanza d’albergo, al n. 5 di rue de l’Hôpital Saint-Louis. Il fattaccio venne scoperto il 21 agosto del 1911 alle 8 del mattino, quando il copista autorizzato, Louis Béroud, se ne avvide con sgomento e allarmò i responsabili del Museo tra i più famosi al mondo: il Louvre di Parigi.

Dopo tre anni di indagini non proprio argute, avvenne il ritrovamento ma, va ricordato, non dopo episodi risibili e arresti improbabili:  l’8 settembre fu incarcerato Guillaume Apollinaire sospettato di complicità nella ruberia, e per questo fu fermato anche Pablo Picasso! Il motivo non è nobile: i due avevano avuto in loro possesso, in maniera non certo legale, alcune teste iberiche provenienti proprio dal colabrodo-Louvre e per questo individuati come possibili mandanti del ben più clamoroso furto. La storia che prelude al loro proscioglimento sarà motivo della frattura dell’amicizia proprio tra Apollinaire e Picasso.

Il processo al vero malfattore, Peruggia, si concluse con la sua condanna a un anno e quindici giorni di reclusione: a nulla valsero le scusanti che lo vollero mosso da furore patriottico indirizzato al recupero di un’opera d’arte italiana dagli approfittatori francesi. La tesi, oltre che alquanto traballante, non era suffragata da veridicità dato che il quadro - ma forse il il  ladruncolo italiano lo ignorava? –  fu venduta dallo stesso Leonardo a Francesco I nel 1517 (per quattromila scudi d’oro).

Furti eclatanti di opere d’Arte ne sono avvenuti molti, da allora, meno leggendari e più devastanti dal punto di vista della perdita di un Patrimonio artistico come bene comune. La nera lista è lunga e non sempre è possibile spuntare dall’elenco esempi di ritrovamenti, come nel caso di questi ultimi giorni: è infatti salita agli onori delle cronache la restituzione misteriosa del piccolo e preziosissimo olio su tela di Salvador Dalì, Cartel des Don Juan Tenorio rubato da una galleria americana.

Tra sparizioni che non vengono quasi nemmeno notate dall’opinione pubblica, come le tante dispersioni di quadri e manufatti preziosi dalle Chiese spesso di piccoli centri italiani o delle antiche tombe etrusche nelle tante aree archeologiche non tutelate del nostro Paese, o come le sottrazioni da parte dei turisti di frammenti dell’Appia Antica, del Colosseo, dei Fori a Roma  di Pompei ed Ercolano o della Valle dei Templi ad Agrigento – solo per citare i siti più noti – usati come souvenir e recentemente motivo di denuncia in Tg di tutti i canali Tv nazionali, la lista, abbiamo detto, è davvero lunga: spessissimo vi contribuisce il totale disinteresse da parte delle istituzioni per la tutela dei propri Beni Culturali; i propri dirigenti inadempienti sono rei quasi quanto chi questi furti li commissiona e li compie.

Ricordiamo anche, e  non a caso, come alcuni Musei internazionali si siano arricchiti e abbiano creato le proprie collezioni sulla pelle archeologica e artistica di altri Stati tra i quali il nostro, ribadendo qui la colpevolezza proprio di chi questi atti non li ha saputi prevedere e arginare in tempo come il suo ruolo e incarico avrebbe imposto. Talvolta, si tratta di vera  e propria connivenza; altre, di razzie imprevedibili.

Come nel caso di alcuni furti celebri, che qui ricordiamo, palesando con sgomento che, messi tutti uno di seguito all’altro, creano un’enorme colonna infame e una mappatura a dir poco desolante.

Era il lontano 1934 quando I giudici integri dei van Eyck furono trafugati dalla cattedrale di Gand: da allora sono spariti nel nulla. Come il bel Ritratto del Duca di Wellington.

Nel 1961 avvenne uno dei fatti dolosi forse più scandalosi della storia dei furti di opere d’arte. Alla National Gallery, infatti, fu rubato il bel quadro di Goya che immortalava il Duca di Wellington. L’opera aveva avuto una grande attenzione mediatica e non solo, evidentemente, quando il governo inglese si attivò per impedire che essa venisse venduta all’estero, finendo nelle mani del ricco collezionista americano Charles Wrightsman, per restare, invece, in Inghilterra. Sappiamo, purtroppo, come andò a finire…

Uno dei furti più gravi resta ancora quello perpetuato ai danni dell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo nell’ottobre 1969, con il distacco della Natività del Caravaggio, una grande tela rubata (da mandanti mafiosi?) e mai recuperata.

A Parigi, al Marmottan Museum furono sottratti nove quadri d’inestimabile valore; tra questi c’era il celeberrimo Impressioni al levar del sole di Claude Monet e al quale è legato lo stesso nome del movimento artistico francese dell’Impressionismo. Era il 1985  e ben sei anni dopo, nel 1991, le opere riapparvero, in una villa in Corsica, e furono recuperate.

Lo stesso anno avvenne forse la più grande razzia di opere d’arte al mondo, almeno in epoca contemporanea.  Alla vigilia di Natale e con il suo sistema di sicurezza guasto da ben 3 anni, il National Museum of Antropology messicano si vide depredare di ben 140 piccoli e medi manufatti preziosissimi tra cui oreficerie del popolo Maya e Azteco.

A Berlino sparì, durante una mostra alla Neue Nationalgalerie, con grande angoscia del proprietario, l’artista Lucien Freud, il suo piccolo Ritratto di Francis Bacon, suo vecchio e mai dimenticato amico. Dell’opera non si ebbero più notizie, nonostante le tante offerte in danaro disponibili per facilitare la restituzione.

Goya ed El Greco sono altre firme di capolavori volatilizzati: dal Museo Juan B. Castagnino di Rosario, in Argentina, nel 1987. Il dato ancor più incredibile è che, in questo caso, il ritrovamento è reso impossibile anche dalla totale mancanza di immagini delle opere!

Qualche tempo dopo è il Chacara do Ceu di Rio de Janeiro ad essere oggetto di cupidigia malavitosa: nel 1989 furono sottratte le prime importanti opere da questo museo che fu colpito anche anni dopo, duramente; stavolta, però, la rilevante refurtiva fu celermente ritrovata dalla Polizia.

Lo stesso anno sparì da un museo berlinese, e non si seppe più nulla de Il poeta povero di Carl Spitzweg.

Nel 1991, 74 anni dopo che il pittore l’aveva dipinta, è rubata una fra le più famose opere di Vincent Van Gogh: i Girasoli. Il furto, compreso di un’altra decina di quadri, avvenne presso il Van Gogh Museum di Amsterdam. Tutto fu ritrovato, però: in un’automobile parcheggiata per le vie della capitale dei Paesi Bassi.

Lo stesso anno avvenne un altro furto rocambolesco e doloroso per il Patrimonio artistico mondiale: de Il concerto, un olio su tela fra le opere più note del maestro olandese di Vermeer; della Dama e gentiluomo in nero e  La tempesta sul mare di Galilea, nonché di uno schizzo di Rembrandt; di cinque disegni e acquerelli di Degas e di una tela di Manet, Chez Tortoni. Avvenne una notte quando, con uno stratagemma, rapinatori travestiti da poliziotti si fecero aprire dai guardiani dell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston che furono subito immobilizzati e imbavagliati. Le opere trafugate non furono più ritrovate e nel museo ancora oggi sono appese al loro posto cornici vuote.

Il capolavoro l’Urlo di Edvard Munch è tra le opere che evidentemente deve aver turbato il sonno di tanti collezionisti-furfanti o solo di più o meno esperti rapinatori, se una delle sue versioni fu rubata nel 1994 alla National Gallery di Oslo e un’altra qualche anno dopo in un’altro Museo della città. Il primo disastro avvenne perché i ladri passarono da una finestra e furono aiutati dall’inadempienza della security che ignorò il suono dell’allarme tanto da dare ai malviventi persino il tempo di sbeffeggiarli con il biglietto: “grazie per la pessima sicurezza”. Lo sconcerto per l’azione durò alcuni mesi: l’opera fu recuperata così come avverrà per il secondo, successivo furto…

Nel 1998, a Roma - e questo lo rammento bene personalmente – furono rubate dalla GNAM- Galleria nazionale di arte moderna, due  tele rispettivamente di Vincent Van Gogh e di Paul Cézanne. Tra le piste seguite dagli inquirenti, quella della criminalità organizzata, con il coinvolgimento della Mala del Brenta (che voleva la liberazione del proprio capo, Felice Maniero), quella politica (della Falange armata), quella del furto su commissione. I quadri furono poi ritrovati a distanza di pochi mesi. Un altro finale a sorpresa e positivo, dunque.

Nel 2000 a Stoccolma, una rapina a mano armata al National Museum fu la causa della razzia di 3 tele che i malviventi portarle via salendo su una piccola imbarcazione ancorata vicino al museo. Le opere furono via via recuperate dalle forze dell’ordine. In questo, come in altri casi, fu sguinzagliata una rete d’intelligence internazionale. Dopo qualche traversia e un’irruzione, Conversazione con il giardiniere di Renoir tornò a casa, seguito dall’altro suo quadro, Giovane parigina e dall’Autoritratto di Rembrandt (nel 2005).

Durante un’importante mostra nel Museo del Paraguay, nel 2002 furono rubati ben cinque capolavori tra i quali alcuni dipinti di Murillo e di Tintoretto e in particolare un bell’Autoritratto del maestro veneto. In un periodo calcolato dalla polizia di circa due mesi, un gruppo di scassinatori bene organizzati scavò una galleria sotterranea dall’adiacente negozio vuoto preso ad hoc in affitto per portare avanti un colpo elencato tra quelli della “banda del buco”.

Il 2003 è un anno terribile per le razzie di opere e manufatti d’arte.

Pensiamo a quanti reperti di estremo interesse storico e artistico soni stati sottratti dall’inizio della guerra Usa-Iraq nel territorio iracheno, e alla costante ruberia (ed esportazione illegale) nel suo Museo Nazionale. Si stima che al 2003 ammontino a circa 15.000 i pezzi rubati, dei quali solo un terzo sono stati recuperati.

Mentre sempre nel 2003, in Italia, a  Pompei  avveniva il trafugamento di due splendidi affreschi (poi ritrovati e restaurati), in Scozia, nel castello del duca di Buccleuch fu una rapina a fare sparire uno dei capolavori attribuiti a Leonardo da Vinci, la Madonna dei fusi (1501), ritrovato quattro anni dopo a Glasgow e, dopo un lungo iter legale, tornato al legittimo proprietario.

Lo stesso anno, tra il 26 e il 27 aprile, alla Whitworth Gallery di Manchester avvenne un altro furto, misterioso: di Paesaggio tahitiano di Paul Gauguin, Fortificazioni di Parigi con case di Vincent Van Gogh e Povertà di Pablo Picasso. Le 3 magnifiche opere furono fatte ritrovare – arrotolate in un tubo di cartone e danneggiate – con una segnalazione anonima dagli stessi ladri che si diedero motivazioni ideologiche (o di concorrenza professionale per la carica di sorveglianza del Museo?): un biglietto, infatti, avvisava che la loro intenzione era quella “di evidenziare la debolezza della sicurezza”…

Data ancora 2003 un altro furto, incredibile, al Museo di Belle Arti di Vienna: quello della Saliera (1543) di Benvenuto Cellini, in lamierino d’oro e smalti, citata in tutti i manuali di storia dell’arte oltre che dell’oreficeria e ribattezzata “la Monna Lisa delle sculture”.  Era protetta da una teca di vetro anti-scasso e allarmata, ma evidentemente ciò non bastò. Il piccolo capolavoro fu infine ritrovato dopo tre anni di indagini: non si era allontanato troppo da casa perché era conservato nei dintorni della città.

ll Munchmuseet di Oslo (il Museo dedicato all’artista  Munch) subì una vera e propria rapina quando, nel 2004, due uomini armati e a volto ovviamente coperto, in pieno giorno e in orario d’apertura della struttura, fuggirono con una delle varie versioni del notissimo L’urlo e della magnifica La Madonna.  Fortunatamente, ancora una volta, le opere furono recuperate, seppure solo il 31 agosto 2006 e dopo ricerche spasmodiche e su scala internazionale.

Los tesso anno sparì da Versailles un bellissimo nudo femminile di Camille Claudel  e fu poi ritrovato nella Senna.

Non solo quadri e manufatti rientrano nella refurtiva d’arte: nei dintorni di  Londra, nel parco di 30 ettari adibito a spazio espositivo della Henry Moore Foundation, nella contea Hertfordshire, alla fine del 2005 fu rubata un’enorme scultura di Henry Moore: un bronzo del 1969-70 noto come Figura reclinata e dal peso di oltre due tonnellate (valore: circa 4 milioni di euro!). Come abbiano fatto ad allontanarsi indisturbati i ladri con tale refurtiva, sicuramente non asportabile sotto il braccio (ma con camion, a quanto si sa), è ancora un mistero…

Meno pesante ma altrettanto capitale la razzia che non risparmiò Rio de Janeiro nel 2006 e il suo Museo di Chacara do Ceu. Facilitati dai festeggiamenti del Carnevale che in Brasile distraggono e coinvolgono praticamente tutta la popolazione, nessuno escluso, uomini armati portarono via quadri importanti come Marino di Claude Monet, Due balconi di Salvador Dalì, I giardini di Lussemburgo di Henri Matisse e La danza di Pablo Picasso. I dipinti erano considerati le eccellenze del museo che, abbiamo detto, anni prima era stato oggetto di un altro furto eclatante: ma stavolta le opere non furono recuperate.

Ancora a Parigi, ma in una casa privata, precisamente della nipote di Picasso, Diana Widmaier-Picasso, nel febbraio del 2007, furono sottratti due importanti quadri del pittore spagnolo: Ritratto di Jacqueline (la Roque, seconda moglie dell’autore) del 1961, e Maya con la bambola, del 1938; il finale della storia sarà ancora una volta positivo perché le opere furono recuperate qualche mese dopo il furto, in tubi di cartone.

Nel 2008, a Zurigo, in circa 3 minuti e mezzo, tre uomini armati e mascherati depredarono il museo Buehrle di 4 tele impressioniste (valore: 112 milioni di euro, ma aggiornabile alle valutazioni attuali): Ramo di castagno in fiore (1890) di Vincent Van Gogh, Papaveri vicino a Vetheuil (1879) di Claude Monet, Il conte Lepic e le sue figlie  (1871) di Edgar Degas, Ragazzo con il gilet rosso (1888) di Paul Cézanne.

E’ storia di qualche mese (maggio 2012) fa il recupero del prezioso tesoro di San Michele Arcangelo rubato nell’abbazia di Procida tre anni fa.

Quando l’Arte e l’alta gioielleria si uniscono alla devozione le cose si complicano, come nel caso del famoso “bamboccino” della Chiesa di Santa Maria all’Ara Coeli a Roma. Qui c’era una piccola scultura di Gesù bambino fasciato di ex-voto e gioielli preziosi offerti in dono dai fedeli che ne riconoscevano nell’icona qualità miracolose. Sia come sia, la statuina, una copia di un primo originale – quello datato fine ’400 ed opera di un francescano, scomparse forse prima del ’700 o fu rubato in quel periodo dai francesi – era stata rubata altre volte in passato, ma quasi come un rapimento, nel senso che era stata alla fine sempre restituita. Il furto del 1994, però, fu l’ultimo.  Gli investigatori cercano ovunque, a Roma, anche seguendo piste terroristiche o mafiose, poi in Argentina. Ancora oggi il mistero resta irrisolto mentre in Chiesa è tornata una nuova copia.

Sempre restando nella cronaca – e in tempo di crisi – apprendiamo che da gennaio a oggi (2012) due sono stati i furti clamorosi in Grecia, ad Atene: uno alla Galleria Nazionale dove sono stati rubati due capolavori dei grandissimi Picasso e Piet Mondrian; l’altro al Museo archeologico di Olympia dove sono stati sottratti sessanta oggetti provenienti dal sito archeologico.

Se digitassimo in Internet ”Furti opere d’Arte” dovremmo inserire qui pagine e pagine di  elenchi di notizie correlate. Tra queste, citiamo come esempio positivo di buon lavoro di squadra investigativa,  il recupero di qualche giorno fa di un dipinto rinascimentale, due vasi, una pelike attica e una situla apula, una scultura in marmo di epoca romana e tre spartiti musicali miniati del XV e XVI secolo, rientrati in Italia grazie all’azione congiunta di Carabinieri e Ufficio Investigazioni americano (Hsi).

Un altro happy-end, ma più originale, è relativo al ritrovamento del già citato quadro di Salvador Dalì,  prelevato dalla Venus Gallery di Manhattan dove l’opera era esposta in una collettiva, e di proprietà  del collezionista-gallerista Adam Lindemann: il mal tolto, impacchettato a dovere, è tornato al mittente per… posta!

Ora noi sappiamo come sia reale il malfunzionamento delle Poste italiane, e come, in tempi di recessione, il caos possa più facilmente regnare sovrano e allentare l’attenzione al proprio territorio e ai suoi tesori; e sappiamo anche che la crisi, come l’estate, avanza, e che per molti arriveranno i licenziamenti mentre per altri le vacanze, per taluni la sopravvivenza e per altri la speculazione e il profitto… Ebbene: si chiudono case, casseforti, Musei con più accuratezza. Non si sa mai…, l’occasione fa l’uomo ladro, e l’Italia è già stata colpita abbastanza dai predoni dell’Arte, come dallo spread e dalle previsioni sbagliate (dolose, ad hoc?) di Standard and Poor’s.

3 Comments
  1. pino 3 luglio 2012 at 23:04

    Grazie per la dovizia di informazioni. Un doveroso ripasso su tante opere d’arte viste, da vedere o definitivamente mancate.

  2. Architettura&Design ammirati & partners 4 luglio 2012 at 08:26

    Grandioso lavoro di ricerca, composizione e analisi: ci complimentiamo. Lettura anche avvincente.

  3. Paolo 16 luglio 2012 at 09:46

    Ciao B.M., aggiornamenti:

    dopo il tuo ben documentato furto dell’enorme bronzo di Henry Moore (dicembre 2005, Reclining Figure, 1969-1970) ecco un nuovo furto che sembra uscito da un film di criminali all’inglese: un’altra scultura di Moore è stata trafugata dal giardino della sua casa-Fondazione nella contea inglese di Hertfordshire. Stavolta è stato più facile dato che “Sundial”, 1965 era una piccola opera rispetto a quell’altra: è di cm 56 centimetri, fatta con 2 parti di cerchio, tipo mezze lune opposte a formare una meridiana!! Credo che questo tuo articolo non lo finirai mai, è destinato ad allungarsi…

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L’autore

Barbara Martusciello è nata a Roma dove vive e lavora; dopo la Laurea in Storia dell’Arte alla Facoltà di Lettere a La Sapienza, Roma, affina la propria formazione sul campo curando per alcuni anni Arte Fuori Circuito (1993-94-95), serie di mostre, eventi e incontri d’arte che riattivarono a Roma sia l’uso di spazi alternativi dedicati alle arti visive, sia al confronto tra protagonisti del Sistema dell’Arte. Storico e Critico d’arte, Curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali, saggista e docente, è particolarmente attenta alla produzione delle giovani generazioni di artisti, ai nuovi linguaggi, alla sperimentazione italiana degli anni Sessanta e Settanta, alla fotografia, al crossover e alle contaminazioni linguistiche. Divulgatrice della cultura contemporanea e dell’arte, le promuove anche attraverso articoli, convegni, workshop, corsi e lezioni. Ha gestito e diretto riviste e webmagazine, collaborato a format televisivi e via Internet, scritto per i quotidiani "Paese Sera" e "Liberazione", per l'allegato culturale "Liberazione della Domenica" pubblicando articoli su una quindicina di riviste di settore, su magazine tra i quali "Time Out" e un approfondimento sul quotidiano “Gli Altri”. Ha diretto Gallerie d’arte contemporanea, gestito Associazioni culturali e organizzato più di 300 mostre in spazi pubblici e privati curando edizioni e cataloghi di artisti. Oltre al libro Arte&Successo (Maretti & Wilde Publisher edit., Cesena, 2002), ha scritto saggi sulle cyberinterazioni, sull'arte digitale, sulla fotografia, sul writing (Playground ediz., Roma), sul rapporto arte/grafica e comunicazione cinematografica (Mascherino edit., Roma), sull'arte e la politica anni Sessanta/Settanta (Liberazione, Roma), su Arte e Impresa e monografie su Renato Mambor (C. Maretti edit., Cesena); ha redatto due edizioni di Sottoterra, libelli sulle tendenze underground e le relazioni con artisti sperimentali degli anni Sessanta (Mario Schifano; Mimmo Rotella); un saggio in I Love Music sul rapporto Arte/Fotografia/Musica (2011); ha scritto monografie su artisti storici italiani degli anni Sessanta e Settanta, testi e libri su giovani emergenti. Ha anche pubblicato Osservatorio sul Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma per art a part of cult(ure) edit. (Roma, 2009) e una prefazione-saggio in Lebbeus Woods. Guerra e Architettura di M. Ercolani (Deleyva edit., 2012). Ha insegnato in diverse strutture sia pubbliche che private, in Corsi di Formazione-Comunità Europea, ha avuto più cattedre in Storia dell'Arte e in Storia della Fotografia all'Università Popolare Europea, all'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, alla Scuola Romana di Fotografia, entrambe a Roma, e ha collaborato con lo IED; ha inoltre condotto singole Lesson all’interno di: Racconti di Storia dell'Arte, al Museo della Centrale Montemartini Roma per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale (2011), Visti da Vicino, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma per il FAI (2012) e Un quadro un Autore, alla Gnam_ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (2013). Dal 2009 è titolare di cattedra all'Istituto Quasar - Design University Roma. Cura iniziative culturali, Seminari e la divulgazione per l'Associazione art a part of culture portando avanti un Progetto per la Divulgazione Permanente attraverso serie di lezioni su temi specifici che attraggano anche il grande pubblico (L’Amore nell’Arte; Il Corpo nell’Arte; Il Cibo nelle Arti Visive etc.). E’ co-fondatrice del webmagazine www.artapartofculture.net, del quale è anche editor in chief. Membro del comitato di critici della X Edizione del Premio Celeste 2013, ha contribuito alla formalizzazione ed è membro interno della Commissione DIVAG, Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano.

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